Monsignor Caffarra: comune responsabilità di ebrei e cattolici verso il mondo odierno

Durante la cerimonia di inaugurazione della Sinagoga di Bologna

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BOLOGNA, giovedì, 15 settembre 2005 (ZENIT.org).- Durante la cerimonia di inaugurazone della Sinagoga di Bologna di questo giovedì sera, monsignor Carlo Caffarra, Arcivescovo della città, ha ricordato la comune responsabilità di ebrei e cattolici verso il mondo odierno, per evitare che l’uomo nel diventare „legge a se stesso“ giunga all’autodistruzione.



La cerimonia tenutasi quest’oggi giunge al termine del recente restauro della Sinagoga di Bologna distrutta il 25 settembre del 1943, e riaperta successivamente il 26 settembre 1954.

All’evento hanno preso parte il Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Bologna Alberto Sermoneta e il Presidente della Comunità ebraica di Bologna e progettista del restauro Lucio Pardo, oltre ad autorità istituzionali ed esponenti del mondo religioso.

Nel suo intervento monsignor Caffarra ha ricordato come questa sua visita si ponga in continuità con quanto fatto dal suo predecessore, il Cardinale Giacomo Biffi, nel 1988, “come segno della volontà della comunità cattolica di Bologna di continuare, di migliorare, di approfondire il rapporto colla comunità ebraica”, così come “di approfondire sempre maggiormente la riflessione teologica circa il rapporto tra ebraismo e cristianesimo”.

“Noi pagani, per la divina misericordia che ci è stata usata, eravamo oleastri e siamo stati innestati diventando così partecipi della radice e della linfa dell’ulivo che siete voi [cfr. Rom 11,27] – ha detto –. Abbiamo così potuto anche noi riconoscerci con voi nella paternità di Abramo [cfr. Gal 3,7; Rom 4,11s], e con voi accogliamo come parola dell’Eterno gli insegnamenti di Mosè e dei Profeti”.

“La nostra preghiera è costituita come la vostra dalla recita dei salmi. Pertanto nessuno può dirsi discepolo di Cristo se non si sente spiritualmente ebreo”, ha riconosciuto poi.

“Certamente non sarebbe degno di persone oneste dissimulare le profonde differenze che riguardano punti fondamentali della nostra e vostra fede – ha precisato –. Ma le differenze non sono ragioni per non avere reciproco rispetto; anzi, sono ragioni che devono spingerci ad una sempre più profonda conoscenza”.

“Abbiamo una grave e comune corresponsabilità, noi comunità cattolica e comunità ebraica, verso il mondo di oggi, soprattutto verso le giovani generazioni”.

“Condividiamo l’intima convinzione che quando l’uomo vuole diventare legge a se stesso, quando vuole vivere prescindendo dalla Fonte della vita, finisce nell’autodistruzione”, ha osservato.

“Queste parole risuonano particolarmente gravi in questo luogo, nel ricordo particolare degli ottantatré ebrei bolognesi deportati con il loro rabbino Alberto Avraham Orvieto”, ha ricordato l’Arcivescovo richiamando le deportazioni degli ebrei del ghetto di Bologna in seguito all’introduzione in Italia delle leggi razziali del 1938.

“Quando si nega la santità dell’Eterno si finisce per distruggere l’uomo. La folle ideologia nazista ha cercato di compiere l’atto più sacrilego della storia: cancellare il popolo d’Israele, segno vivente della presenza del Mistero dentro la storia”, ha aggiunto.

“Abbiamo in comune una grave responsabilità educativa verso le giovani generazioni: custodire in loro la memoria dell’esito cui conduce il rifiuto della legge dell’Eterno; comunicare loro la gioia della verità circa il bene insegnataci dalla legge dell’Eterno”.

“Concludo rivolgendovi anch’io le parole della benedizione alla Comunità: ‘Il re del mondo vi benedica e vi renda meritevoli ed ascolti la voce con cui lo pregate: siate redenti e salvati da ogni angustia e distretta’”, ha detto infine.