Monsignor Forte ai sacerdoti: nella "bellezza umile del crocifisso" è il volto della verità e del bene

Nell’intervenire all’incontro internazionale in corso a Malta

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LA VALLETTA, giovedì, 21 ottobre 2004 (ZENIT.org).- Come presentare la santità alle donne e agli uomini di questa nostra inquieta stagione post-moderna? Come renderla attraente ai giovani, al punto da poterli invitare a mettere in gioco la propria vita per essa? Queste le domande che monsignor Bruno Forte, arcivescovo della Diocesi di Chieti-Vasto, ha posto il 18 ottobre ai 1.300 sacerdoti riuniti a Malta.



Intervenendo al Convegno internazionale promosso dalla Congregazione per il Clero, sul tema “Sacerdoti, forgiatori di Santi per il nuovo millennio”, l’arcivescovo ha spiegato che “è questa la domanda da cui occorre partire per parlare della santità, in particolare quando si tratta di quella del sacerdote e della proposta della vita presbiterale ai giovani come di un’esistenza veramente significativa e piena”.

La risposta, secondo il prelato, che è anche teologo e scrittore, “è la via della bellezza” perché ci aiuta “a scoprire il senso e il fascino della santità”.

“Di questa santità, intesa come bellezza e unità con l’Eterno, la modernità, ha perso il senso e la strada”, ha precisato Forte.

“L’epoca moderna è il tempo dell’utopia: dove la ragione moderna pensava di aver tutto compreso, la volontà di potenza delle ideologie ambiva ad imporre alla realtà complessa e drammatica la totalità senza ombre dell’idea, rincorrendo l’aspirazione utopica di un compiuto regno dell’uomo”.

“In questa ambizione, - ha spiegato l’arcivescovo - affamata di totalità, non restava spazio per la Trascendenza”.

“Perciò – ha aggiunto –, nel tempo dell’utopia velleitaria della ragione adulta la bellezza è stata respinta, esiliata o ridotta a calcolo, a volgarissimo ‘kitsch’” generando come “conseguenza drammatica” una “inevitabile perdita del senso del vero e del bene”, ha sottolineato Forte.

“In un mondo senza bellezza [...] anche il bene ha perduto la sua forza di attrazione. In un mondo che non si crede più capace di affermare il bello, gli argomenti in favore della verità hanno esaurito la loro forza di conclusione logica” .

Ciò di cui allora v'è urgente bisogno ha esclamato il prelato “è un recupero della bellezza della verità e del bene, che li faccia amare, poiché non si può amare che il bello” (“Non possumus amare nisi pulchra”: Agostino, De musica, VI, 13, 38).

“Questo vuol dire che non basta più testimoniare l'alterità di Dio [...] bisogna testimoniare la bellezza dell’appartenenza a Dio, la forza attraente della santità”.

“Nel tempo del disincanto e della ragione debole, – ha continuato il teologo – in questa postmodernità nichilista e debole, rinunciataria di fronte alla verità e al bene perché sospettosa nei confronti di tutti gli orizzonti globali di senso, di cui l’ideologia aveva abusato, solo la bellezza della santità intesa come appartenenza incondizionata all’Eterno può offrirsi come ciò per cui valga la pena di vivere e che sia capace di vincere il dolore e la morte, dando speranza alla vita”.

Forte ha poi indicato il punto centrale della bellezza nel Crocifisso: “Il volto della verità e del bene che più può attrarre a sé è quello della bellezza umile del crocifisso amore” .

“La santità, – ha concluso l’Arcivescovo – rivelata come bellezza che salva nel Figlio di Dio crocifisso e abbandonato, è, pertanto, la via per annunciare al mondo la gioia della salvezza che in Cristo gli è stata donata”.

[Per seguire i diversi interventi che si terranno a Malta basta collegarsi alla pagina web: www.clerus.org]