Mozambico: le religiose comboniane chiedono di “rompere il silenzio” di fronte alla scomparsa di bambini

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NAMPULA, venerdì 12 marzo 2004 ZENIT.org).- Le missionarie comboniane del Mozambico hanno rivolto un appello a “rompere il silenzio” che circonda la scomparsa di molti bambini, vittime dei trafficanti di organi.



L’appello è stato lanciato dalla superiora provinciale delle 60 Comboniane del Paese africano, suor Angelina Zenti.

In una dichiarazione pubblicata da “Femmis”, pagina web delle Missionarie Comboniane, si segnala come a Nampula, dopo l’assassinio della missionaria luterana brasiliana Doraci Edinger, avvenuto il 21 Febbraio scorso, regnino il silenzio e l’intimidazione.

“E un silenzio pesante si respira anche lungo la strada che porta al monastero” – scrivono le religiose- . “State tranquilli: qualunque cosa accada ci metteremo nelle mani di Dio, ed Egli non ci abbandonerà”.

Le Serve di Maria di Nampula hanno già ricevuto minacce di morte. Secondo un rapporto pubblicato agli inizi di Febbraio dall’agenzia Veritas, fino ad oggi le suore sono scampate almeno a quattro imboscate per aver denunciato alle autorità locali “sequestri e omicidi di molte persone, spesso bambini, vittime di una rete di trafficanti di organi”.

Il rapporto riporta anche come una consacrata laica, sorella Elilda, originaria del Brasile, abbia compiuto delle indagini nei quartieri di Nampula, acquisendo prove inconfutabili. “In una zona della città ha addirittura scoperto un cadavere al quale erano stati asportati gli occhi, il cuore e i reni, e accanto ad esso c’era del materiale chirurgico”.

La religiosa ha filmato tutto ed ha anche fotografie di questa e di altre sepolture clandestine