Monsignor Lajolo presiede l'inaugurazione della targa del primo meridiano d'Italia in Vaticano

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Di Mirko Testa

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 27 febbraio 2007 (ZENIT.org).- Monsignor Giovanni Lajolo, Presidente del Governatorato vaticano, è intervenuto il 23 febbraio scorso alla cerimonia d'inaugurazione di una targa per la segnalazione del primo meridiano d'Italia sul territorio vaticano, già segnalato sulla sommità di Monte Mario.

L'iniziativa di porre in Vaticano una targa per il meridiano che passa proprio ai piedi della statua di San Pietro, nei Giardini Vaticani, è stata promossa dal Centro di ricerca topografica “Studium Urbis”.

All'inizio il presule ha spiegato le finalità pratiche dettate dalla determinazione precisa del meridiano tra cui quella di fissare le date delle ricorrenze del calendario, e a questo proposito ha ricordato che in Vaticano è stata tracciata un'altra meridiana, che si trova nella Sala principale del primo piano della Torre dei Venti, “al fine di misurare l'altezza del sole a mezzogiorno secondo le stagioni metereologiche”.

“In base ad essa Ignazio Danti poté dimostrare a Papa Gregorio XIII che l'equinozio astronomico di Primavera non cadeva più il 21 marzo, ma l'11 marzo, con conseguenze nella fissazione della data della Pasqua”, ha detto il presule.

Monsignor Lajolo ha quindi fatto riferimento a un'altra famosa meridiana visibile a Roma, detta linea Clementina, che si trova nella Basilica michelangiolesca di Santa Maria degli Angeli.

“In base ad essa – ha spiegato – all'inizio del 1770 il veronese Francesco Bianchini, canonico di San Lorenzo in Damaso, poté verificare per il Papa Clemente XI la validità della riforma del Calendario Gregoriano; ed è in riferimento ad essa che si regolarono gli orologi di Roma fino a che, nel 1840 un colpo di cannone cominciò ad annunciare – come tuttora fa – il mezzogiorno dall'alto del Gianicolo”.

“La presente linea meridiana, ora tracciata in Vaticano, come nuovo 'monumento geodetico', ha il suo padre in quello scienziato di grande valore che fu il gesuita P. Angelo Sacchi, Direttore dell'Osservatorio del Collegio Romano, i cui lavori per tracciare il primo meridiano dello Stato Pontificio, vennero conclusi dopo gli eventi del 1870 dagli studiosi italiani, che confermarono come punto geodetico fondamentale per l'Italia la sommità di Monte Mario”.

Sino alla fine del XIX secolo le mappe dell'Italia utilizzavano diversi primi meridiani. Il 15 febbraio 1870, sette mesi prima della fine del potere temporale dei Papi con la conquista di Roma da parte di Vittorio Emanuele II di Savoia, il governo pontificio annunciò un piano di rilevamento geodetico dello Stato della Chiesa.

La triangolazione doveva fare base su Monte Mario dove fu eretta una "stazione-osservatorio astronomico-geodetico fondamentale". Mentre il progetto fu temporaneamente interrotto a causa dell'annessione di Roma al Regno d'Italia (20 settembre 1870), il nuovo governo italiano fece propria la decisione di utilizzare Monte Mario come punto di partenza della rete geodetica nazionale.

“Oggi – ha tenuto poi a precisare monsignor Lajolo –, con l'introduzione del G.P.S. (Global Positioning System), basato sulla misura dei tempi da segnali provenienti da una costellazione di 24 satelliti posti in orbita terrestre, la meridiana stessa, così come la determinazione del primo meridiano d'Italia, come linea di riferimento, ha perso d'attualità”.

“Ma ciò mostra che la scienza non ha verità assolute, ma verità in continua crescita: verità, e quindi conoscenze oggettive, però in sviluppo, che sollecitano a superare precedenti teorie ed a spingersi per nuove vie verso nuovi traguardi”, ha infine concluso.