Mons. Eugenio Biffi beato?

L'arcivescovo di Cartagena ha avviato la Causa di beatificazione del vescovo milanese, uno dei primi missionari del Pime mandato in Colombia da Pio IX e vescovo di Cartagena dal 1882 al 1896

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di padre Piero Gheddo, del Pime

ROMA, martedì, 20 novembre 2012 (ZENIT.org) - Una buona notizia dalla Colombia. Il 9 novembre scorso mons. Carlos Ruiseco vescovo emerito di Cartagena (la prima diocesi del Sud America sul Mar dei Caraibi fondata nel 1534) mi scrive che l’attuale arcivescovo di Cartagena, mons. Enrique Jimenez, ha deciso di iniziare la Causa di beatificazione  di mons. Eugenio Biffi (1829-1896), uno dei primi missionari del Pime mandato in Colombia da Pio IX e vescovo di Cartagena dal 1882 al 1896.

Per noi del Pime e per la Colombia un’ottima notizia. Il milanese mons. Biffi è stato uno dei grandi vescovi dell’Ottocento, quando la Colombia aveva una dozzina di diocesi (oggi ne ha un’ottantina) per un paese vasto quasi quattro volte l’Italia, che hanno salvato la fede del popolo dalle ideologie anti-cristiane in arrivo dall’Europa (massoneria, illuminismo, socialismo, liberalismo, radicalismo laicista). Morì lasciando una grande fama di santità, che ancor oggi sopravvive.

E’ ricordato per lo spirito di sacrificio e di amore ai poveri che lo distinse nella sua missione in Colombia, prima tra il 1856 ed il 1862 come missionario, poi capo missione del Pime in Birmania, quindi vescovo di Cartagena dal 1882 al 1896, a quel tempo diocesi vasta come il Nord Italia. Un immenso territorio che Biffi visitava a piedi, a cavallo o in barca, spingendosi fino a villaggi sperduti che mai avevano visto un vescovo e nemmeno un  rappresentante dell’autorità politica.

Le sue Visite pastorali, due all’anno, duravano due-tre mesi senza tornare a Cartagena e poter dormire in un vero letto. Eppure nonostante le avversità del territorio, la povertà della gente, il clima costantemente caldo umido e il fisico debilitato fin dai tempi della Birmania, questo era per mons. Biffi il momento più bello del suo mandato episcopale, tanto da fargli scrivere in una lettera del 1893: “Questa vita che si somiglia assai a quella del Missionario, si conforma di più al mio spirito”.

Biffi giunge a Cartagena nel 1882 accompagnato dal chierico ambrosiano Pietro Brioschi (poi suo successore come vescovo fino al 1943!) e trova la diocesi, da cinque anni senza vescovo, “in uno stato miserevole… Fra i 42 sacerdoti solo nove sono bastantemente buoni, ma anche tra questi vi sono alcuni di un carattere tale che non possono vivere in pace con nessuno e mi danno già più tribolazioni degli stessi concubini”.

Non si perde d’animo, cerca con successo sacerdoti e suore con lettere accorate in Italia e in Francia, inizia quasi subito il seminario (allora inesistente), soprattutto incomincia a visitare la diocesi risvegliando la fede addormentata del suo popolo con la parola, la carità e il grande esempio della sua vita austera fino all’esaurimento delle forze. Le lettere che scriveva in Italia durante queste visite sono esemplari del suo spirito missionario e della sua vita totalmente dedicata al ministero sacerdotale.

Biffi fu anche uomo impegnato per la giustizia e lo sviluppo sociale della sua Cartagena e della stessa Colombia. Grazie anche ai suoi interventi, il 4 agosto 1886 il Presidente Nunez (di Cartagena e amico di Biffi) dà alla Colombia la nuova Costituzione che inizia con la formula: “En nombre de Dios, fuente suprema de toda autoridad” (In nome di Dio, fonte suprema di ogni autorità, ndr.) e dedica il IV Titolo alla Chiesa cattolica, riconoscendo i suoi diritti e il ruolo positivo che esercita nella storia colombiana. Questo document trasforma la vita della Colombia e sostituisce la precedente Costituzione radicale del Presidente Mosquera (1863) che penalizzava in ogni modo la Chiesa. Nel 1887 segue la firma del Concordato con la Santa Sede.

Ricordiamo ancora la rocambolesca fuga del Presidente della Repubblica Mariano Ospina nel 1861, incarcerato e condannato alla fucilazione dai radicali, resa possibile da un intervento ingegnoso del padre Biffi, allora semplice missionario, come ancor oggi riportato nei libri di storia di quel paese; oppure quando nel 1884, mettendo a repentaglio la propria vita, egli non esitò a far da paciere tra gli opposti schieramenti politici che si scontravano con le armi, all’indomani delle elezioni che avrebbero trasformato la realtà politica colombiana.

Un comportamento super partes che nel 1885 provoca il bombardamento della sua abitazione da parte  degli assedianti di Cartagena. Il “vescovo santo” si salva uscendo in strada pochi minuti prima che la dimora episcopale crolli, per andare da una donna anziana e sola che aveva chiesto il suo aiuto!

La biografia di mons. Biffi è oggi disponibile nel Quaderno n. 7 dell’Ufficio storico del Pime, opera del giovane studioso Paolo Labate: Cartagena de Indias missione speciale – Eugenio Biffi (pagg. 244, Direzione generale del Pime, Via Guerrazzi, 11 – 00152 Roma – Tel. 06.58.39.151; oppure la Email: ufficio.storico@pime.org).

Nel novembre 1996, centenario della morte di Biffi, l’allora vescovo mons. Ruiseco organizzò solenni celebrazioni e diede inizio all’“Anno Biffiano”, invitando anche il Pime. Ci sono andato, assieme a padre Giorgio Pecorari che veniva dal Brasile, visitando la città e alcuni villaggi della diocesi, soprattutto partecipando a diverse manifestazioni e incontri anche con le autorità cittadine, allo scopo di iniziare la Causa di beatificazione di Biffi, che un secolo dopo, in diocesi era ancora ricordato e pregato come “il nostro vescovo santo”. Molte prevedibili difficoltà hanno poi impedito negli anni seguenti l’inizio della Causa. Ma mons. Ruiseco, diventando vescovo emerito, ha continuato a pregare e lavorare per giungere alla meta, che, grazie a Dio, pare vicino.

Cartagena è una città fra le più antiche e belle dell’America Latina, fondata il 1° giugno 1533. Oggi si presenta come una città coloniale spagnola molto ben conservata, meta di tanti turisti specialmente nord-americani, con le “calles” ombrose e lastricate in blocchetti di pietra, le piazze circondate da palazzetti con balconi fioriti di legno intagliato, le chiese ed  santuari in stile barocco con le memorie dei santi, i palazzi delle autorità civili e il Museo de Oro densi di storia. Fra queste mura si sono girati numerosi film sulla colonizzazione spagnola dell’America Latina, fra gli altri anche il famoso Mission con Robert De Niro, Premio Oscar nel 1987.