Milioni di credenti militano nell'esercito di Padre Kolbe (Seconda parte)

Intervista con padre Raffaele De Muro, direttore della cattedra Kolbiana al Seraphicum di Roma e Assistente Internazionale della Milizia dell'Immacolata

Roma, (Zenit.org) Renzo Allegri | 506 hits

La prima parte è stata pubblicata ieri, lunedì 5 agosto 2013.

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Un coetaneo di Kolbe racconta che fin dai primi anni di studi nel seminario francescano, Raimondo dimostrava una grande passione per la matematica, al punto da essere considerato un piccolo genio>>.

Padre De Muro: Aveva certamente delle doti intellettuali di prim’ordine. Il ragazzo apprendeva con voracità ed aveva appunto una predisposizione per la matematica.  I suoi compagni di scuola hanno raccontato che fantasticava, parlava di progetti  di voli spaziali, di razzi per raggiungere la luna. Tra le sue carte giovanili, abbiamo trovato dei disegni che sono progettini di un particolare velivolo pensato proprio per raggiungere la luna, e altri studi del genere. Dopo la sua morte, quelle carte sono state esaminate da esperti i quali hanno detto che il ragazzo aveva realmente delle doti notevolissime per diventare un ricercatore matematico.

Ma con il passare del tempo, Massimiliano ha trascurato le materie scientifiche per impegnarsi in quelle speculative. Prima ancora di essere ordinato sacerdote, i superiori, tenendo conto della sua spiccata intelligenza, lo inviarono a Roma dove rimase per sei anni laureandosi in Filosofia all’Università Gregoriana e in Teologia al Seraphicum. Venne ordinato sacerdote il 28 aprile 1918.

Fondò la “Milizia dell’Immacolata” nel 1917, quindi prima di diventare sacerdote. E la cosa sorprendente sta nel fatto che i suoi Superiori e anche le autorità ecclesiastiche gli diedero credito. In genere, i fondatori di Movimenti religiosi  sono persone di una certa età, esperti nella vita spirituale. Lui era un giovincello.

Padre De Muro: La fiducia che gli dimostrarono i superiori e le autorità ecclesiastiche  in una vicenda tanto delicata, è una ulteriore dimostrazione della maturità spirituale che già allora Massimiliano Kolbe aveva. La Chiesa e anche l’Ordine Francescano stavano  vivendo momenti difficili, causati dalla Prima guerra mondiale in corso. I Superiori hanno visto nel progetto di Massimiliano una intuizione geniale e pratica, che avrebbe certamente fatto molto del bene e l’hanno appoggiata.

Secondo lei, quali sono stati i punti fondamentali che hanno convinto anche la Chiesa a dare fiducia a Massimiliano e approvare il progetto della Milizia dell’Immacolata?

Padre De Muro: L’idea fondamentale della Milizia si basa sul concetto di “conversione”. Massimiliano era solito dire che il “milite” di questo movimento deve pensare per prima cosa a convertire se stesso, perché non si può cambiare gli altri se non cominciando da se stessi. In secondo luogo, il militante deve impegnarsi nel cercare di convertire all’amore di Dio il prossimo, cioè  le persone che ci stanno vicine, e poi quelle lontane, secondo lo spirito del Vangelo. Un cammino che parte, quindi, da se stessi, e poi si allarga alla missione. Intuizione semplice e molto umile, ma potente.

Nel 1917 Padre Massimiliano fonda la Milizia che due anni dopo, 1919, ottiene l’approvazione ecclesiastica. E subito Padre Massimiliano, per diffondere la sua idea, adotta mezzi di comunicazione d’avanguardia per quel tempo, come la stampa.

Padre De Muro:Come ho detto, possedeva una intelligenza vivace ed estremamente intuitiva. Fu un antesignano nell’utilizzare la stampa per diffondere le sue idee. Aveva capito che quel mezzo era il più efficace e il più veloce per arrivare a un pubblico vasto. Nel 1921 fondò il giornalino “Il cavaliere dell’Immacolata” che in poco tempo raggiunse  una diffusione vastissima. E fondò, in Polonia, la “Città dell’Immacolata”,  un centro operativo che si dedicava a fare il giornalino e altre pubblicazioni, a stamparlo, a realizzare  edizioni nelle varie lingue, a spedirlo, a tenere i contatti con i lettori. Una cittadella  abitata da mille frati, che, attraverso la stampa, raggiungevano una popolazione immensa sparsa per il mondo. Ad un certo momento il giornalino aveva una tiratura di due milioni di copie, cifra altissima per quel tempo. La città dell’Immacolata in Polonia è tuttora viva e operante, e, nello spirito di Padre Kolbe, ha allargato la sua attività a tutti i mezzi di comunicazione moderni.

Guardando le date della crescita della diffusione della Milizia dell’Immacolata,  si nota che Padre Kolbe agiva con una rapidità impressionante.

Padre De Muro: Era un uomo che pregava molto. Nella preghiera maturava le sue intuizioni. Quando aveva chiarito tutto dentro di sé, si rivolgeva ai superiori. Se i superiori condividevano, vedeva in questo la conferma che la sua intuizione era giusta e allora la sua azione diventava fulminea. Niente poteva fermarlo. Aveva l’urgenza evangelica della missione. Le idee non le teneva dentro di sé, diventava operativo immediatamente, sia pure con grande prudenza perché lo scopo ultimo era quello di servire la “Chiesa” e non di realizzare qualcosa di se stesso. Anche da ammalato ha affrontato viaggi faticosissimi. Andò a portare gli ideali della Milizia in Cina, in India, in Giappone, dove fondò una seconda città dell’Immacolata, che è ancora in piena attività.

La milizia è stata fondata nel 1917 e nello stesso anno ci furono le apparizioni della Madonna a Fatima. Ci sono relazioni tra i due eventi?  

Padre De Muro: Penso di sì. Si tratta di due eventi importanti per la vita della Chiesa, avvenuti in posti geografici diversi, ma legati tra di loro dalla presenza della Madonna, preoccupata per le condizioni della Chiesa e del mondo. A Fatima, la Madonna ha parlato dell’inferno, dei peccatori, delle guerre, del Comunismo e del calvario della Chiesa cattolica perseguitata.  A Roma, Massimiliano Kolbe ebbe l’idea della Milizia dopo aver assistito a una manifestazione contro il Papa organizzata da giovani appartenenti alla Massoneria. Un gruppo di questi fanatici aveva raggiunto Piazza San Pietro sventolando sotto le finestre del Papa una bandiera nera con l'effigie di San Michele Arcangelo sotto i piedi di Lucifero e la scritta: "Satana governerà in Vaticano e il Papa lo servirà come guardia svizzera". Kolbe rimase molto impressionato, e si chiedeva perché la Massoneria era così attiva, mentre i Cristiani restavano nell'ombra. Ne parlò con alcuni dei suoi compagni e nacque l’idea della Milizia. Una specie di chiamata alle armi per combattere i nemici di Dio e della Verità. Combattimento, però, inteso  non come una guerra, una divisione, una contrapposizione, ma  un combattimento pacifico, fatto di testimonianza della Verità e di “amore” per il prossimo e anche per i nemici, come insegna il Vangelo. Milizia, quindi, secondo lo spirito cavalleresco medievale, abbracciato anche da San Francesco.

[La terza ed ultima parte verrà pubblicata domani, mercoledì 7 agosto 2013]