Monsignor Rafael Guízar Valencia, il primo Vescovo nato in America Latina ad essere canonizzato

Osservazioni del postulatore diocesano della causa

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XALAPA, martedì, 2 maggio 2006 (ZENIT.org).- L’annuncio dell’autorizzazione di Papa Benedetto XVI alla promulgazione del decreto che riconosce un miracolo attribuito all’intercessione del beato Rafael Guízar Valencia (1878-1938) ha portato enorme gioia a Veracruz, al Messico e a tutto il continente, perché si tratta del primo Vescovo nato in America Latina ad arrivare alla gloria degli altari.



Padre Rafael González Hernández, Vicario giudiziario dell’Arcivescovado e postulatore diocesano della causa di colui che è stato il quinto Vescovo di Veracruz, ha detto a ZENIT che il beato don Rafael è considerato il grande evangelizzatore di Veracruz, un missionario costante, amante del seminario e dei poveri.

Raccontando l’origine della causa di beatificazione, ha affermato che dopo il decimo anniversario della morte del presule i suoi resti sono stati trasferiti dal cimitero alla cattedrale di Xalapa. “Nonostante i molteplici problemi di salute di don Rafael Guízar nell’ultima fase della sua vita, il suo corpo era incorrotto”, ha confessato il postulatore.

La causa è stata avviata nel 1951, non tanto perché il corpo era incorrotto, quanto soprattutto “per la fama di santità che egli aveva già in vita. La gente si riferiva a lui come al ‘santo Vescovo don Rafael’”.

Quanto ai miracoli compiuti dal Vescovo, quello che ha spalancato le porte alla beatificazione è stato l’intercessione affinché Cirana Rivera Fernández e Sergio Montiel Alvarado, di Córdoba (Veracruz) riuscissero ad avere un figlio, nonostante la sterilità della signora Cirana.

“La sua preghiera al Servo di Dio don Rafael ha avuto un effetto miracoloso. I medici del Gemelli di Roma si sono stupiti del fatto che potesse aver concepito”, ha ricordato padre Rafael.

Il miracolo della canonizzazione riguarda un bambino, Rafael de Jesús Barroso Santiago, che nell’utero materno aveva la palatoschisi ed è nato perfettamente sano dopo che la famiglia aveva pregato molto sulla tomba di don Rafael.

“Si tratta del primo Vescovo santo nato in America Latina, perché finora i due Vescovi santi che avevamo erano originari della Spagna – ha rivelato con gioia il postulatore diocesano –. Padre Guízar è stato un grande pastore, come diceva il suo primo epitaffio, nel cimitero di Xalapa: ‘Qui giace Rafael, degno del nome di pastore…’. E’ stato una persona che ha lottato per vivere il Vangelo e lo ha vissuto con allegria”.

Il futuro santo, ha continuato padre Rafael, “aveva il cuore di un bambino”, “che gli permetteva atti di eroismo molto grandi”, per cui potrebbe essere il santo patrono dei bambini, ma anche “dei seminari e dei sacerdoti che vi si formano perché la sua grande preoccupazione è stata il seminario, anche ai tempi della persecuzione religiosa in Messico”.

“L’unico seminario che continuava a funzionare era quello di Veracruz, ma non era qui, era un seminario clandestino a Città del Messico. Lì riceveva seminaristi di ogni parte del Paese, di Cuba, del Guatemala… ed egli riusciva, chissà come, ad ottenere il denaro per la sua manutenzione”, ha raccontato.

Secondo il postulatore diocesano, Don Rafael può essere considerato una vittima della persecuzione religiosa, ma “a condizione di chiarire che si è sempre opposto alla violenza, non è mai stato d’accordo con la sollevazione armata dei ‘cristeros’; è stato un’anima di pace” e “rappresenta la resistenza attiva e pacifica della Chiesa alle leggi ingiuste, e la creatività della Chiesa per non porre fine al suo compito di formazione dei sacerdoti”.

“Il suo epitaffio dice che è stato vincitore non per la spada ma per l’amore di un Paese oppresso da leggi antireligiose”, ha osservato.

Secondo padre Rafael, la caratteristica principale della vita del futuro santo è stata la povertà: “Anche se proveniva da una famiglia abbiente, don Rafael viveva con una povertà e un’umiltà estreme”.

“Una della sue sorelle raccontava che un giorno lo ha visto a Città del Messico con un abito buono e gli ha detto che era ora che vestisse bene, al che il Vescovo ha risposto che quel vestito glielo avevano appena regalato nel sanatorio lì davanti ed era di un signore che era morto pochi minuti prima”, ha continuato.

“Era anche un eccellente amministratore – ha proseguito il postulatore –. Riceveva molto e dava molto”. Anche ora, a Veracruz “i Vescovi che chiedono a suo nome tornano a mani piene”.

Don Rafael “non può non essere una grande luce in tempi come quelli che viviamo oggi in Messico, irrequieti e di confusione”, ha aggiunto il postulatore, sottolineando che “la sua predilezione per i bambini, per i più poveri, ci apre gli occhi a queste realtà così dimenticate nel Paese”.

Interpellato da ZENIT su una frase detta in vita dal beato che potrebbe riassumere la sua spiritualità, padre Rafael ha scelto quella che “metteva sempre alla fine delle sue lettere o dei suoi scritti, o in prima persona o al plurale: ‘Dio la riempia di benedizioni e del suo santo amore’. In questa frase è contenuta tutta la luce dell’uomo di fede, del pastore, del missionario e del servo del Signore”.