Monsignor Crepaldi mette in guardia sul laicismo come forma di fideismo opposto alla verità

Intervento del Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace

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MILANO, domenica, 6 febbraio 2005 (ZENIT.org).- Il laicismo rischia di diventare una forma di fideismo opposto alla verità. Lo ha spiegato Monsignor Giampaolo Crepaldi intervenendo il 5 febbraio al Consiglio pastorale diocesano di Milano con una relazione dal titolo “Responsabilità e compiti delle comunità cristiane di fronte alle questioni socio-politiche”.



“Come la Rerum novarum e la Centesimus annus, il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa dice che non c’è vera soluzione della questione sociale fuori del Vangelo”, ha esordito il Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

“L’incontro tra fede e ragione e l’orientamento dell’azione verso la caritas: questa è la sintesi che il Compendio vuole promuovere”, ha quindi aggiunto.

Per chiarire il rapporto tra fede e politica, il prelato ha affrontato il concetto di laicità che si diffonde in alcuni ambiti sociali, spiegando che “la laicità, così intesa, non è, come spesso si ritiene, una forma di ‘neutralità’ o di ‘obiettività’”.

“E’, invece, una presa di posizione assoluta, che può esercitare una forma di intolleranza non meno grave e pericolosa di quella che spesso si attribuisce alla religione”.

“E’ proprio vero che la ragione possa sbarazzarsi del rapporto con la fede senza un atto di fede?” Si è chiesto Crepaldi, affermando che “il razionalismo è, in fondo, fideismo”.

“La ragione laicista pretende che, abbandonando le fedi, essa possa starsene vestita solo del proprio rigore procedurale e, così facendo, si chiude, per fede, in se stessa. L’assoluta laicità, o laicismo, è essa stessa una fede”, ha ribadito il prelato.

Crepaldi ha poi chiarito l’equivoco concernente l’uomo di fede. “Sembra che egli, per poter dialogare con gli altri uomini, debba necessariamente scendere sul terreno, presunto neutro, della ragione”.

“Certamente la Chiesa ha sempre insegnato che la fede cristiana assume dentro di sé anche la legge naturale, ma quando il cristiano affronta in termini razionali questioni etiche di legge naturale non deve assolutamente dismettere la propria dimensione di fede”, ha poi affermato.

“La missione della Chiesa si presenta religiosa e per ciò stesso profondamente umana”, sicché è impensabile che per dialogare con gli uomini il credente debba rinunciare alla dimensione religiosa: “La fede cristiana è la modalità con cui i cristiani sono uomini e vivono assieme agli altri uomini” ha affermato Crepaldi.

“Del resto, una sana laicità e un sano liberalismo, non dovrebbero chiedere una simile rinuncia, ma dovrebbero essere ‘aperti’ anche ad argomenti religiosi e non solo ad argomenti di ragione”.

Il Segretario del dicastero Vaticano ha rilevato che occorre, però “che i cattolici colgano la propria fede come verità altrimenti non riusciranno a valorizzare l’universalità della propria dottrina sociale (…) confondendo la sua storicità con la relatività”.

La dottrina sociale della Chiesa – ha concluso monsignor Crepaldi – si presenta come “verità, una verità non ideologica, forte ma non impositiva, sussidiariamente articolata e in grado di dar conto della complessità, capace di entrare in dialogo con le discipline, fornendo loro un quadro orientativo che non sia prigione ma nemmeno che disperda i saperi in diaspora”.