Monsters University

Il film della Pixar nota per il realismo dellespressività dei personaggi insegna che la crescita avviene non a scapito di qualcun altro ma insieme e grazie allaltro

Roma, (Zenit.org) Raffaele Chiarulli | 252 hits

Per quanto sia dura la vita delle matricole, il determinato Mike Wazowski non si perde d’animo. La sua lista delle cose da fare, appena arrivato nel campus della prestigiosa Monsters University, prevede soltanto di diventare il migliore in tutti i corsi, laurearsi con lode e diventare il più grande spaventatore di tutti i tempi della Monster’s Inc, dove sogna di lavorare sin da bambino. Peccato che il giovane mostro, nonostante l’abnegazione e la tenacia nello studio, debba scontrarsi con lo scetticismo della severissima rettrice Tritamarmo, che non vede in lui alcuna prospettiva come futuro spaventatore. Coinvolto suo malgrado nelle bravate dello spocchioso compagno James P. Sullivan, con cui viene espulso dal corso di spavento, Mike ha solo un modo per riscattarsi e coronare il suo sogno: rimettere in sesto una scombinata squadra di mostri disadattati e vincere con loro (e con lo stesso Sullivan, unitosi al gruppo per disperazione) le Spaventiadi, ambito trofeo che permette di essere riammessi in facoltà…

A un personaggio che, in un vecchio western di Sam Peckinpah, chiedeva: “Se il mondo è dei vincitori, cosa spetta ai perdenti?”, un altro rispondeva: “Qualcuno deve pur tenere fermo il cavallo”. La Pixar non sarà più quella di una volta (evidente il calo creativo da quando i “fondatori” sono stati promossi, chi come regista live action, chi come capo del settore animazione della Disney) ma riesce ancora a issarsi sulla media dei cartoni animati come una voce originale.

Senza raggiungere l’eccezionalità forse irripetibile del film capostipite, questa seconda incursione nell’universo coloratissimo conosciuto in Monsters & Co.è un’avventura piacevole e divertente, che contribuisce a dare una vigorosa spallata al mito, ormai non solo americano, del vincente a tutti i costi. Azzeccata è l’ambientazione nel campus universitario, una palestra della vita adulta in cui sfide morali e materiali rivelano all’uomo qual è il proprio talento da coltivare e non gli risparmiano le umiliazioni e le asprezze che certo il futuro riserverà.

A una certa cultura, che ha cristallizzato il successo come un idolo cui sacrificare l’umano, la banda Pixar propone una visione dell’esistenza che accoglie il primeggiare non come un imperativo stoico ma come un risultato possibile, meno importante della scoperta di sé e della propria strada. Evidente, nella sceneggiatura, una classica costruzione narrativa che definisce il bisogno del protagonista distinguendolo dal suo anelito: non sempre ciò che decidiamo per noi corrisponde al nostro bene. Un bene che si scopre passo per passo proprio attraverso l’avventura della vita, nel cui viaggio i sogni sono il propellente migliore.

Questa corsa, poi – come non aderire alla poetica della Pixar esplicitata anche in questo film? –, non è mai solitaria. La crescita avviene non a scapito di qualcun altro ma insieme e grazie all’altro. In una compagnia si sperimentano i propri limiti e s’impara ad accettare quelli degli altri, ci si educa ad affezionarsi al prossimo e a conoscere se stessi, si guida e si è guidati (evidente la parabola del “predestinato” Sullivan, che ha la stoffa del fuoriclasse ma ha bisogno di un bagno di umiltà – e dell’amicizia di Mike – per non dilapidare il suo tesoro con un atteggiamento presuntuoso). Non a caso, se Monsters & Co. trovava la sua geniale cifra umoristica nelle gag e nelle metafore legate all’attraversamento dei due mondi (quello degli umani e quello dei mostri), Monsters University compatta quasi tutto il film nell’al di qua, perché l’oltre, il mistero dietro la porta chiusa, rappresenta un futuro ancora in potenza. Un luogo dove inoltrarsi non senza un maestro o un amico.

Da un punto di vista tecnico, il film non delude chi ha imparato, da Toy Story in poi, a conoscere la Pixar come una casa di produzione attentissima ai dettagli. Marchio di fabbrica è il realismo dell’espressività dei personaggi: ha quasi del prodigioso che un personaggio disegnato al computer possa ricoprire per esteso lo spettro comunicativo che avrebbe un attore in carne e ossa. Un valore aggiunto che non mancherà di deliziare qualunque tipo di spettatore.

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Titolo Originale: Monsters University
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: Dan Scanlon
Sceneggiatura: Daniel Gerson, Robert L. Baird, Dan Scanlon
Produzione: John Lasseter per Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures
Durata: 104

Per ogni approfondimento: http://www.familycinematv.it/