Monna Lisa, la ricerca dei resti mortali continua

La soluzione del caso sarà possibile solo dal confronto con le caratteristiche genetiche dei figli di Lisa Gherardini sepolti nella Basilica fiorentina della Santissima Annunziata

Firenze, (Zenit.org) | 268 hits

Sono stati resi noti oggi i risultati del procedimento di datazione con il C14 compiuto sui resti mortali di tre degli otto scheletri rinvenuti nel Convento di San Orsola che erano risultati compatibili per età e sesso con Lisa Gherardini. Due dei tre scheletri esaminati sono risultati di alcuni decenni precedenti la morte della Gioconda avvenuta il 15 luglio del 1542 all’età di 63 anni. Sul terzo scheletro, quello sul quale si concentrava l’attesa maggiore da parte dei ricercatori, non è stato possibile eseguire la datazione a causa del pessimo stato di conservazione. Proprio su questi resti si tenterà l’esame del Dna. Non solo. Anche i resti di altri due individui ritenuti significativi a livello archeologico verranno sottoposto all’esame del carbonio 14 e del DNA.

“L’esame del Dna è la prova regina di questa lunga e complessa ricerca, speriamo in un risultato positivo”, commenta Silvano Vinceti, responsabile della ricerca avviata dal Comitato nazionale per la Valorizzazione dei beni storici, culturali e Ambientali.       

“E’ stato possibile datare finora soltanto due dei tre campioni pervenuti nei nostri laboratori", ha dichiarato il prof. Lucio Calcagnile responsabile del CEDAD, il Centro di Datazione dell’Università del Salento, che ha eseguito i primi esami del carbonio 14 con la tecnica AMS della spettrometria di massa con acceleratore. “Il campione della tomba 6 non è stato possibile datarlo per la forte diagenesi e la mancanza di collagene; per gli altri due campioni, provenienti  dalle tombe 7 e 8, è stato possibile datare lo smalto dei denti. Tuttavia, in entrambi i casi, le datazioni si collocano tra la fine del XIV e la prima metà del XV secolo con un livello di confidenza del 95.4%.”

Il prof. Giorgio Gruppioni, del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna (Campus di Ravenna) e membro della équipe scientifica del Comitato, ha poi aggiunto “purtroppo la datazione con il C14 non ha dato l’esito sperato, tuttavia non sarà lasciata intentata nessuna pista: si tenterà di estrarre il DNA dai resti dell’individuo che non è stato possibile datare (n. 6), allo scopo di confrontarlo con quello dei figli di Lisa Gherardini i cui resti, a quanto risulta, sono conservati a Firenze nella chiesa della SS. Annunziata. Verranno, inoltre, presi in esame i resti di due individui (catalogati con i numeri 1 e 2) che sembrerebbero particolarmente indiziabili in base alle indagini archeologiche e ancora non accuratamente analizzati”. 

Silvano Vinceti, responsabile della ricerca sui resti mortali della Gioconda, ha commentato così la complessità della ricerca. “Questi primi risultati hanno un segno negativo ma l’avevamo messo in conto. Si tratta di una ricerca difficile e complessa. Sappiamo anche che il Carbonio 14 è sì un esame fondamentale per datare il periodo storico dei resti ma, quando questo non è praticabile occorre tentare con altri metodi. Tra questi, l’esame comparato del Dna, potrebbe dare la risposta definitiva se abbiamo o non abbiamo ritrovato le spoglie della modella utilizzata da Leonardo per il quadro più conosciuto al mondo. Nelle prossime settimane si procederà al prelievo di campioni dai resti dei discendenti di Lisa Gherardini ritrovati nell’agosto scorso, nella cappella della famiglia Del Giocondo nella Basilica fiorentina della Santissima Annunziata, per il confronto del Dna con il terzo resto mortale su cui non è stato possibile compiere l’esame del carbonio 14. Si procederà altresì all’esame del carbonio 14 su altri due resti mortali ritenuti altamente significativi, in base ai rilievi archeologici”.

“Da un’attenta lettura di alcuni documenti storici inerenti il Monastero di Sant’Orsola – aggiunge Vinceti - emerge che il complesso ha subìto numerosi rimaneggiamenti, compresi alcuni interventi sull’antica chiesa e uno in particolare, risalente al ‘600, nel quale vi fu un mutamento strutturale del sacro luogo. Sotto di esso, vi erano alcune sepolture ed è ipotizzabile che le spoglie siano state traslate in altri luoghi. Nessun elemento attualmente in nostro possesso può farci escludere che i resti mortali di Monna Lisa Gherardini siano stati traslati nella Cappella dei Martiri, in modo da farla ricongiungere con le salme del marito e del figlio.  Di conseguenza, l’interesse di questa ricerca  si estende a tutti i resti mortali rinvenuti della Cappella dei Martiri e per ciascuno di essi sarà eseguita la comparazione con il DNA del marito e del figlio. Esami, questi, da cui potrebbero emergere sorprese inaspettate.”