Museo Maxxi: la pedopornografia si può ritenere arte?

Non si placano le polemiche intorno all'esposizione di una scultura dei fratelli Chapman. L'Osservatorio sui Diritti dei Minori insorge

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci | 427 hits

Se l’offesa fosse stata perpetrata nei confronti di un’altra categoria di persone, forse, l’ondata d’indignazione sarebbe stata energica e corale. Ma se ad esser colpita è la sensibilità dei bambini e dei loro genitori, il “caso” mantiene una dimensione ridotta. È questa l’accusa che muove Antonio Marziale, sociologo, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, la cui voce è stata tra le poche ad essersi sollevate per denunciare l’ennesima provocazione dei fratelli Chapman: una scultura, esposta al museo Maxxi di Roma, che ritrae due bambine nude avviluppate l’una sull’altra e un membro sessuale maschile.

“La segnalazione ci è arrivata da parte di alcuni genitori che sono andati a visitare il Maxxi insieme ai figli minori e si sono trovati di fronte a questo ‘spettacolo’”, spiega Marziale a ZENIT. Una volta effettuate le opportune verifiche, l’Osservatorio si è quindi rivolto a Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali. “E la sera stessa - racconta Marziale - abbiamo ricevuto, sollecitata evidentemente dagli uffici del ministro, una lettera da parte della direttrice del Maxxi, Anna Mattirolo”. Un messaggio di scuse? Un attestato di gratitudine per la segnalazione sfuggita alla sensibilità degli addetti alla mostra? Macchè…

La direttrice del Maxxi è assurta in difesa della “libertà d’espressione” degli artisti, i quali “mettono in discussione la falsa moralità”. Inoltre, nella sua lettera, la Mattirolo si giustifica affermando che l’accesso alla scultura è in qualche modo protetto, trovandosi essa in una stanza non di passaggio. “Contrariamente a quanto afferma la direttrice nella sua lettera - smentisce Marziale - la scultura si trova in un punto di passaggio del percorso della mostra”. Ciò che maggiormente ha sorpreso il presidente dell’Osservatorio, tuttavia, è il riferimento a una “falsa moralità”. “Se indignarsi dinanzi a quest’opera è ritenuta moralità malata, allora sono orgoglioso di avere questa malattia e non voglio neanche curarmi”, commenta Marziale.

Indignazione, quella dell’Osservatorio, che nasce dalla constatazione che una simile scultura “in un contesto storico come questo, in cui la pedopornografia è un mercato florido consumato sulla pelle di milioni di bambini, si presta culturalmente ad essere interpretata come una legittimazione” del turpe fenomeno.

Lo sviluppo di questo mercato florido incontra ben pochi ostacoli, accusa Marziale. “Il livello di indignazione nei confronti della pedofilia - spiega - non raggiunge quello nei confronti, per esempio, di un altro fenomeno comunque da condannare come il femminicidio o della battaglia per i diritti civili degli omosessuali”. La debolezza della levata di scudi rispetto alla difesa dei bambini è dovuta - secondo Marziale - a interessi di natura politica.

“Io faccio il sociologo - afferma - e ho il dovere deontologico di rapportarmi a una realtà secondo come io la leggo: le donne vittime del femminicidio o gli omosessuali sono degli adulti, dunque degli elettori, mentre i bambini non hanno diritto al voto, perciò difenderli non ha un riscontro elettorale”.

A proposito di politica, l’Osservatorio ha provato a chiamare in causa anche il sindaco di Roma, Ignazio Marino. Tuttavia, malgrado la sua peculiare solerzia quando c’è da difendere i diritti di qualcuno, da parte del Campidoglio “non è arrivata neanche mezza risposta”. Un silenzio ritenuto assordante da Marziale: “Essendo il primo cittadino della città che espone l’opera, ti aspetti almeno un pur flebile dichiarazione”.

Silenzio ancor più assordante, rileva ancora il presidente dell’Osservatorio, è quello delle Nazioni Unite. “Da decenni l’Onu - racconta Marziale - riceve sistematicamente richieste per riconoscere la pedofilia come crimine contro l’umanità. Ebbene, non si degna neppure di rispondere”. Atteggiamento che suscita in Marziale una domanda: “Oltre a criticare gli altri sul tema della pedofilia, cos’altro sta facendo l’Onu per contrastare il fenomeno? Quale il motivo per cui non fornisce neanche una risposta a questa legittima richiesta?”.

Si tratta, forse, di un clima culturale di “sdoganamento” della pedofilia che sta investendo anche le più alte istituzioni sovranazionali. “Potrei citare il caso del Partito dei pedofili in Olanda, ossia l’estremo tentativo di istituzionalizzare il fenomeno, ma segnali in questo senso avvengono dappertutto”, afferma Marziale. Chiama in causa anche l’Italia, “che è il Paese europeo con la più bassa soglia d’età per il consenso sessuale”. “Un segnale culturale più esplicito di questo…”, chiosa infine il presidente dell’Osservatorio.