Monsignor Crepaldi: “Il problema ambientale è un problema antropologico”

Nell’intervenire ad una Conferenza sul tema: “I Cristiani e l’ambiente”

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RIMINI, mercoledì, 24 agosto 2005 (ZENIT.org).- Una cultura della difesa ambientale che non criminalizzi né l’uomo né la natura, ma che ristabilisca l’ordine del Creatore, con l’uomo libero e responsabile della conservazione e dello sviluppo del creato.



Questo è quanto hanno sostenuto monsignor Giampaolo Crepaldi, Segretario del Pontificio Consiglio delle Giustizia e della Pace e il professor Paolo Togni, capo di Gabinetto del Ministero dell’Ambiente in un incontro che si è svolto al Meeting di Rimini martedì 23 agosto sul tema: “I Cristiani e l’ambiente”.

Monsignor Crepaldi ha sottolineato che la Chiesa cattolica è molto sensibile ai temi che riguardano il creato, ma non avvalla nessuna “assolutizzazione della natura, né la riduzione a suo mero strumento. Ne fa invece il teatro culturale e morale nel quale l’uomo gioca la propria responsabilità davanti agli altri uomini comprese le generazioni future e davanti a Dio” per la propria crescita e in una logica di destinazione universale dei beni.

Crepaldi ha respinto i tentativi di idolatria della natura, oggi presenti nell’ecologismo radicale, ed ha ribadito che la Chiesa “ha fiducia nell’uomo e nelle sue capacità sempre nuova di cercare soluzioni ai problemi che la storia gli pone”.

Secondo il Segretario del Dicastero vaticano “il problema ambientale è un problema antropologico” e che lo sviluppo della cultura ambientale dovrebbe prendere in considerazione la definizione di “ecologia umana” coniata da Giovanni Paolo II.

Nella prospettiva della Dottrina sociale della Chiesa – ha continuato Crepaldi –, “Dio ha dato all’uomo la Terra ma anche l’uomo stesso. Egli deve quindi rispettare non solo la natura ma anche la vita morale dell’uomo mediante una ‘ecologia umana’”

Bisogna anche aggiungere che “il modo in cui l’uomo guarda dentro se stesso dipende da come egli si rivolge a Dio”.

“L’errore antropologico è a sua vola un errore teologico. Quando l’uomo vuole porsi al posto di Dio, perde di vista anche se stesso e la sua responsabilità di governo della natura”.

Infine, monsignor Crepaldi ha spiegato la rivoluzione culturale antropologica operata dal cristianesimo nel mondo pagano.

Secondo il prelato, per capire il testo iniziale della Bibbia in cui si parla di Dio che crea l’uomo con l’argilla, soffiandogli poi sopra lo spirito di vita, bisogna conoscere il poema di Gilgamesh diffuso nell’area letteraria assiro-babilonese.

In quel poema la creazione dell’uomo nasce dall’inimicizia tra gli Dei, i quali uccidono quello che secondo loro era la causa dei litigi. Il sangue del Dio ucciso cade sulla terra da cui nasce l’uomo, che porta la colpa di quel Dio. In questa visione Dio è cattivo e l’uomo è privo di libertà.

Gli ebrei si confrontarono con queste culture, e ribaltarono il senso della storia, superando anche il mondo pagano. Prima Dio crea l’uomo dopo l’uomo nella sua libertà può fare il bene o peccare. Dio è buono e l’uomo è libero.

Nel prendere la parola, il Professor Togni ha precisato che non può esistere un approccio ai problemi ecologici “se non si parte da una concezione antropologica, perché è evidente che l’umanità è l’unico soggetto in grado di migliorare le condizioni ambientali”.

ll Capo di Gabinetto del Ministero dell’Ambiente ha poi sottolineato, dal punto di visto giurisdizionale, i limiti di un approccio che non tenga conto della legge naturale. In particolare Togni ha mostrato quanti problemi hanno generato le Costituzioni che non fanno riferimento a Dio, e quanto decisive per la storia dell’umanità siano state le tavole della legge con impressi i dieci comandamenti.

In conclusione Crepaldi e Togni hanno indicato nella concezione cristiana la via alternativa al catastrofismo pessimista che considera l’uomo cancro del pianeta.