Monito del Papa agli spacciatori di droga

Visitando un centro di recupero per tossicodipendenti a Guaratinguetá

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GUARATINGUETÁ, sabato, 12 maggio 2007 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha messo in guardia i narcotrafficanti nel mondo ed ha chiesto ai giovani di aprire il cuore al messaggio di Cristo.



E' successo questo sabato mattina, quando il Pontefice è andato a incontrare quanti lottano per uscire dalla tossicodipendenza nella “Fazenda da Esperança” di Guaratinguetá, a 180 chilometri da San Paolo.

Il Pontefice ha alluso a “una statistica delle più rilevanti” in Brasile, “per ciò che riguarda la dipendenza chimica delle droghe e degli stupefacenti”, e ha sottolineato che “l’America Latina non resta indietro”.

“Perciò dico agli spacciatori che riflettano sul male che stanno facendo a una moltitudine di giovani e di adulti di tutti gli strati sociali: Dio chiederà loro conto di ciò che hanno fatto”, ha detto.

Il Pontefice ha sottolineato che “la dignità umana non può essere calpestata in questo modo. Il male provocato riceve la medesima riprovazione che Gesù espresse per coloro che scandalizzavano i ‘più piccoli’, i preferiti di Dio”.

Il Papa ha augurato “pace e bene” a tutti coloro che si trovano in fase di recupero, “nonché a coloro che si sono ristabiliti, ai volontari, alle famiglie, agli ex-ricoverati e ai benefattori” di tutte le “Fazendas da Esperança” (42 nel mondo).

“La Chiesa di oggi deve ravvivare in se stessa la coscienza del compito di riproporre al mondo la voce di Colui che disse: ‘Io sono la luce del mondo; chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita’”, ha detto il Pontefice.

“La missione del Papa – ha continuato – è di rinnovare nei cuori questa luce che non si offusca, perchè vuole illuminare l’intimo delle anime che cercano il vero bene e la pace, che il mondo non può dare”.

“Una luce come questa abbisogna solo di un cuore aperto agli aneliti divini. Dio non costringe, non opprime la libertà individuale; solo chiede l’apertura di quel sacrario della nostra coscienza attraverso cui passano tutte le aspirazioni più nobili, ma anche gli affetti e le passioni disordinati che offuscano il messaggio dell’Altissimo”.

Il Santo Padre ha ricordato ai giovani che “Gesù viene e bussa, con tocchi soavi, nel profondo dei cuori ben disposti”, aggiungendo che il Signore ha posto “una persona amica o un sacerdote o, chissà, predispose una serie di coincidenze per farvi capire che siete oggetto della predilezione divina”.

“Ciò che più desta l’attenzione, e conferma la validità del lavoro, sono le conversioni, il ritrovamento di Dio e la partecipazione attiva alla vita della Chiesa”, ha sottolineato.

“Non basta curare il corpo, bisogna ornare l’anima con i più preziosi doni divini acquisiti col Battesimo”, ha aggiunto.

Al termine del suo discorso, ha rivolto il suo pensiero “a molte altre istituzioni di tutto il mondo che lavorano per restituire la vita, e una vita nuova, a questi nostri fratelli presenti nella nostra società, e che Dio ama con un amore preferenziale”.

Dopo l’incontro con i giovani, Benedetto XVI si è diretto al Seminario Bom Jesus, ad Aparecida, per riposare prima dell’impegno successivo, recitare il Rosario con i seminaristi, i sacerdoti e i religiosi nella Basilica del Santuario di Aparecida.