"Molti non conoscono il prezzo da pagare per essere discepoli di Cristo"

Secondo il cardinale Alencherry, Capo del Sinodo della Chiesa Siro-Malabarese in India, la Nuova Evangelizzazione esige un profondo rinnovamento della vita dei cristiani e la rivalutazione delle strutture della Chiesa

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del Cardinale George Alencherry

CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 15 dicembre 2012 (ZENIT.org) - Riportiamo di seguito il discorso del cardinale George Alencherry, Arcivescovo Maggiore di Ernakulam-Angamaly dei Siro-Malabaresi, Capo del Sinodo della Chiesa Siro-Malabarese (India), alla Nona Congregazione Generale del Sinodo dei Vescovi (13 ottobre 2012).

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La Nuova Evangelizzazione esige un’autocritica in seno alla Chiesa. È un dato di fatto che molti nella Chiesa non sanno chi è Cristo e non conoscono il prezzo che devono pagare per essere suoi discepoli. La Chiesa deve diventare sempre più una comunione di persone che hanno incontrato Cristo e che quindi sono disposte, con la potenza della grazia di Dio, a pagare il costo del discepolato di Cristo.

La chiamata universale alla santità deve diventare una consapevolezza fondamentale per tutti i fedeli cristiani. L’unicità della fede cristiana e dell’impegno sempre nuovo verso Cristo nella Chiesa deve diventare la forza motrice della vita di ogni cristiano. Gesù Cristo, l’unico Salvatore, è colui che agisce sia nell’evangelizzatore, sia nell’evangelizzato. Ha detto di sé: “sono la verità, sono la luce, sono la via, sono la porta, sono il pane e sono la vita”.

Nei cinquant’anni trascorsi dal concilio Vaticano II, il rinnovamento della Chiesa ha avuto molte sfaccettature ed è stato molto fecondo. Allo stesso tempo, la vita e il ministero dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose sono diventati più pratici che spirituali ed ecclesiali. Sembrerebbe che la formazione attuale dei sacerdoti e del personale religioso tenda a renderli funzionari per i diversi uffici della Chiesa piuttosto che missionari animati dall’amore di Cristo.

Anche nei luoghi della missione ad gentes della Chiesa, il funzionamento attraverso istituzioni ha fatto perdere ai sacerdoti e ai religiosi il potere impellente e la forza del Vangelo, verso il quale li impegna la loro vocazione. La secolarizzazione ha avuto un impatto sulla vita dei singoli cristiani e delle comunità ecclesiali.

La Nuova Evangelizzazione esige un profondo rinnovamento della vita dei cristiani e la rivalutazione delle strutture della Chiesa, per dare loro il dinamismo dei valori evangelici della verità, della giustizia, dell’amore, della pace e dell’armonia.

La trasmissione della fede avviene sempre attraverso le tradizioni delle Chiese particolari e delle Chiese sui iuris. Queste tradizioni comprendono la celebrazione dei sacramenti, specialmente l’amministrazione della Santa Eucaristia, la catechesi, l’abitudine della preghiera quotidiana in famiglia, le piccole comunità cristiane, l’osservanza dell’astinenza e la penitenza durante la Quaresima e in altri periodi di digiuno, la celebrazione delle feste, i pellegrinaggi, la pratica della carità a tutti i livelli, una cura pastorale adatta alle persone e orientata alla famiglia e la partecipazione dei laici alla gestione della Chiesa.

Tutte le tradizioni che si sono dimostrate valide nel trasmettere la fede nelle Chiese particolari e in quelle sui iuris devono essere sempre più incoraggiate e sostenute da ogni parte della Chiesa universale. La mancanza di una visione nee una comprensione chiara dell’ecclesiologia di comunione raffigurata dal concilio Vaticano II, sta rendendo poco creative le potenzialità di evangelizzazione e di cura pastorale tra le comunità di immigrati di alcune Chiese, specialmente quelli provenienti dalle Chiese orientali.

Negli ultimi anni ci sono stati segnali di miglioramento in questo ambito. L’ecclesiologia di comunione, alla quale il Santo Padre Benedetto XVI dà tanto risalto, deve diventare la visione ecclesiologica di tutti noi vescovi nella Chiesa cattolica. La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana deve dare il via a nuove misure per la libertà nell’evangelizzazione e nella cura pastorale per tutte le Chiese sui iuris sotto la guida della Sede Apostolica.