Monsignor Foley detta il vademecum del buon giornalista cattolico

Ricerca della verità, rispetto della dignità altrui, e alla larga da calunnia e gossip

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BOGOTA’, martedì, 12 ottobre 2004 (ZENIT.org).- L’arcivescovo John P. Foley ha parlato, questo lunedì, dell’ “obbligo speciale” dei giornalisti cattolici di cercare e raccontare sempre la verità, in special modo di farsi portatori del “messaggio liberatore della verità” di Cristo, evitando gossip e calunnia, e mantenendo sempre un sano giudizio critico al di là delle ideologie o delle fedi religiose.



Questi i suggerimenti del Presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali nell’intervenire durante una Convention mondiale dei giovani giornalisti cattolici tenutasi dal 9 al 12 ottobre all’interno della scuola “Mater Dei” a Bangkok, in Tailandia, ad anticipazione del Congresso triennale dell’ UCIP , l'Unione internazionale della stampa cattolica, che si svolgerà nello stesso Paese fino al 16 ottobre.

L’arcivescovo nel prendere la parola ha affermato di sentirsi ancora un “giovane giornalista”, ed ha raccontato brevemente i suoi esordi all’interno di un piccolo giornale, a cui lavorava insieme a due suoi compagni di classe, utilizzando una macchina da scrivere con carta carbone per fare delle copie in più.

“Il lavoro durava tantissimo, il prodotto era a malapena un capolavoro e la pubblicazione morì dopo un po’ di numeri”, ha ricordato il monsignore affermando di sentire la “stessa gioia ed entusiasmo”, e di sperare di essere ancora mosso dallo “stesso idealismo” che lo animava allora.

Nel rivolgersi ai giovani giornalisti l’arcivescovo Foley ha da subito posto come premessa che in quanto esseri umani, abbiamo “una dignità data da Dio, un destino eterno, una responsabilità morale permanente”, da cui deriva l’ “obbligo a dire sempre la verità”.

“Noi cerchiamo di portare alla gente il messaggio liberatore della verità”, “verità che a volte può essere sconcertante” o che “in alcune occasioni può mettere in imbarazzo il potente”.

Ma se questo è “lo speciale obbligo” che a ci viene richiesto quali sono allora le “norme pratiche” a cui attenersi e da seguire, si è domandato monsignor Foley.

Innanzitutto “non mentire per nessuna cosa al mondo o non macchiarsi della colpa di scrivere o diffondere una deliberata falsità”; poi “indagare per conoscere la verità ed essere guidati non dal preconcetto o dai pregiudizi ma dai fatti, non importa quanto essi possano essere scomodi per noi”.

E ancora, l’arcivescovo ha consigliato una certa prudenza nel trattare “le reputazioni altrui”. “Tutti noi sappiamo che la calunnia – il dire una falsità su un altro – è una cosa sbagliata. Ma pochi di noi sanno che anche la maldicenza – dire una verità circa qualcun altro che distruggerebbe la sua reputazione senza una buona ragione – è una cosa sbagliata”.

Il monsignor, ha poi fatto come esempio l’inutilità del rivelare i retroscena della vita sentimentale di un persona che sta per diventare presidente di una banca, affermando che “ciò potrebbe essere irrilevante all’incarico per cui la persona è stata proposta e potrebbe essere considerato come una violazione della privacy”.

Un consiglio su cui il prelato ha posto l’accento è quello di “esaminare le documentazioni pubbliche”, osservando che queste possono al contempo essere di grande utilità e di grande valore informativo per la gente comune.

Infatti, afferma, “ci sono letteralmente migliaia di storie nascoste nei budget pubblici: per quale progetto il governo ha assegnato i soldi? Chi sono gli appaltatori scelti dal governo per portare a compimento il progetto? Chi sono coloro che contribuiscono alle campagne politiche?”.

Cambiando discorso, il prelato statunitense ha quindi lamentato una diffusione troppo marcata del “gossip”, mirato soprattutto ad incrementare le vendite dei giornali, e che spesso sconfina nella calunnia. “Noi dovremmo dare alla gente ciò che essi dovrebbero sapere – ma in maniera interessante e avvincente”.

L’arcivescovo Foley ha quindi parlato della dignità della persona umana, che deve essere sempre tenuta presente e rispettata in special modo nel trattare questioni delicate quali la povertà e la malattia, facendo anche in modo di non umiliare e di non danneggiar le persone, agendo sempre come “reporter sensibili della verità vivente”.

“Come reporter, possiamo e dovremmo avere degli ideali politici, ma non dovremmo lasciare che le nostre preferenze politiche determinino il nostro modo di fare cronaca”, ha tenuto a sottolineare il monsignore.

“Come Cattolici, abbiamo degli ideali religiosi, ma essi non dovrebbero impedirci di fare delle cronache su delle situazioni – persino nella Chiesa – che non sono in accordo con i nostri ideali, e, come Dio sa, negli ultimi anni ne abbiamo sentite non poche sulla debolezza di alcuni di coloro che fanno parte del clero”.

Ma allo stesso tempo non dovremmo cadere nell’errore opposto di divenire “prigionieri delle brutte notizie e riferire solo dei peccati del mondo e nella Chiesa”, ha osservato.

Rivolgendosi poi direttamente ai giovani giornalisti il monsignore ha parlato dei loro desideri di lavorare nel mondo dei media cattolici, sottolineando il loro “privilegio nel riferire ciò che la Chiesa sta facendo in tutto il mondo in nome di Dio”.

“Voi potete far conoscere queste storie, e nel fare ciò, potete anche fare in modo che queste meravigliose attività, queste buone notizie, avvengano in altri luoghi”.

Nel rendere possibile questo compito giunge in aiuto anche la facile accessibilità ai media sociali caratteristica dei giorni nostri, grazie anche ad Internet, che permette di far arrivare le notizie anche se ci “dovesse essere fra i potenti una cospirazione per mettere a tacere le cose”.

“Gesù ha detto: ‘La verità vi farà liberi’. Se voi direte sempre la verità non diventerete mai prigionieri delle nostre stesse menzogne – o delle menzogne di qualcun altro”.

“Infine, come esseri umani e in particolare come giornalisti, non ci può essere nulla di più appagante che sapere, amare, e servire Gesù Cristo che infatti è ‘la via, la verità e la vita’”, ha infine concluso.