Milioni di Euro spesi dall’Unione Europea per ridurre le nascite nei Paesi poveri

Intervista ad Assuntina Morresi, la quale ha curato una indagine sull’argomento

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ROMA, venerdì, 17 giugno 2005 (ZENIT.org).- Nel solo periodo tra il 1994 ed il 2001 l’Unione Europea ha speso ben 665 milioni di Euro per finanziare piani di riduzioni delle nascite, aborti, sterilizzazioni, programmi contraccettivi ecc. nei Paesi più poveri del mondo.



E’ quanto documentato nel libro “Contro il Cristianesimo – l’ONU e l’Unione Europea come nuova ideologia” (Edizioni Piemme, 210 pagine, Euro 11,50) scritto da Eugenia Roccella, Lucetta Scaraffia e con le appendici curate da Assuntina Morresi.

Per saperne di più ZENIT ha intervistato Assuntina Morresi, autrice di una indagine specifica volta a scoprire l’ammontare del denaro stanziato dall’UE e le organizzazioni cui era destinato.

Assuntina Morresi, docente di Chimica Fisica all’Università di Perugia, è attivamente impegnata nell’ambito della difesa dei diritti delle minoranze.

Nel libro "Contro il Cristianesimo - l'ONU e l'Unione Europea come nuova ideologia", lei ha
ricostruito la storia delle politiche per il controllo della popolazione dal 1946 al 2002. Può indicarci i punti più significativi?


Morresi: Cominciamo con il 1952, anno di nascita del Population Council e dell’IPPF ( Federazione Internazionale di Pianificazione Familiare ). Il primo è un centro di studi e ricerca sulla popolazione che fin dall’inizio ha una chiara impronta antinatalista ed eugenista: fondato da John D. Rockfeller III, e da Federick Osborne, che ne diviene il primo vicepresidente, definito, nel sito della Società Filosofica Americana come “il volto rispettabile della ricerca eugenetica nel periodo successivo alla guerra mondiale”.

La messa in pratica delle teorie del controllo delle nascite e della pianificazione familiare è invece a cura della IPPF, nata dalla federazione di otto associazioni nazionali di pianificazione familiare, quasi tutte di origine eugenista, e presieduta da Margaret Sanger, aderente alla Società Eugenetica Americana e pioniera del movimento per il controllo delle nascite.

Nel 1968 alla Conferenza Internazionale sui Diritti Umani delle Nazioni Unite, a Teheran, il diritto alla pianificazione familiare viene annoverato fra i diritti umani e nel 1974, alla Conferenza ONU sulla popolazione mondiale a Bucarest, la parola ‘genitori’, usata nella Dichiarazione di Teheran per definire la pianificazione familiare, viene sostituita con ‘persone’, a sottolineare l’individualità della procreazione.

Nel 1975 la I Conferenza Mondiale della Donna, a Mexico City, apre quello che l’ONU definisce il Decennio della Donna, che si concluderà nel 1985 con la III Conferenza Mondiale della Donna, a Nairobi, nella quale si introduce il concetto di sviluppo visto esplicitamente dal punto di vista delle donne.

Dal 1992 al 1995 tre conferenze internazionali ONU segnano una svolta: nel documento finale della Conferenza di Rio de Janeiro su Ambiente e sviluppo, o Summit della Terra, nel 1992, viene espresso il concetto di sviluppo sostenibile, attraverso la promozione di appropriate politiche demografiche.

Nel 1994 al Cairo si tiene la Conferenza Internazionale sulla Popolazione e Sviluppo, in cui si definiscono i concetti di salute riproduttiva e diritti riproduttivi, che saranno poi ripresi e fatti propri nella IV Conferenza Mondiale della Donna, l’anno successivo, a Pechino.

Sviluppo sostenibile, ma soprattutto salute riproduttiva e diritti riproduttivi sono le parole d’ordine delle recenti politiche demografiche delle principali agenzie ONU e attualmente anche di molte risoluzioni dell’Unione Europea. Il saggio di Eugenia Roccella nel libro “Contro il Cristianesimo” approfondisce il significato di questi termini.

Secondo quanto da lei scritto la Federazione Internazionale di Pianificazione Familiare (IPPF) svolge un ruolo cruciale nell’ideazione e diffusione di aborti, sterilizzazioni, programmi contraccettivi...Ci spiega come e perché l'IPPF dispone di tanta influenza?

Morresi: Ricordo che l’IPPF è una Federazione internazionale, nata da associazioni di pianificazione familiare nazionali preesistenti, la cui principale attività era nell’ambito del controllo delle nascite, cioè nell’ambito della contraccezione. Si aprono cliniche esplicitamente dedicate al controllo delle nascite: la prima risale al 1885, ad Amsterdam, ad opera di Aletta Jacobs, aderente alla Società Neomaltusiana Olandese.

Contraccettivi e cliniche significano, semplicemente, denaro. Tanto denaro. Margaret Sanger, fondatrice dell’IPPF e principale esponente del movimento del controllo delle nascite negli Stati Uniti, era al centro di un fiorente commercio internazionale di contraccettivi, che coinvolgeva anche il Giappone.

La clinica guidata da Margaret Sanger dal 1940 al 1962 è stata il più grande centro di controllo delle nascite e di fertilità del mondo: si prescrivevano diaframmi, gel spermicida, IUD e poi, dal 1961, la pillola: fu proprio la Sanger a procurare i finanziamenti (in tutto due milioni di dollari, anche tramite la Planned Parenthood of America) a Gregory Pincus per la ricerca sulla pillola anovulante.

Il mercato della contraccezione è intrinsecamente illimitato. Per questo molti sono i nomi noti della finanza internazionale coinvolti nell’IPPF: all’inizio ci sono Canergie, Gamble, Vanderbilt, Brush, e poi Rockfeller, per arrivare ai Ted Turner, Bill and Melinda Gates, Hewlett Packards. L’accreditamento presso le principali agenzie ONU è stato quindi inevitabile, viste anche le affinità ideologiche con alcune figure di spicco della burocrazia internazionale.

La logica conseguenza di tutto questo è stata la partecipazione dell’IPPF e delle associazioni affiliate a progetti nazionali e internazionali riguardanti servizi sanitari legati alla salute delle donne, alla contraccezione, alla gravidanza, all’aborto, alla prevenzione e cura delle malattie sessualmente trasmesse, che, negli ultimi anni, includono anche l’AIDS. Un mercato immenso, unito ad una penetrazione notevole negli organismi internazionali: spesso i principali dirigenti IPPF hanno avuto incarichi direttivi in agenzie internazionali (e viceversa), il che significa la possibilità di influenzarne le politiche.

Dal 2001, l'Amministrazione Statunitense guidata da George W. Bush si è rifiutata di sostenere i programmi di pianificazione familiare ed ha negato i fondi pubblici all'IPPF e all'UNFPA (Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite), mentre l'Unione Europea, con Romano Prodi come Commissario, ha incrementato il sostegno finanziario per politiche di riduzioni delle nascite. Quanto e come ha speso l'UE in programmi di controllo delle nascite?

Morresi: Credo che a questa domanda sia quasi impossibile rispondere con precisione: difficilmente i programmi di controllo delle nascite dichiarano di essere tali. Spesso sono diciture come “salute riproduttiva” o “diritti riproduttivi” a celare programmi antinatalisti. Nel dibattito parlamentare sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2003 (rel. De Kaiser), viene affermato “Dal 1994 la Commissione è diventata uno dei maggiori partner nell’affrontare le esigenze di salute riproduttiva nei paesi in via di sviluppo, nel quadro degli obiettivi concordati alla Conferenza internazionale dell’ONU sulla popolazione e lo sviluppo svoltasi al Cairo dieci anni fa. Nel periodo compreso tra tale conferenza e il 2001 abbiamo stanziato oltre 655 milioni di euro per assistenza esterna esplicitamente destinata alla pianificazione familiare, alla salute riproduttiva, alla maternità sicura, all’HIV/AIDS e alla politica e alla gestione demografiche”.

Nel marzo 2003 il Deputato europeo Dana Scallon chiese ufficialmente alla Commissione l’elenco dei progetti finanziati dalla Commissione stessa nel campo della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi e nell’ambito delle questioni demografiche, limitatamente ai cinque anni precedenti. Il Commissario Paul Nielson trasmise una prima lista di 38 progetti finanziati dal 1998 al 2002 sulla linea di bilancio creata appositamente (B7-6312), con relativo dettaglio dei costi e del finanziamento comunitario, ed una seconda lista di progetti a cofinanziamento di azioni in collaborazione con ONG del settore, inseriti nella linea di bilancio B7-6312. Le due liste non erano esaustive di tutti i progetti in corso nel settore dei diritti e della salute riproduttiva.

Non le sembra paradossale che queste politiche siano state attuate, quando a capo della Commissione Europea c'era Romano Prodi, il quale si dichiara cattolico praticante?

Morresi: Come abbiamo visto, cospicui finanziamenti in questo settore sono stati erogati dalla Commissione Europea fin dal 1994. Paradossale è il fatto che proprio durante la Presidenza Prodi siano stati esplicitamente erogati ulteriori finanziamenti oltre a quelli già previsti: per esempio 32 milioni di euro - nel 2002 - per un programma attuato per due terzi dall’UNFPA e per un terzo dall’IPPF.

L’obiettivo ufficiale era “migliorare la capacità di fornire servizi basilari connessi alla salute riproduttiva delle comunità vulnerabili e scarsamente servite” in 22 dei paesi più poveri di Africa, Carabi e Pacifico. Questo accordo però veniva firmato proprio per rifondere in qualche modo UNFPA e IPPF del denaro negato dall’amministrazione Bush, la quale non permette che vengano utilizzati fondi pubblici per attività connesse a procedure abortive.

Non era necessario essere cattolici per avviare almeno una indagine sull’uso effettivo di fondi dei progetti internazionali, viste le accuse rivolte dall’amministrazione americana all’IPPF e all’UNFPA.