Monsignor Betori: Sì alla libertà religiosa, ma “non tutti i soggetti religiosi sono uguali”

Sull’eutanasia, “la politica vuole legiferare troppo”

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ROMA, domenica, 28 gennaio 2007 (ZENIT.org).- I Vescovi italiani sono favorevoli al riconoscimento della libertà religiosa, ma “non tutti i soggetti religiosi sono uguali nel nostro Paese” per presenza numerica o tradizione, ha dichiarato monsignor Giuseppe Betori, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI).



Così ha detto monsignor Betori in una intervista trasmessa nella prima parte della puntata di “A Sua Immagine” (www.asuaimmagine.rai.it), condotta da Andrea Sarubbi e andata in onda su “Rai Uno” domenica 28 gennaio.

Nel corso dell’intervista il presule ha abbozzato un quadro della situazione attuale della Chiesa in Italia a conclusione dei lavori del Consiglio Permanente della CEI, aperti lunedì 22 gennaio, ed ha affrontato temi specifici come l’eutanasia, i Pacs, la libertà religiosa e i fondi dell’8 per mille.

“Il problema di oggi, di sempre, è che l‘adesione al cristianesimo non significa una mentalità vissuta – ha detto il presule –. Oggi è un problema ancora più forte perché la cultura diffusa tende ad alimentarsi a delle fonti che non fanno riferimento alla fede; lo dico in riferimento alla cultura pubblica, che emerge nei grandi media”.

“Il cristiano si trova a vivere in un habitat che ostacola la sua professione di fede e la maturazione di una mentalità di fede”, ha spiegato.

“Ciò non toglie che siamo un Paese a forte identità cattolica, a forte partecipazione di cattolici, a differenza di altri Paesi europei come Francia, Germania”, ha tuttavia sottolineato il Segretario generale dell’episcopato italiano.

Riguardo le sfide specifiche che interpellano la Chiesa in Italia, monsignor Betori ha accennato al “problema della qualità della testimonianza che il cattolicesimo saprà dare verso gli altri fedeli, anche di altre religioni; questa è la sfida: non misurare i numeri, le percentuali, ma la qualità”.

Il 9 gennaio scorso monsignor Betori era intervenuto all’audizione informale tenutasi alla Camera dei Deputati e relativa alle proposte di legge C. 36 e C. 134 – che vedono come primi firmatari rispettivamente Marco Boato (Verdi) e Valdo Spini (Ulivo) – recanti “Norme sulla libertà religiosa e abrogazione della legislazione sui culti ammessi”, suscitando all’indomani critiche di atteggiamento oscurantista da parte di alcuni esponenti politici.

In quell’occasione monsignor Betori aveva sottolineato “l’esigenza di non sottovalutare i problemi connessi alla diffusione anche nel nostro Paese di nuovi movimenti religiosi, estranei alla tradizione giudaico-cristiana, che provocano diffuse reazioni di diffidenza e talvolta di allarme sociale” (cfr. ZENIT, 10 gennaio 2007).

A questo proposito, nell’intervista andata in onda durante la trasmissione “A Sua Immagine”, monsignor Betori ha affermato di non riuscire a capire “come i Vescovi potrebbero essere contro la libertà religiosa, soprattutto se sono italiani, visto che è uno dei principi costituzionali fondamentali. Noi siamo favorevoli al riconoscimento della libertà religiosa”.

“Lo ha ribadito anche il Santo Padre nel Messaggio per la Giornata della Pace quando ci ha detto che insieme al principio della dignità e del rispetto della vita, il principio della libertà religiosa è l’altro cardine di qualsiasi società”, ha poi ricordato.

“In Italia, si tratta di trovare una legge che mostri come questa libertà deve essere vissuta. Noi sottolineiamo che non tutti i soggetti religiosi sono uguali nel nostro Paese, vuoi per presenza, vuoi per storia o per natura stessa; da questo punto di vista è saggia la Costituzione Italiana che riconosce per ciascuna delle religioni un modo specifico con cui rispettare la libertà religiosa nel nostro Paese”, ha affermato.

“Nel caso della religione cattolica, questo viene esplicitato con un accordo tra Chiesa e Stato che è il Concordato; per molte religioni, lo stesso vale attraverso delle Intese, come per i Valdesi o gli Ebrei”, ha aggiunto.

“Si tratta di realtà diverse che hanno bisogno di risposte diverse per potersi esprimere con quella libertà che la costituzione riconosce”, ha poi continuato.

Intervenendo nel dibattito riguardante l’eutanasia, il presule ha detto di ritenere “che in questo, come in altri ambiti, la politica vuole legiferare troppo”.

“Su un tema come questo è difficile fare delle precise determinazioni da un punto di vista legislativo – ha affermato –. Andrebbe piuttosto valorizzata la deontologia medica, il ruolo del medico nel rapporto con il paziente”.

“Mi sembra che si voglia svuotare il ruolo del medico e si vuole affidare (la questione) all’arbitrio della persona, che poi è influenzata da influssi ideologici molto evidenti”, ha quindi osservato.

Il Segretario generale della CEI ha poi spostato l’accento sulla questione dei Pacs e sulla minaccia per l’istituto matrimoniale rappresentata dalla possibile legalizzazione delle unioni di fatto, affermando che “il problema è dei modelli”.

“Se noi pensiamo di poter mettere accanto a quello della famiglia monogamica, fatta da un uomo e una donna che si mettono insieme per la vita perché vogliono il bene reciproco e della società, altri modelli che non hanno in sé tutti questi elementi, noi scardiniamo, rispetto al progetto di vita i valori che presentiamo ai giovani, alle nuove generazioni e alla società”, ha spiegato.

“Da questo punto di vista i modelli sociali entrano in concorrenza tra di loro e diventa difficile accettarne alcuni concorrenziali a un principio fondamentale come la famiglia”, ha dichiarato.

A questo proposito, si è quindi discusso di una politica di sostegno maggiore alle famiglie, accennando in concreto al “Quoziente Familiare”, il sistema adottato in Francia, sulla scorta del quale il quoziente per determinare l'aliquota da applicare a tutto il reddito familiare è dato dal totale dei redditi dei membri della famiglia diviso per la somma di tutti i componenti il nucleo (a prescindere che siano o meno percettori di reddito).

“Questo è un esempio di quello che si potrebbe fare – ha detto monsignor Betori –. E’ l’indicazione che ci sono dei modi per venire incontro ai problemi della famiglia oggi, del formare una famiglia, di far figli”.

“L’esempio della Francia è molto interessante; a prescindere da una visione ideologica, si è potuto fare qualcosa di serio per la famiglia e la natalità, senza scardinare i conti economici del Paese”, ha osservato.

Infine, il presule ha affrontato la questione dei fondi dell’8 per mille, sostenendo che “è una forma attraverso cui la popolazione italiana può destinare una parte delle proprie tasse alla Chiesa cattolica, per i fini che sono stabiliti dallo Stato, come il sostentamento del clero, l’ edilizia di culto, cioè la costruzione di nuove chiese e di complessi pastorali”.

“Così lo Stato si è sgravato da impegni che aveva preso in passato a copertura delle leggi eversive che avevano tolto dei beni alla Chiesa ed è la gente stessa che interviene, e non è che così non si fa niente per la carità, perché i sacerdoti sono degli agenti fondamentali per la carità e la socialità nel nostro Paese stesso e non solo nel Terzo mondo”, ha poi concluso.