Nasce la "Manif pour tous Italia"

Giovedì prossimo, davanti a Montecitorio, la veglia in difesa della libertà di espressione e del matrimonio tra uomo e donna

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 820 hits

La Manif pour tous è ormai anche una realtà italiana. Sulla scia delle manifestazioni di protesta contro la legge Taubira, che hanno portato nelle piazze francesi fino a un milione di persone per volta, anche a Roma è prevista un’iniziativa a difesa della famiglia e della libertà di espressione.

Giovedì 25 luglio, alle ore 19, davanti alla Camera dei Deputati a piazza Montecitorio, avrà luogo una veglia di carattere apertamente apolitico ed anticonfessionale, in opposizione al progetto di legge contro l’omofobia, che sarà discusso in Parlamento a partire da venerdì 26 luglio.

La Veglia in difesa della libertà di opinione radunerà persone, espressione della società civile – cattolici e non, credenti ed atei, famiglie e omosessuali – tutte concordi sul principio del matrimonio come unione di un uomo e di una donna.

Sullo stile dei veilleurs francesi, i manifestanti si disporranno pacificamente su piazza Montecitorio, ognuno provvisto di una candela, come richiamo a non spegnere la propria coscienza. Gli organizzatori della Manif pour tous Italia consigliano di portare con sé anche un bavaglio, a ricordare le libertà di parola e di pensiero minacciate.

La proposta di legge di prossima discussione, infatti, prevede, come integrazione della legge Mancino-Reale, il reato di “discriminazione di genere”, punendolo con la reclusione fino a quattro anni. Il condannato potrà anche subire una pena di “rieducazione sociale”, prestando servizio presso associazioni “omosessuali, bisessuali, transessuali o transgender”.

Numerosi autorevoli giuristi hanno messo in luce la violazione di ben quattro principi tutelati dalla Costituzione Italiana. In primo luogo sarebbe danneggiato il principio di uguaglianza (Art. 3) in quanto concederebbe alle persone omosessuali un trattamento privilegiato, ad esempio in caso di offese o lesioni.

Anche il principio di tassatività (Art. 25) ne risulterebbe mortificato: mentre secondo la Costituzione, il diritto penale deve basarsi su elementi oggettivi, nel caso venisse approvata la legge sull’omofobia, diventerebbero penalmente rilevanti anche elementi soggettivi come la “percezione di sé”, ovvero l’identità sessuale non più come dato naturale ma come scelta personale, e “l’attrazione” verso il proprio sesso, il sesso opposto o entrambi i sessi.

Particolarmente clamorosa sarebbe, infine, la violazione della libertà religiosa (Art. 19) e della libertà di pensiero (Art. 21): conseguenze penali incomberebbero su quanti vorranno manifestare la propria contrarietà al matrimonio tra persone dello stesso sesso (peraltro escluso dalla stessa Costituzione!), e su quanti affermassero la dottrina morale cattolica che, sulla scorta delle Sacre Scritture e del Catechismo, considera l’omosessualità come un peccato e come un atto “intrinsecamente disordinato”.

“La Manif pour Tous Italia ha lo scopo di essere il portavoce di tutti coloro che, al di là della propria provenienza e sensibilità, si senta rappresentato a contrastare una legge che vuole istituire un reato di opinione e preparare la strada allo stravolgimento dell’istituto matrimoniale composto da un uomo ed una donna”, si legge nel manifesto dell’iniziativa.

L’iniziativa dei veilleurs italiani, dunque, è significativa “soprattutto in un momento nel quale la politica non si interessa dei problemi veri degli italiani, che risiedono in campo economico e lavorativo”, affermano ancora gli organizzatori della Manif pour tous Italia.

Gli emendamenti presentati in Parlamento riguardo l’integrazione della legge Mancino-Reale sono stati finora circa 200. La proposta di una moratoria sui temi etici, presentata da quattro parlamentari del PdL (Carfagna, Gelmini, Lupi e Sacconi), ha diviso il gruppo parlamentare ma è appoggiata da una parte di Scelta Civica. Contrari alla moratoria e inclini a una rapida approvazione del progetto di legge sono il PD e SEL.

L’opzione per una moratoria è stata avanzata, oltre che per salvaguardare la stabilità del governo, anche per stabilire una priorità nell’agenda parlamentare, ponendo al primo posto il rilancio economico e strutturale del paese.

“Nel momento in cui l’Italia – scrivono i firmatari - affronta una straordinaria depressione civile, economica e sociale combinata con una persistente fragilità politico-istituzionale, appare necessario evitare l'introduzione di elementi divisivi nel senso comune del popolo con particolare riferimento ai principi della tradizione, dalla vita alla famiglia naturale, alla libertà educativa”.

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