Monsignor Fitzgerald: corretta educazione alla tolleranza, nella salvaguardia delle diversità

Intervento all’OSCE su educazione e dialogo contro la discriminazione

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BRUXELLES, giovedì, 23 settembre 2004 (ZENIT.org).- In un intervento tenuto il 14 settembre scorso monsignor Michael Fitzgerald, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha sottolineato l’importanza di una corretta educazione e di un uso appropriato dei media nella formazione di una cultura del rispetto e della tolleranza verso le altre tradizioni religiose, che salvaguardi anche le diversità.



Nei giorni 13-14 settembre si è svolta, a Bruxelles, la Conferenza dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) sulla tolleranza e sulla lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione.

Monsignor Fitzgerald, per l’occasione a capo della Delegazione della Santa Sede, affermando di rintracciare alle radici del razzismo e della discriminazione “ignoranza, pregiudizio, odio” spesso originati “da una fallace e inadeguata educazione e anche da un cattivo uso dei media”, ha indicato come “fondamentale” “il ruolo dell’educazione come ‘buona pratica da promuovere’ nella battaglia contro questi mali”.

“Essa offre una opportunità unica di presentare – specialmente ai giovani – alcuni dei valori principali così come l’unità della razza umana, l’eguale dignità degli esseri umani, la solidarietà che lega insieme tutti i membri della famiglia umana”.

Il presidente del dicastero vaticano per il Dialogo Interreligioso ha quindi sottolineato la necessità “di monitorare, e di correggere se necessario, le presentazioni fatte nei libri di testo usati nelle scuole”.

“I programmi delle istituzioni educative dovrebbero trasmettere una conoscenza oggettiva delle diverse culture e incoraggiare l’interesse delle nuove generazioni nelle diverse tradizioni storiche, linguistiche e culturali della loro particolare area, del continente europeo e anzi del mondo nella sua interezza”, ha poi affermato.

“In molti paesi in cui la maggioranza della popolazione non è Cristiana – ha detto –, le scuole cattoliche sono luoghi dove i bambini e i giovani di fedi, culture, classi sociali e estrazioni etniche diverse vengono a contatto fra di loro e sono educati insieme”.

Perciò nel “rispetto per l’identità religiosa di ciascun individuo” è necessaria “una educazione in grado di fornire una comprensione della specificità delle Chiese e delle comunità religiose vis-à-vis con le organizzazioni della società civile, alle quali non possono essere ridotte”.

“I media hanno una grande responsabilità in questo e costituiscono una fonte significativa per creare una coscienza di questa specificità, e guadagnare il rispetto per essa”, ha commentato.

Allo stesso tempo monsignor Fitzgerald ha avvertito tuttavia che l’educazione al rispetto e alla tolleranza non implicano “ridurre i principi fondamentali di ogni religione e cultura ad un minimo comun denominatore”.

Tale principio viene enunciato nella Dichiarazione dell’UNESCO sulla Tolleranza (1995) dove all’articolo 1.4 si afferma espressamente che “in compatibilità con il rispetto dei diritti umani, la pratica della tolleranza non significa tollerare l’ingiustizia sociale o l’abbandono o l’indebolimento delle convinzioni di una persona”.

“L’educazione alla tolleranza, anche attraverso i media, significa educare nell’esercizio della libertà ad aderire alle convinzioni proprie di una persona, e accettare al contempo che anche altri possano aderire ai loro, e rispettare queste pratiche che corrispondono ai credi religiosi di ogni individuo, purchè essi non violino né i diritti degli altri, né la sicurezza nazionale, così come la salute pubblica o le norme morali”, ha infine concluso.

Il prelato ha quindi ricordato come Giovanni Paolo II abbia spesso “enfatizzato che l’insegnamento della religione, in particolare, può instillare la speranza che esista la possibilità reale di convivenza in una prospettiva comune di solidarietà e pace”.

L’OSCE, fondata nel 1975 ad Helsinki come Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, è la più grande organizzazione per la sicurezza regionale al mondo con 55 Stati membri dell’Europa, dell’Asia centrale e del Nord America.

La sua sede principale si trova a Vienna, in Austria, e le sue attività riguardano tre ambiti specifici: quello politico-militare, nel controllo delle armi e nelle questioni legate ai problemi di sicurezza nei paesi dell'OSCE; quello umanitario, nella difesa dei diritti umani, nel processo di democratizzazione, nelle questioni religiose, nel monitoraggio delle elezioni, nel traffico di essere umani, nel sostegno a favore di media liberi etc.; e quello economico-ambientale, nella crescita economica sostenibile delle zone più povere dell'area di sua competenza.