Monsignor Miller sull’amore e la ricerca della verità al servizio dell’umanità e della Chiesa

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ROMA, martedì 6 aprile 2004 (ZENIT.org).- Il compito dell'Università cattolica è amare e cercare la cura della verità, per servire l’umanità e la Chiesa. Per questo motivo conoscenza e ragione sono le migliori alleate della Fede.



Così Monsignor Michael J. Miller C.S.B., arcivescovo di Vertara, Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica, ha spiegato ruolo e scopo dell'Università cattolica, intervenendo alla Festa dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum che si è svolta il primo aprile a Roma.

“Come tutti gli Atenei, il Regina Apostolorum condivide quel gaudium de veritate cioè la gioia di ricercare la verità, di scoprirla di comunicarla in tutti i campi della conoscenza”, ha detto Miller durante l’omelia.

Facendo riferimento, alle parole del Papa nella sua Costituzione apostolica Ex Corde Ecclesiae, il Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica ha ricordato che: “E’ onore e responsabilità dell’Università Cattolica consacrarci senza riserve alla causa della verità”.

“E’ questa, la sua maniera di servire, ad un tempo, la dignità dell’uomo e la causa della Chiesa, la quale ha nelle parole del grande teologo inglese John Henry - Newman l’intima convinzione che la verità è la sua vera alleata ... e che la conoscenza e la ragione sono fedeli ministre della fede”.

A questo proposito Miller ha sottolineato che: “L’amore della verità dovrebbe marcare lo studio e la ricerca di ogni disciplina nell’ambiente universitario dove gli studiosi esaminano a fondo la realtà con i loro propri metodi; così la Chiesa offre un’efficace testimonianza della sua fiducia nel valore della scienza e della fede”.

Rivolgendosi ai giovani studenti che affollavano l’Ateneo, il prelato ha affermato: “Cari amici, attraverso i vostri studi dovete servire gli uomini e le donne del nostro tempo. Dobbiamo servirli nella loro sete di verità totale, in loro suscitata da Cristo Gesù stesso: sete di diritto di giustizia, di pace, di trasparenza, sete di integrità e di spiritualità, sete di verità ultime e definitive, benché talvolta la cerchino in luoghi sbagliati”.

“Le verità qui insegnate non sono marginali ai problemi del mondo, esse toccano gli aspetti più profondi dell’esistenza umana, quella che Cristo stesso è venuto ad illuminare con la sua vita, morte e resurrezione”, ha precisato Miller.

“Di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, - ha concluso il prelato - non una formula ci salverà ma una Persona non si tratta di inventare un nuovo programma , il programma c’è già è quello di sempre raccolto nel Vangelo e nella viva tradizione”.

“Esso si incentra in Cristo , da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui al vita trinitaria e trasformare con lui la storia fino al suo compimento della Gerusalemme celeste”.