Nasce in Europa la Federazione per la vita (Seconda parte)

Elisabetta Pittino racconta il successo dell'iniziativa "Uno di Noi" e indica la strada per fare dell'Europa il continente per la vita e per la famiglia

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 419 hits

Valeva la pena muovere persone da tutta Europa senza sapere se avremmo raggiunto l’obiettivo del milione di firme?

Per chi stavamo “combattendo” e per chi chiedevamo di “combattere”?

Abbiamo risposto che Si valeva la pena faticare, anche perdere un poco la propria vita per prendersi cura di “Uno di Noi”, dell’embrione umano, del debole.

Valeva la pena anche se non avessimo raggiunto l’obiettivo delle firme, perché vale sempre la pena offrire amore gratuito. Così ci ha insegnato Cristo.

Così una rete per la vita è nata ed cresciuta spontaneamente intorno a “Uno di Noi”, è bastato mettere in relazione le persone tra di loro.

Prendersi cura dell’embrione, aprire l’Europa alla speranza, a una speranza piccola come un concepito, ma vigorosa, valeva la pena.

Durante la Week for Life al Parlamento Europeo di Bruxelles, il coordinatore polacco, Jakub Baltroszewicz, fu il primo ad esprimere ad alta voce all'Assemblea Generale la volontà e la necessità di continuare “Uno di Noi” anche dopo il 1° novembre, data in cui si concludeva la raccolta firme.

Per questo invitò tutti a Cracovia. Poi anche gli altri coordinatori, durante le Assemblee successive espressero questa volontà di continuare l’avventura.

Nel confrontarmi con Ana e Jakub, nel sentire gli altri coordinatori, ho scoperto con gioia che avevamo la stessa idea e che sentivamo che questo era il momento per lavorare in unità.

Inoltre tutti noi impegnati nell’iniziativa avevamo la coscienza di non poter disperdere questa forza nata spontaneamente.

Da lì è nata una prima bozza di Federazione, un canovaccio su cui lavorare con tutti gli altri, che poi abbiamo presentato a Cracovia.

Chi sono i rappresentanti che sono stati votati?

Elisabetta Pittino: L’Assemblea Generale di “Uno di Noi” a Cracovia ha lanciato le basi per una Federazione Europea. Nella Dichiarazione finale votata dall’Assemblea, sono stati confermati gli organi esistenti: l’Assemblea Generale formata dai 28 stati membri, i 28 coordinatori nazionali, la coordinatrice Esecutiva Ana del Pino, il Comitato Esecutivo (Carlo Casini, Jaime Mayour Oreja, Pablo Siegrist, Michele Trotta, Jakub Baltroszewicz, Edit Frivaldszky). Il lavoro di preparazione per la neonata Federazione (statuto, struttura, equipe…) e la responsabilità delle comunicazioni ai mass media relativa al nuovo soggetto è stata affidata al Comitato Esecutivo che a breve si troverà per definire in maniera più dettagliata un piano di azione.

Quali sono gli obiettivi a breve ed a lungo termine che la Federazione intende raggiungere?

Elisabetta Pittino: Conclusasi la fase della raccolta firme, si apre un tempo di attesa durante il quale le autorità nazionali rilasciano la certificazione delle firme.

Dopodichè la Federazione “Uno di Noi” si occuperà di portare avanti la fase successiva dell’iniziativa, cioè la preparazione della Pubblica Udienza davanti alle Istituzioni.

In sostanza la Federazione ha cominciato durante il Congresso di Cracovia a preparare la Pubblica Udienza, invitando vari esperti medici, giuristi, scienziati, politici.

In questi mesi si continuerà in maniera sempre più approfondita questa preparazione secondo le linee guida decise e cioè la produzione di materiale informativo e conoscitivo da fare avere ai parlamentari, ai loro assistenti e alle istituzioni.

La preparazione di congressi, soprattutto in materia scientifica, per approfondire la questione in merito alla sovvenzione alla ricerca delle cellule staminali; la preparazione di Dichiarazioni di sostegno all’Iniziativa Uno di Noi, da parte di giuristi, politici e medici ricercatori, scienziati.

La dott.ssa Monica Barahona, i professori Gianluigi Gigli, Massimo Gandolfini e Pino Noia sono stati incaricati di creare uno “scientific board” europeo che dovrebbe occuparsi di dare una base scientifica per la pubblica udienza.

Nel lungo termine gli obiettivi sono prima di tutto quello di consolidare ed ampliare la rete associativa che si è creata e di migliorarne il coordinamento. Si vuole creare una rete di servizi che sia utile alle associazioni rappresentate dalla Federazione e alle persone assistite dalle associazioni.

Si vuole offrire a tutti i cittadini europei e ai migranti un servizio che prima di tutto faccia conoscere le numerose possibilità di assistenza che le realtà pro vita offrono ai bambini, alle madri, alle donne, alle famiglie.

Uno dei primi obiettivi è di migliorare il sito esistente, poi fornire formazione per le associazioni, aiutarle nella creazione di progetti a vantaggio della maternità, della paternità, dell’embrione; si vuole anche arrivare ad offrire consulenza e assistenza giuridica in materia di difesa della vita umana e di obiezione di coscienza; si vuole migliorare e rendere effettiva la libera circolazione dei servizi relativi alla difesa della dignità e della vita umana in UE.

Poi si vuole che la Federazione sia rappresentativa delle associazioni a difesa della persona umana in particolare nelle sue fasi più delicate (inizio vita, maternità, malattia, handicap, anzianità, fine vita), che diventi l'interlocutore delle Istituzioni Europee e possa intervenire concretamente nelle politiche europee che riguardano questi temi, che intervenga in maniera autorevole a livello culturale in Europa.

Per questo lo “scientific board” di cui si è detto sopra dovrebbe essere una realtà fissa all’interno della Federazione, pronto ad aggiornare sulle questioni etico-scientifiche e pronto anche a proporre nuovi studi e ricerche.

Pensiamo in grande… per ora anche se non abbiamo i fondi, abbiamo la certezza che difendere l’embrione umano sarà la battaglia dell’inizio del millennio, quella più importante, quella per la libertà e la effettiva uguaglianza di ogni donna e di ogni uomo dal concepimento fino alla morte naturale.

(La prima parte è stata pubblicata ieri, venerdì 29 novembre)