Monsignor Caffarra spiega ai docenti universitari che non c’è libertà senza verità

Intervenendo all’Università degli Studi di Bologna

| 779 hits

BOLOGNA, venerdì, 26 novembre 2004 (ZENIT.org).- Giovedì 25 novembre, nella prima di un ciclo di tre lezioni dirette ai docenti universitari di Bologna, monsignor Carlo Caffarra ha spiegato “la libertà umana nella concezione cristiana”, precisando che è la fede l’apice della libertà.



Caffarra ha iniziato citando il filosofo Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831), il quale riconosceva che “né i greci, né i romani, né parimenti gli asiatici sapevano che l’uomo in quanto uomo è nato libero, ch’egli è libero”, è “il cristianesimo che ha portato la dottrina che davanti a Dio tutti gli uomini sono liberi, che Cristo ha liberato gli uomini, li ha resi uguali davanti a Dio”.

Ancora Hegel scriveva : “(Per il cristianesimo) l’individuo come tale ha valore infinito, ed essendo oggetto e scopo dell’amore di Dio, è destinato ad avere relazione assoluta con Dio come spirito”.

Secondo l’arcivescovo di Bologna: “Se la persona umana, ogni persona umana, è stata pensata e voluta da Dio stesso, ciascuno di noi è investito di un compito, è depositario di una ‘missione’ affidata precisamente alla sua libertà. Il senso della vita non deve essere inventato, ma scoperto”.

”Nella prospettiva cristiana - ha continuato poi -, la libertà sta nella capacità di rispondere alla chiamata di Dio creatore. Capacità di rispondere, cioè responsabilità”.

Secondo monsignor Caffarra: “l’annuncio cristiano afferma che l’uomo non è il prodotto della natura, ma un tu di fronte a Dio, suscitato dal suo amore”.

”Ogni persona è finalizzata ad un incontro personale con Dio stesso” e per questo “la nostra domanda di verità ha un significato”.

L’arcivescovo di Bologna ha continuato illustrando come l’amicizia fra Dio e l’uomo “dipende completamente dalla decisione di Dio di rivelarsi all’uomo, di dirsi all’uomo in modo immediato e diretto”.

“Perché l’amicizia con Dio accada” però, “l’uomo deve decidere di accettare la rivelazione ”.

”Nella concezione cristiana quindi la libertà umana raggiunge il suo apice nell’atto di fede. Attraverso l’atto di fede l’io dà alla sua esistenza un senso radicale e definitivo. La fede è riconoscere che il rapporto personale con Cristo vivente nella Chiesa è il significato ultimo della vita”, ha quindi affermato.

Caffarra ha infine concluso sottolineando che “l’agire è moralmente buono quando le scelte della libertà sono conformi al vero bene dell’uomo ed esprimono così l’ordinazione volontaria della persona verso il suo fine ultimo, cioè Dio stesso: il bene supremo nel quale l’uomo trova la sua piena e perfetta felicità”.