...nacque da Maria Vergine

Il messaggio natalizio di mons. Felice di Molfetta, vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano

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ROMA, martedì, 18 dicembre 2012 (ZENIT.org).- Riprendiamo di seguito il messaggio per il Natale 2012 inviato alla sua diocesi da monsignor Felice di Molfetta, vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano (Puglia).

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Carissimi,

vedo con immenso piacere in questi giorni il ritorno delle luci sui balconi e gli addobbi natalizi lungo le strade dei nostri paesi, mentre all’interno delle case si ripresenta l’albero e fervono i preparativi per l’allestimento del presepio con sorprendente gioia dei piccoli vedendolo popolarsi di giorno in giorno di scene e di personaggi avvolti da angeli annunzianti e stelle che brillano nella notte. È uno spettacolo che crea un’attesa tanto desiderata e suscita stupore ed emozioni quasi infantili, nei piccoli e nei grandi.

Come non augurare allora, ben tornato Natale nelle case e nelle scuole, nei circoli e negli uffici, nelle case per anziani e nelle case di cura! Sì, ben tornato Natale, quello vero, quello di Gesù Cristo, l’unico capace di generare sussulti di innocente letizia e risveglio di antichi ricordi che tornano a fiorire come gemme di primavera in una stagione, la nostra, appesantita da paure e delusioni.

Mi piacerebbe perciò che tutti potessimo attendere e vivere un Natale di luce, più che di luci. A suggerircelo è il profeta Isaia che, ieri alla sua gente, oggi a noi, ci invita a leggere il presente come grembo di futuro, cercando di guardare avanti, nonostante tutto: “àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te” (Is 60,1) al fine di annunciare il desiderio di superare ogni crisi con l’ottimismo della speranza e ricordare a tutti che l’ora più buia della notte è sempre quella più vicina alla luce del giorno.

Ma di quale luce dobbiamo rivestirci per un Natale vero? Quella che viene dal cielo, luce senza tempo che è apparsa nel tempo; quella che si è manifestata nella carne e che avvolse i pastori nella notte di veglia al loro gregge. È Cristo la luce che viene a dare senso ad ogni nostra legittima attesa perché, Egli è venuto al mondo dal grembo nobilissimo di una Vergine Madre per insegnare a vivere in pienezza l’amicizia con Dio, la relazione con gli altri e ricolmarci di gioia quale autentico dono natalizio.

Oh! se potessimo recuperare il significato autentico del Natale, sottoposto a un progressivo svuotamento per averlo relegato a una generica festa della bontà e della famiglia, quando esso rappresenta invece l’inaudita iniziativa di un Dio che volontariamente rinuncia alla sua regalità divina per condividere senza compromessi la nostra vita; l’Assoluto che si lascia comprimere dal ventre di una fanciulla di Nazaret per manifestarsi al mondo come un Dio vulnerabile perché debole; un Dio debole, ma debole per amore. Lui, l’onnipotente, l’eterno, l’infinito si riveste di fragilità per innalzare l’uomo a dignità divina: questo sì che è Natale!

Il Natale cristiano, inteso come l’occultamento della manifestazione gloriosa del Signore, ci fa allora entrare in quella verità di fede che noi professiamo nelle feste con le seguenti parole: “Credo […] in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine…”. Proprio così: il concepimento e la nascita di Gesù dalla Vergine Maria sono un elemento fondamentale della fede cristiana e un segnale luminoso di speranza. Essi raccontano qualcosa che è successo davvero nella realtà e perciò va detto forte: il Natale non è un mito! Né una storia che si trova nelle favole perché, il farsi uomo da parte di Dio rivela un amore sconfinato per l’uomo così come è, con le sue paure e le sue angosce.

Davvero davvero, non per modo di dire, Gesù è nato a Betlemme in una stalla, in un luogo indegno della sua dignità divina; fu avvolto in fasce; fu posto da sua Madre in una mangiatoia; è stato bambino e fu allevato a Nazaret. Per questo il Natale non è solo quello di ieri, ma è anche quello che ancora succede sotto i nostri occhi quando vediamo nel neonato Bambino il povero e l’ammalato, lo sfruttato e l’emarginato e ogni creatura che geme.

In vista di un recupero del Natale cristiano, piace quest’anno riproporre la testimonianza di un non credente, lo scrittore e filosofo esistenzialista Jean Paul Sartre il quale, sollecitato dai suoi compagni cristiani di detenzione a comporre nel Natale del 1940 una sorta di sacra rappresentazione, fa entrare in scena Maria che aveva appena dato alla luce il Bambino Gesù e che lei contempla con stupore e tenerezza di madre per l’unicità della sua esperienza. Così il filosofo scrive e fa recitare:

“Cristo è suo figlio, carne della sua carne e frutto delle sue viscere. Ella lo ha portato per nove mesi e gli darà il seno e il suo latte diventerà il sangue di Dio […]. Ella sente insieme che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che egli è Dio.

Ella lo guarda e pensa: ‘Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. Egli è fatto di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Egli mi assomiglia. È Dio e mi assomiglia!’”.

E con sorprendenti e incalzanti sentimenti, il filosofo continua: “Nessuna donna ha avuto in questo modo il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolissimo che si può prendere tra le braccia e coprire di baci, un Dio tutto caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e vive”.

Con questi alti sentimenti e con l’auspicio che siano soprattutto le mamme a raccontare ai loro figliuoli non le storie ma la storia di Gesù, un bambino in carne e ossa, divenuto nostro fratello, auguro un sereno, felice e santo Natale con ogni benedizione dal cielo.

† don Felice, vescovo