Mons. Betori: “Chi incontra la parrocchia deve poter dire di aver incontrato Cristo”

Intervento del Segretario generale della CEI ad un convegno tenutosi a Lecce

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ROMA, giovedì, 17 giugno 2004 (ZENIT.org).- Il Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha affermato che “contro ogni deriva sociologica o psicologica della parrocchia, occorre tornare all’essenzialità della fede”, così che “chi incontra la parrocchia deve poter dire di aver incontrato Cristo”.



Così monsignor Giuseppe Betori, ha spiegato il 17 giugno, il ruolo e le prospettive missionarie della parrocchia, ai direttori diocesani degli uffici catechistici, liturgici e delle Caritas, giunti a Lecce per un convegno che ha riunito più di 800 i partecipanti dalle 227 diocesi italiane .

Facendo riferimento alle parole di Giovanni Paolo II, Betori ha sottolineato: “Ci sembra molto fecondo recuperare la centralità della parrocchia e rileggere la sua funzione storica concreta a partire dall’Eucaristia, fonte e manifestazione del raduno dei figli di Dio e vero antidoto alla loro dispersione nel pellegrinaggio verso il Regno”.

Ed ha affrontato subito il problema, “centrale per il cattolicesimo oggi in Italia”, che è quello di passare “da una pastorale di conservazione dell’esistente a una pastorale missionaria”.

Circa il bisogno di missionarietà, il Segretario generale della CEI ha fatto riferimento alla parabola del buon pastore che, nel vangelo di Luca, lascia le 99 pecore per andare a trovare quella smarrita, al fine di spiegare l’amore di Dio rivelato pienamente in Gesù.

“Un amore che non abbandona nessuno, ma cerca tutti, senza escludere alcuno, e cerca ciascuno, in modo del tutto personale, con una passione immensa, come immenso è il cuore di Dio”, ha precisato Betori.

Per questo motivo una Parrocchia che mantiene al centro Gesù: “E’ lo strumento più efficace con cui la Chiesa ha potuto dare forma al Vangelo nel cuore dell’esistenza umana”.

Betori ha precisato che la parrocchia oggi è minacciata da due possibili derive:
il farne una comunità “autoreferenziale”, in cui ci si accontenta di trovarsi bene, coltivando rapporti “caldi”, rassicuranti. E il diffondere l’immagine di una parrocchia solo come “centro di servizi religiosi”.

Per evitare ogni rischio, il Segretario generale della CEI ha indicato “l’Eucaristia domenicale” come “punto di riferimento”.

Perché “l’Eucaristia, cioè Cristo che offre se stesso per tutti, è la sorgente, il cuore, la manifestazione di una Chiesa che è comunione e al tempo stesso missione”.

Il tema delle giornate leccesi, che hanno chiuso i propri lavori questo giovedì, rientrava nel cammino di preparazione al XXIV Congresso Eucaristico che avrà luogo a Bari dal 21 al 29 maggio 2005 sul tema “Senza la domenica non possiamo vivere”.

Il Segretario generale della CEI ha poi molto insistito sulla “svolta missionaria” che “non è in alternativa alla pastorale ordinaria”, ed ha invitato le comunità ad “avere il coraggio della novità”.

Betori ha indicato l’ospitalità e la ricerca della verità, quali qualità peculiari della parrocchia in missione.

“Accogliere e ricercare, ma anche offrire: offrire l’incontro con la verità che è il bene dell’uomo. Qui entra in gioco l’identità della fede. Chi siamo, come cristiani e come parrocchie, non è sempre percepito nella vera luce”, ha affermato Betori.

Il Segretario generale della CEI ha concluso il suo intervento invitando a “non restare inerti nel guscio di una comunità ripiegata su se stessa e di alzare lo sguardo verso il largo, sul mare vasto del mondo, di gettare le reti affinché ogni uomo incontri la persona di Gesù, che tutto rinnova”.