Missione di dialogo di un Vescovo svizzero in Iran e Qatar

Intervista a monsignor Bürcher, Vescovo ausiliare di Losanna, Ginevra e Friburgo

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GINEVRA, mercoledì, 10 maggio 2006 (ZENIT.org).- “Mi ha colpito l’accoglienza calorosa”, ha dichiarato in una intervista concessa a ZENIT monsignor Bürcher, Vescovo ausiliare di Losanna, Ginevra e Friburgo (Svizzera), dopo aver visitato l’Iran e il Qatar.



Come Presidente del Gruppo di Lavoro “Islam” della Conferenza Episcopale Svizzera, il presule ha visitato l’Iran per incontrare una delegazione dell’Organizzazione per la Cultura e i Rapporti Islamici (ICRO).

La visita è stata particolarmente importante perché si inserisce in un contesto internazionale teso tra l’Iran e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).

Monsignor Bürcher, ha appena visitato l’Iran e il Qatar. Qual è la sua impressione?

Monsignor Bürcher: Mi ha colpito l’accoglienza calorosa degli Iraniani e della gente di Doha. L’ospitalità orientale è proverbiale: l’Iran e il Qatar hanno confermato questa fama. Sono due Paesi molto diversi, da tanti punti di vista. In questi giorni, l’Iran è sotto i riflettori. Il Qatar ha moltiplicato finora con successo le riforme, anche quelle relative al dialogo interreligioso. Ho notato che lì tutto è speranza.

Dal 17 al 24 aprile lei è stato in Iran, dove ha avuto varie interviste con personaggi musulmani di alto livello. Qual è il suo bilancio?

Monsignor Bürcher: Sì, molte interviste con musulmani ma anche con le minoranze cristiana, ebraica e zoroastriana. Il dialogo interreligioso è più urgente che mai. E’ ancora troppo presto per fare un bilancio degli incontri che abbiamo avuto, ma credo di poter dire che abbiamo fatto progressi. Oltre al dialogo istituzionale, indispensabile, sono importanti anche i contatti alla base.

Le minacce statunitensi si fanno sempre più esplicite. Che aria si respira in Iran?

Monsignor Bürcher: Non parlando la lingua Farsi mi risulta difficile sapere cosa pensa l’uomo comune, ma non ho avuto l’impressione di trovarmi in un Paese in stato d’assedio. Al contrario, queste minacce hanno l’effetto di rafforzare la coesione nazionale in Iran. Il nazionalismo sembra contare più della religione. Un professore statunitense mi diceva che si sentiva ben accolto dagli Iraniani, nonostante la politica del Governo del suo Paese.

Quali sono i suoi progetti circa il dialogo interreligioso con l’Iran?

Monsignor Bürcher: Per noi era il secondo incontro con l’ICRO, dopo la visita di questa istituzione musulmana in Svizzera l’anno scorso. Abbiamo fatto insieme l’inizio del cammino. Verrà pubblicato un libro in Farsi e in Inglese con gli interventi di questa sessione e di quella del settembre 2005. Dopo la nostra prossima sessione del Gruppo di Lavoro “Islam” della Conferenza Episcopale Svizzera, valuteremo questo incontro e decideremo come procedere.

Com’è stato il suo contatto con i cristiani dell’Iran?

Monsignor Bürcher: Per tutti i membri della delegazione è stata una grande gioia poter incontrare le comunità cristiane di Teheran e Isfahan.

I cristiani dell’Iran rappresentano una bassissima percentuale della popolazione. Insieme agli ebrei e agli zoroastriani sono minoranze religiose riconosciute. Abbiamo partecipato ad una celebrazione della Messa in rito assiro-caldeo. Mi ha colpito il clima di preghiera e il numero di giovani presenti. La situazione politica e religiosa, tuttavia, non è molto favorevole per loro. Si vedono costretti ad emigrare.

Posso aggiungere che la libertà religiosa non si limita alla libertà di culto. L’Iran come la Svizzera ha riconosciuto il diritto alla libertà religiosa che implica “la libertà di avere o adottare una religione o una convinzione di propria scelta, così come la libertà di manifestare questa religione o convinzione, individualmente o in comune, sia in pubblico che in privato, per il culto e il compimento di riti e pratiche, e l’insegnamento”. Attualmente tutti questi diritti non vengono rispettati.

Lei ha partecipato in seguito al “trialogo” islamico, cristiano ed ebraico a Doha, in Qatar. Cosa può raccontarci?

Monsignor Bürcher: I lavori della quarta Conferenza di Doha sul dialogo interreligioso hanno avuto luogo dal 25 al 27 aprile, sotto il patrocinio di sua altezza lo sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani. Il Ministro degli Esteri ha sottolineato che la regola principale dei tre libri santi è quella di credere in un solo Dio, il che richiede un rapporto basato sul reciproco rispetto.

Il Ministro del Qatar ha precisato che il dialogo interreligioso presuppone in primo luogo chiarezza e non polemica, ed ha aggiunto che la scoperta dell’altro e il dialogo sono necessari per la coesistenza in un mondo in cui regnino pace e sicurezza.

Tra coloro che sono intervenuti, figurano il Ministro egiziano del Culto Mahmoud Hamdi Zaqzouq, l’Arcivescovo Georges Saliba e il Rabbino Samuel Sirat, che si sono congratulati per l’iniziativa di Doha ed hanno sottolineato che non può esistere la pace senza dialogo e che il progresso non si può realizzare in una situazione di conflitto.

Monsignor Bürcher, perché tanto interesse per il dialogo interreligioso?

Monsignor Bürcher: Sono convinto del fatto che l’attuale processo di globalizzazione galoppante non debba consistere nell’opposizione degli uni contro gli altri. Il dialogo interreligioso è attualmente una dissuasione all’escalation di violenza, estremismo e terrorismo. Dobbiamo creare spazi di dialogo tra le varie fasce della società moderna contemporanea. E’ questo il prezzo della pace e della giustizia mondiali.