Monsignor Betori: su questione Chiesa-Ici, “ci sentiamo aggrediti”

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ROMA, venerdì, 31 agosto 2007 (ZENIT.org).- “Ci sentiamo aggrediti, c’è una strumentalità in queste denunce che lascia esterrefatti”, ha detto questo venerdì mattina il Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), monsignor Giuseppe Betori, in riferimento alle polemiche sull'esenzione Ici di molti immobili della Chiesa.



“L’opinione pubblica conosce bene la Chiesa e ciò che fa, ma c’è chi vuol buttare fango facendo credere che goda di privilegi specifici”, il che “è falso”, ha precisato monsignor Betori rispondendo ai giornalisti durante la conferenza stampa di presentazione dell'Agorà dei giovani a Loreto, secondo quanto riferito dall'agenzia SIR.

Il Segretario della Cei ha ricordato come alla base non vi siano agevolazioni più o meno recenti, ma la legge istitutiva dell’Ici, che risale al 1992 e “prevede forme di esenzione per edifici di proprietà dello Stato, delle regioni, delle province, degli enti locali e degli enti non profit”.

Proprio in quest’ultima categoria rientrano le confessioni religiose “e quindi non solo la Chiesa cattolica”, limitatamente “ad alcuni specifici utilizzi dell’immobile, di natura assistenziale, ricreativa, educativa o di culto”.

Secondo il presule, non vi sono benefici per le attività che contemplino fini di lucro, e a questo dettato normativo la Chiesa si attiene.

Tuttavia, ha continuato, “alcune attività possono assumere valenza commerciale quando ricevono aiuti pubblici: è il caso della mensa Caritas quando riceve un sussidio dal Comune, poiché deve rilasciare ricevuta”.

Un’esigenza che, però, “non trasforma in commerciale, ossia con fini di lucro, l’opera caritativa verso i poveri” e “pensare che la Caritas possa fare concorrenza sleale ai ristoranti della città è inaccettabile”.