Misericordia: la speranza che supera il male

Don Gesualdo De Luca, docente di Teologia sistematica, spiega le ragioni della Misericordia di Gesù, come narrata nel Vangelo di Luca, e racconta il suo servizio di amore con giovani sordomuti

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 434 hits

Perché di fronte alla morte, alla sofferenza, alla croce, i  cristiani parlano della Misericordia di Dio? Che significato assumono nel Vangelo parole come perdono, carità compassione, umiltà? In che modo e perché i cristiani parlano di una legge divina che si dice vera e caritatevole? Come si fa a comprendere e interpretare la vita secondo il principio della Misericordia? E come si fa a rimanere in pace di fronte a colpi del male come le offese, le ingiustizie, le falsità, le meschinità, la violenza?

Don Gesualdo De Luca, docente di Teologia sistematica, vicario episcopale della Diocesi di Catanzaro-Squillace, parroco e assistente ecclesiastico calabro del movimento Apostolico, ha cercato di rispondere a queste ed altre domande con il libro “La Misericordia di Gesù. Percorsi di umanesimo nel Vangelo di Luca” edito dalla Libreria Editrice Vaticana (LEV).

Riflettendo sul Vangelo di Luca, don Gesualdo è arrivato alla conclusione che il tema della misericordia e gli argomenti correlati, quali amore, carità, riconciliazione, compassione, sono le pietre di una strada che conduce all'umanesimo cristiano. La finalità del libro del sacerdote è quella di individuare modelli concreti per un rinnovato umanesimo come servizio di evangelizzazione, inculturazione della fede ed educazione. Inoltre con papa Francesco il tema della Misericordia è diventato di scottante attualità. Per cercare di comprendere meglio e più profondamente il significato della Misericordia di Dio ZENIT ha intervistato don De Luca.

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Quali sono le ragioni che l’hanno spinta a pubblicare un libro sulla Misericordia di Gesù?

Don De Luca: I motivi della scelta di questo tema sono tanti. La nostra società, caratterizzata da un’emergenza umanitaria senza pari, sente l’urgenza di riconciliazione, pace e ritorno alla comunione. Ha bisogno di ritrovare un umanesimo cristiano. Il Santo Padre Francesco ci sollecita a sperimentare la misericordia del Padre; la Chiesa italiana – secondo la prospettiva del Convegno di Firenze 2015 – indica “in Gesù Cristo il nuovo umanesimo”. Nel cuore del messaggio del Vangelo di Luca c’è la compassione e la misericordia, come essenza dell’agire di Dio, di Cristo e come atteggiamento richiesto al discepolo di Gesù e ad ogni uomo. Il mio testo si propone di ricercare il tema della misericordia nel Vangelo di Luca e di coglierlo in tutto il suo valore teologico, cristologico, ecclesiale e antropologico.

Lei parla della Misericordia come fonte di salvezza ma anche come fonte di un nuovo umanesimo. Ci spiega gli argomenti che danno vita ai due percorsi?

Don De Luca: Siamo perennemente salvati dalla misericordia. Chiunque abbia fatto esperienza di Gesù, che è il dono della misericordia del Padre, non può fare altro che cantare la misericordia del Signore nella sua vita. La nostra è vera esperienza quotidiana di misericordia. È la misericordia del Padre che fa essere l’uomo veramente tale, nella dignità di figlio di Dio. In Cristo, accogliendo la misericordia del Padre, ogni uomo può divenire più pienamente se stesso; e vivendo la misericordia verso il prossimo, si fa a sua volta promotore di vero umanesimo. Dal Padre, in Cristo, noi siamo fatti dono di salvezza per il mondo intero. Fare di ogni uomo un dono di salvezza per i suoi fratelli. Vi è umanesimo più grande di questo?

Sulla misericordia è incentrato il programma di pontificato di Papa Francesco. Cosa pensa di tutto quello che sta dicendo e facendo il Papa? E quali le affinità con quanto ha scritto nel libro di cui è autore?

Don De Luca: A mio parere, Papa Francesco vorrebbe ridare al messaggio di Cristo Gesù la sua vera luce, lo vorrebbe liberare da tutte quelle pastoie di ogni genere che rendono il Vangelo un rito, una cerimonia, una prassi consolidata, una struttura ferrea. La misericordia è mozione perenne dello Spirito Santo, opera attuale della Beata Trinità che vive nel cuore di ogni discepolo di Cristo Signore.

Nel sottotitolo si legge: “Percorsi di umanesimo nel Vangelo di Luca”. Perché ha scelto il Vangelo di Luca per parlare di Misericordia?

Don De Luca: La finalità del testo è l’individuazione di modelli concreti di uomo nuovo, da proporre oggi, come servizio di evangelizzazione, di inculturazione della fede e di educazione. Nel vangelo di Luca, l’Uomo Nuovo è Cristo Gesù, il quale, mosso dallo Spirito Santo, sale a Gerusalemme per rendere la suprema testimonianza al Padre. In Lui e a Sua immagine, ogni uomo, guidato dallo Spirito Santo, può realizzare se stesso. Ho scelto il Vangelo di Luca perché l'evangelista più di ogni altro è cantore della misericordia del Padre, in Cristo Gesù. Basta leggere la Parabola del Figliol prodigo. Ma tutto il Vangelo è annuncio di misericordia ricevuta e donata.

In termini pratici, lei segue da tempo ragazzi sordomuti. In che modo pratica la Misericordia con queste persone? Può farci qualche esempio o raccontare qualche aneddoto?

Don De Luca: Il Signore da sempre ha manifestato misericordia verso gli orfani, le vedove, i forestieri: soggetti deboli particolarmente esposti alla marginalità nella società. Tutti costoro hanno bisogno di noi per "essere". Far sì che i sordomuti accolgano la loro diversità come ricchezza da donare al mondo intero, aiutarli a vivere nella gioia la loro quotidiana esistenza, farsi loro amico, fratello, porsi al loro stesso livello, farsi cioè sordomuto con loro e gesticolare come loro li rende felici. Interessarsi della globalità della loro crescita, offrire formazione e sostegno alla loro fede nel dono della verità e della grazia, inserirli in modo vivo nella comunità ecclesiale, tutto questo è un vero atto di misericordia. C’è una molteplicità di episodi in questo cammino che si percorre insieme: l’accoglienza nella comunità da parte di bambini e ragazzi che insegnano loro i canti nel linguaggio LIS; la presenza di animatori che forniscono dei palloncini per far sentire loro le vibrazioni degli strumenti musicali che accompagnano i canti; il coinvolgimento diretto nel canto; l’offerta di catechesi agli adulti sordi, avendo come interpreti e mediatori i loro figli udenti che parlano entrambi i linguaggi. Al fondo di tutto c’è un atto di amore: volere dare loro Cristo Gesù e la Sua parola. È questo desiderio che apre strade impensate ed efficaci, nella potenza e nella novità dello Spirito di Dio.