Mons. Paglia: "Non bisogna bombardare chi è 'malato', ma curarlo realmente"

Il presidente del Dicastero per la Famiglia spiega perché il Pontefice ha indetto un Sinodo sulla famiglia ed esorta tutti - istituzioni pubbliche in primis - a seguire il suo esempio e la sua audacia

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 434 hits

A margine della conferenza stampa di presentazione della XXI Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia e del pellegrinaggio delle famiglie per l’Anno della Fede del prossimo 26-27 ottobre, mons. Vincenzo Paglia, presidente del Dicastero, ha rilasciato a ZENIT e ad altri giornalisti alcune dichiarazioni che riportiamo di seguito.

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Durante la conferenza si citava l’intervista a La Civiltà Cattolica nella quale Papa Francesco esortava a non “insistere” sempre e solo su alcune tematiche “scottanti” legate alla famiglia. Ad esempio: aborto, matrimonio omosessuale, metodi contraccettivi e via dicendo…

Mons. Vincenzo Paglia: Attenzione alle cattive interpretazioni. Il Papa non vuole dire che non si debba parlare della famiglia, anzi lui vuole sottolineare che si deve parlare della famiglia in tutti i suoi aspetti. Perché non c’è dubbio che la famiglia resta - come lui dice, riprendendo il documento di Aparecida e le parole di Benedetto XVI – un “patrimonio dell’umanità”. E aggiunge che è una delle ricchezze più straordinarie del popolo latino-americano. Quindi è esattamente l’amore per la famiglia che lo ha spinto a indire un Sinodo, perché comprende bene che al di là delle teorie, la nostra gente vive questi problemi. Quando parla di bambini ai quali hanno rubato il cuore e il futuro, quando parla dei giovani che non hanno lavoro, degli anziani che vengono scartati... sta parlando della famiglia, non di altro! In questo senso è un richiamo ad abbracciare la realtà, ad immergersi nelle favelas, nella vita di tutti i giorni. E siccome la vita di tutti giorni è ancora, di fatto, innervata sullo schema familiare, il Papa chiede: “Studiamo questo tema! Confrontiamoci con i problemi!”. È inutile che chiudiamo gli occhi. In questo senso, è la prospettiva straordinaria di un uomo che davvero è vissuto e vive ancora sullo stile familiare e non burocratico.

Sul tavolo, in modo particolare, c’è il tema della comunione ai divorziati risposati. Quale cammino si profila riguardo a tale questione?

Mons. Vincenzo Paglia: Il solo fatto di preoccuparsi di questo problema è già una risposta. Quando ad un malato gli si sta vicino, già quello è un modo di assisterlo. Il fatto è che l’amore è anche intelligente, non è sciocco; ecco perché bisogna sottolineare che se c’è una malattia, non si può bombardare, ma si deve curare. La verità non è un randello, bisogna curare la gente realmente. Da questo punto di vista è, per me, un Papa straordinario ed io come presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, non posso che attaccarmi a lui e seguirlo. Certo, a volte ci stacca eh! Il Papa ha un passo molto più veloce del nostro…

Questo può creare confusione?

Mons. Vincenzo Paglia: Siamo noi a dover scattare con lui! Da buoni credenti tutti dobbiamo capire che il Papa è colui che noi dobbiamo seguire. Quindi il problema vero è essere attenti, coglierne in profondità lo spirito e seguirlo con l’audacia che lui sta mostrando.

Nel suo intervento, lei affermava che nei trent’anni dall’ultimo Sinodo dedicato alla famiglia tante cose sono cambiate. Cosa, secondo lei, ha davvero subito una trasformazione?

Mons. Vincenzo Paglia: È cambiato il mondo, non solo quello politico che prima era diviso in due e oggi è polimorfo, ma anche la cultura. Una cultura individualista si sta sempre più affermando. È cambiato il rapporto tra i popoli, tra le generazioni e tra le persone. In questo senso la famiglia è coinvolta in queste molteplici trasformazioni e cambiamenti. C’è bisogno di ripensarla, di ricomprenderla, per poterla aiutare in una maniera più adeguata. È impossibile, ad esempio, concepire la famiglia senza l’amore, senza gli anziani, senza i bambini, diventa puro egoismo! Poi bisogna aiutare i giovani, specialmente quelli che si sposano, a comprendere il senso di questo sacramento; accompagnare i primi passi di queste nuove famiglie. Oggi è impossibile lasciare le famiglie da sole, perché le onde del mare sommergono le singole barche. Bisogna edificare allora una sorta di grande convoglio.

Chi è interpellato principalmente in questo?

Mons. Vincenzo Paglia: La Chiesa prima di tutto. Il Papa l’ha capito e ha indetto subito un Sinodo. Ma io mi auguro che questa audacia e questo coraggio del Santo Padre siano accolti e seguiti dai responsabili delle istituzioni pubbliche, dai governi nazionali e internazionali, da tutta la società, nessuno escluso. Perché tutti siamo toccati dalla famiglia. Il problema è che oggi rischiamo di essere ‘frantumati’ già dall’interno: ognuno ricerca il proprio benessere individuale. Il “noi” non ha più tanto spazio…

Oltre al documento finale, c’è la possibilità che dal prossimo Sinodo sulla famiglia esca fuori una nuova enciclica? Anche per mettere per iscritto le posizioni del Pontefice riguardo a certi temi ed evitare interpretazioni scorrette…

Mons. Vincenzo Paglia: Mi sembra prematuro. Sicuramente, come ogni Sinodo, ci sarà un documento che raccoglierà tutte le prospettive e decisioni e che aiuterà le parrocchie, le chiese e le diocesi ad intraprendere, con maggiore audacia, un rinnovato impegno di pastorale familiare. È vero comunque che oggi il rischio di leggere con gli 'occhiali propri' c’è molto. Questo sottolinea quell’individualismo di cui parlavamo prima, che coglie i giornalisti e non solo...