Mons. Echevarría: "Vivere con gioiosa coerenza la nostra fede ogni giorno"

Inaugurato il XXVIII anno accademico della Pontificia Università della Santa Croce

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ROMA, martedì, 6 novembre 2012 (ZENIT.org) - La “dittatura del relativismo”, messa più volte in evidenza da Benedetto XVI, “ci deve spingere a vivere con gioiosa coerenza la nostra fede ogni giorno, tanto nel fare università come nella partecipazione ai dibattiti contemporanei”.

Il momento che stiamo vivendo, infatti , “è molto importante per la Chiesa”, e rivolge a ciascuno nel proprio ambito di vita una esplicita “chiamata alla santità”. Con questa riflessione, il Vescovo Prelato dell'Opus Dei, SER. Mons. Javier Echevarría, lunedì 5 novembre, ha ufficialmente inaugurato il XXVIII anno accademico (2012/2013) della Pontificia Università della Santa Croce, di cui è anche Gran Cancelliere.

Quasi dimenticata per un buon lasso di tempo, la chiamata universale alla santità è stata riproprosta “con grande forza dal Concilio e predicata con abnegazione, molti anni prima, da san Josemaría Escrivá”, ispiratore della Pontificia Università della Santa Croce e definito dal Beato Giovanni Paolo II “santo dell'ordinario”.

Anche oggi, nell'ordinarietà dei propri compiti e “nelle nostre condizioni attuali”, ciascun membro della Comunità accademica è chiamato a vivere la sfida della santità e dell'incontro con Dio. Vivendo ad esempio “un vero spirito di collaborazione”, “di fraternità, che passa sopra le possibili divergenze di vedute e sa affrontare i problemi con serenità, cercando soluzioni positive”, come Mons. Echevarría ha suggerito al personale tecnico-amministrativo.

Quanto agli studenti, tra gli “atteggiamenti positivi che ci avvicinano all'amore di Dio” c'è senz'altro lo “studio intenso”, lo sforzo “per capire gli argomenti più difficili”, “una presenza attiva nelle lezioni”, il sostegno ai propri compagni.

“Nella cura delle piccole cose” sta invece il segreto del lavoro dei professori, chiamati a “trasmettere la dottrina in modo profondo e, allo stesso tempo, sintetico e chiaro”. Senza dimenticare che la Chiesa ha grande necessità del “lavoro intellettuale”, specialmente nel nostro contesto culturale “dove la verità viene messa continuamente in discussione”.

“Come sarei contento se le persone che entrano in contatto con noi avvertissero la luce di una santità che dà calore attraverso il modo di insegnare e di vivere la fede da parte dei professori, attraverso la carità e la laboriosità degli studenti, attraverso il lavoro ben fatto di tutto il personale non docente!”, ha confidato in chiusura del suo intervento il Gran Cancelliere dell'Università.

Un approfondimento sul ruolo del testimone e del suo rapporto con la verità, anche alla luce dell'importanza che la testimonianza è destinata a ricoprire nella riflessione sull'Anno della fede e nel contesto della Nuova Evangelizzazione, è quello offerto dal Rev. Prof. Giuseppe Tanzella-Nitti, Ordinario di Teologia fondamentale, a cui è stata affidata la lezione inaugurale di quest'anno sul tema Verità, credibilità e testimonianza.

Partendo dalle parole di Benedetto XVI contenute nella lettera apostolica Porta fidei - “auspichiamo che la testimonianza di vita dei credenti cresca nella sua credibilità” -, Tanzella-Nitti ha ricordato come, conoscere attraverso la testimonianza, includa di per sé un rischio, principalmente dovuto al fatto che l'accettazione del messaggio rimanda alla persona del testimone. Infatti, “se non vi sono motivi per crederle è principalmente perché la persona è non-credibile, e solo secondariamente perché il contenuto trasmesso è in-credibile”.

Di fronte a questo rischio, un modo possibile per stabilire la credibilità del testimone è il ricorso ad “una base antropologica il più completa possibile” che coinvolge le varie dimensioni solitamente ritenute significative per esprimere un giudizio in materia importante, e cioè: “coerenza di parole e opere, maturità psicologica, empatia, capacità di comprendere l'interlocutore e la sua sfera vitale, fedeltà alle promesse fatte, fino, se necessario, al sacrificio della propria vita”.

In sostanza, egli deve dimostrare “di essere esistenzialmente coinvolto dal messaggio che annuncia, e di esserlo con quella radicalità e intensità che il messaggio annunciato richiede ai suoi destinatari”. Ecco perché “i testimoni più attendibili sono solo i santi”. E lo sono anche agli occhi di chi non ha fede, in quanto “hanno testimoniato in modo eroico, umano e divino, con la loro costante unità di vita, la congruenza fra parole e opere”.

Un richiamo “alla promozione della cultura della qualità” è venuto dal Rettore Magnifico dell'Università, Mons. Luis Romera, che nel suo discorso introduttivo ha fatto riferimento al processo di valutazione interna che l'Università della Santa Croce – così come gli altri atenei pontifici - ha compiuto nell'ultimo anno, culminato in un rapporto che nei prossimi giorni verrà consegnato all'Agenzia per la valutazione istituita appositamente dalla Santa Sede (AVEPRO).

Dopo aver riflettuto sui “momenti particolarmente significativi” dell'anno accademico trascorso, il Rettore ha rivolto un esplicito invito “al senso di responsabilità di tutta la Comunità accademica” perché si possa dare luogo “al consolidamento di uno spirito di crescita, che con realismo e intraprendenza, sa individuare punti in cui si richiede un incremento, e con serietà e senso pratico è in grado di elaborare un progetto di miglioramento”. L'atteggiamento della promozione della qualità appartiene infatti, “all'identità originaria di questa Università” - ha aggiunto Mons. Romera -, per cui è auspicabile in tal senso “una riflessione che riprenda il risultato della valutazione interna e si proponga la determinazione di un programma operativo di crescita”.

A maggior ragione nel contesto della Nuova Evangelizzazione, che come ha evidenziato il Sinodo dei Vescovi appena concluso e come desidera il Santo Padre per l'Anno della fede, invita a proporre la fede in una cultura in cui “la tensione della pretesa di una comprensione e di un'impostazione della vita pubblica e dell'esistenza personale” è ormai vissuta ai margini della stessa. Ed è proprio qui che si inserisce il compito dell'università, chiamata a creare uno spazio di riflessione “che torna sull'esperienza umana e le sue ermeneutiche abituali, sulla cultura in cui viviamo, sulle attese e le sfide”, “per tematizzarle da una prospettiva più alta e complessiva”, che permetta di intravedere “risposte affidabili di fronte alle esigenze che l'esistenza umana comporta”.

Come consuetudine, il Gran Cancelliere ha consegnato le medaglie d'argento dell'Università al personale che vi opera da 25 anni. Sono stati insigniti il Prof. Mons. Luis Clavell, già Rettore della Santa Croce dal 1994 al 2002 e professore emerito della Facoltà di Filosofia, e il Rev. Prof. Eduardo Baura, ordinario della Facoltà di Diritto Canonico e già decano della medesima.