Modello di discernimento vocazionale

Il 25 gennaio nella basilica di Santa Chiara, la beatificazione di Maria Cristina di Savoia

Roma, (Zenit.org) Elena Marchitielli, S.F.Alc. | 498 hits

La vicenda spirituale della Venerabile Maria Cristina di Savoia, che la Chiesa di Napoli avrà la gioia di venerare dal prossimo 25 gennaio, ci suggerisce un’opportuna riflessione circa il discernimento della propria vocazione cristiana, ossia la scelta dello stato di vita vista nell’ottica della fede. In ogni itinerario spirituale, pur nella sua originaria diversità, si staglia un inizio che li accomuna sotto un denominatore comune: la ricerca della volontà di Dio, ossia la conoscenza del suo progetto di vita su ogni suo figlio. In effetti, per ogni credente si tratta di capire dove Dio lo ha pensato dall’eternità. Così, quel che con termini tecnici definiamo discernimento vocazionale, è un dono dello Spirito Santo, necessario per orientarsi nella scoperta di tale progetto sulla propria esistenza. Dunque, un punto di partenza comune e obbligato, una sorta di attacco sinfonico, da cui si snodano le infinite varietà cromatiche della santità cristiana.

Figlia del re di Sardegna Vittorio Emanuele I e di Maria Teresa d’Austria fin dalla infanzia Maria Cristina era stata educata dai suoi genitori alla fede e alla pietà cristiana. Dalla sua storia emerge con chiarezza in che senso educazione, cultura e fede stanno alla base della sua grande umanità e della sua profonda spiritualità. In questa luce la Principessa Sabauda si presenta alla nostra riflessione come la buona terra del Vangelo, su cui di fatto potè nascere il desiderio di diventare religiosa ed entrare in un monastero di clausura. Ma non era questo il progetto di Dio sulla sua vita. Per lei la Provvidenza aveva disposto un altro sentiero, che si andava chiaramente profilando nel contesto degli eventi socio-politici del suo tempo, e in primo luogo dalla sua appartenenza ad una famiglia regnante. Elementi che nella valutazione del panorama politico, anche per lei avevano il loro peso, ma soprattutto le rivelavano nella preghiera e nell’obbedienza dove Dio volesse condurla.

Il re Carlo Alberto (1798-1849), infatti, da tempo aveva concertato un matrimonio tra le due dinastie: Maria Cristina di Savoia e il re di Napoli Ferdinando II di Borbone. Un connubio che avrebbe potuto dare un certo equilibrio alla precaria situazione italiana. Tuttavia non fu facile per Maria Cristina accogliere una proposta che sconvolgeva le sue inclinazioni più intime e contrastava le sue aspirazioni più segrete. Comprensibilmente ebbe momenti di resistenza, stando a quanto lei stessa scrive: «Ancora non capisco come io abbia potuto finire, col mio carattere, per cambiare parere e dire di sì; la cosa non si spiega altrimenti che col riconoscervi proprio la volontà di Dio, a cui niente è impossibile». Dunque, Maria Cristina era certa che Dio la chiamava alla vita religiosa. E tuttavia vinse in lei la docilità, l’umiltà, l’obbedienza al padre dell’anima sua, il religioso olivetano padre Giovanni Battista Terzi, che la convinse a leggere in un’ottica di fede e di obbedienza alla volontà di Dio quel matrimonio cui lei avrebbe volentieri rinunciato.

L’esempio di Maria Cristina è di grande insegnamento e sempre di grande attualità. In sostanza, a chi è in ricerca della volontà di Dio, la pia principessa, con la sua testimonianza di vita, conferma che è di grande aiuto l’apertura dell’anima e del cuore alla mediazione di un padre spirituale. È quanto scriveva la nostra Venerabile alla sorella Maria Anna il 28 maggio 1831: «ora ti assicuro e ti ripeto che sono tranquillissima …spero che Iddio mi aiuterà sempre e mi farà conoscere la sua santa volontà…. Ora io sono interamente nelle mani di Dio e per il mio avvenire spero che ci penserà Lui». Da queste confidenze spirituali, si capisce che Maria Cristina si era arresa alla volontà di Dio e non alle pressioni del re Carlo Alberto. Così, quando il 21 novembre 1832 venne celebrato il matrimonio di Ferdinando II con Maria Cristina, nella bellissima neoregina delle due Sicilie il discernimento spirituale aveva raggiunto il punto più alto delle sue finalità. Sorpresa e stupita, la giovane Sovrana ringraziava nel suo cuore Dio perché anche nella nuova condizione di vita lo incontrava nel suo sposo, nel calore della grande Napoli e della sua gente. Quel che commuove di questa esperienza, comune, peraltro, a tante altre regine e persone del suo rango, è la manifestazione di gioiosa sorpresa, con cui annuncia la grande armonia, subito stabilita tra loro due, così diversi per indole, cultura e provenienza. Maria Cristina nella sua grande sensibilità lo attribuiva a un dono di Dio. Ne abbiamo conferma da quanto lei stessa scriveva “non credevo mai che si potesse essere così felici in questo stato…”. E ancora, così scriveva pochi giorni dopo il suo ingresso in Napoli: «… grazie al Signore io non posso essere più felice, e non avrei mai creduto che si potesse esserlo tanto in questo mondo…. Insomma si vede che tutto quest’affare fu condotto da Dio, giacché le opere umane non possono mai riuscire così, ed io non posso abbastanza ringraziare Iddio per tutte le infinite grazie che mi ha fatte e continua sempre a farmi…». E noi, in conclusione, alla vigilia della sua beatificazione, siamo certi, che alla beatitudine della obbedienza a Dio e nel suo affidarsi totalmente alla sua volontà sta la sua piena realizzazione di donna e di sposa. In verità, Maria Cristina ha goduto la felicità di un amore non imposto, ma accolto nella libertà del suo essere e nella fede di chi ha compreso che la vita è dono, è vocazione, è compito. Con questi pensieri, in questa vigilia, si fa udibile per noi la sua voce-messaggio che nell’immenso coro dei beati e dei santi proclama “In sua voluntade è nostra pace”.

Elena Marchitielli è membro della congregazione delle Suore Francescane Alcantarine

Tratto da: Nuova Stagione. Settimanale diocesano di Napoli 44 (8 dicembre 2013), p. 7. Un dossier di studi, immagini e testi in http://www.assisiofm.it/maria-cristina-di-savoia-3607-1.html