Monsignor Comastri incoraggia i giovani ad essere “segnaletica di felicità” nel mondo

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ROMA, venerdì, 2 marzo 2007 (ZENIT.org).- Essere “segnaletica di felicità” nel mondo e “non girare il cartello”: è stato questo il messaggio lasciato da monsignor Angelo Comastri ai giovani impegnati in opere di carità nel corso di una conferenza organizzata questo giovedì a Roma dall’associazione “Il Custode”.



L’Arcivescovo Comastri, vicario generale del Santo Padre per la Città del Vaticano, si è rivolto ai giovani presenti nell’auditorium dell’istituto delle Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria ricordando loro che ciò che il Signore ha acceso nella loro vita “è perché tanta gente non sia delusa da noi discepoli di Cristo”.

Citando Madre Teresa di Calcutta, il presule ha denunciato che se nel sud del mondo la gente muore per mancanza di pane, nel nord muore per mancanza di amore, “per mancanza di Dio”. “Voi con la vostra opera ricreate spazio a Dio, costruite delle piccole Betlemme, dove si può incontrare il Signore perché Dio si incontra soltanto nell’amore”, ha spiegato.

L’incontro con Dio, ha osservato monsignor Comastri, avviene “quando si esce dall’egoismo”. La sfida successiva è quella di “non rientrare nella gabbia”, di portare avanti la scelta di carità che fa diventare “una segnaletica di felicità per tanti giovani che la cercano”, “una segnaletica giusta” “per tanti giovani depistati dal cammino della gioia”.

E’ il dono che arricchisce, ha dichiarato, e quando si smette di pensare a se stessi si incontra Dio.

Una delle più grandi menzogne della società di oggi, ha proseguito l’Arcivescovo, “è che fa capire ai giovani che la felicità si trova dove non c’è”. I giovani sono quindi “arrabbiati, violenti, delusi”, e “tanta violenza nasce proprio così, è una violenza di delusione”.

E’ invece la carità che porta alla gioia, ha osservato: “chi dona si arricchisce, diventa un gigante, anche su una sedia a rotelle, anche in un letto. Quanti giganti ci sono senza gambe e senza salute, e quanti con le gambe e la salute sono persone che stanno sulla sedia a rotelle perché non camminano!”.

Monsignor Comastri ha arricchito il suo intervento con l’esempio di vista di persone che, pur segnate gravemente dalla malattia, hanno saputo lanciare un forte segnale di speranza e di amore.

Esemplare, a questo proposito, la storia di Maria, incontrata al santuario di Loreto, che affermò di essere diventata felice dopo aver capito che esisteva “per gridare a coloro che hanno la salute che non possono tenerla per sé, ma la devono donare a chi non ce l’ha”, e che se non donano la salute questa “marcirà e non li renderà felici, perché gli egoisti sono tutti infelici”.

“La carità è abitare negli altri” è invece la lezione lasciata da Benedetta, che seppur resa totalmente invalida da una malattia degenerativa traboccava di fede e riuscì a sollevare dalla disperazione un ragazzo handicappato di nome Natalino, che dopo essere stato contattato da lei arrivò a dire: “Prima mi lamentavo perché non c’è rosa senza spine, ora lodo il Signore perché non c’è spina senza rosa”.

“Sono i capolavori di Dio”, “è un capolavoro della carità”, ha affermato monsignor Comastri.

Il presule ha concluso il suo intervento con un ricordo di Madre Teresa di Calcutta. Ad un fotografo che le chiedeva come mai sembrasse piena di gioia la Madre rispose: “I miei occhi sono felici perché le mie mani asciugano tante lacrime. Faccia così anche lei. Le assicuro che funziona”.

“Tanti ragazzi sono tristi perché non hanno asciugato mai nessuna lacrima”, ha constatato l’Arcivescovo Comastri.

“E’ la carità che arricchisce”, ha ribadito, “il bene non si fa per forza”.

“Voi siete la segnaletica della felicità – ha concluso –. Non girate il cartello”.

L’associazione di volontariato “Il Custode” è nata a Roma nel 2005 e sostiene numerosi progetti missionari in ogni parte del mondo. Per informazioni, si può consultare il sito www.ilcustode.it o scrivere all’indirizzo e-mail info@ilcustode.it.