Natale, pace e lavoro

Una riflessione sulla pace, vocazione naturale dell'uomo, in occasione del Nobel per la Pace alla Comunità Europea e del Messaggio del Papa oggetto di fraintendimenti

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di Giuseppe Adernò

ROMA, martedì, 18 dicembre 2012 (ZENIT.org) - L’aver assegnato alla Comunità Europea il Premio Nobel per la Pace 2012 come riconoscimento di un continente e di una comunità di nazioni, dove non ci sono stati conflitti bellici dopo la seconda guerra mondiale, ha riacceso i riflettori della pace come bene sociale e segno di progresso e di sviluppo.

Tutti i cittadini europei sono stati così destinatari e compartecipi del Nobel per la pace.

La vocazione dell’uomo è indirizzata ad un sentiero di pace e le aspirazioni dei popoli, delle nazioni e dei singoli cittadini convergono  tutte verso il dono della pace, che è un valore, un auspicio, un augurio.

Nel messaggio per la 46° Giornata della pace, che si celebra appunto il primo giorno del nuovo anno, il Santo Padre Benedetto XVI ha ribadito con fermezza che la Pace è la vocazione innata dell’umanità.

In continuità con il tema del 2012 : "Educare i giovani alla giustizia e alla pace", il Papa ribadisce “con forza” che gli operatori di pace sono chiamati “a coltivare l'impegno di una valida educazione sociale” che investe e coinvolge l’intero tessuto sociale.

Beati gli operatori di pace, tema del Messaggio del 2013 sancisce la rinnovata constatazione che “l’uomo è fatto per la pace” e ne dà anche la motivazione profonda: “perché saranno chiamati figli di Dio”.

Vivere concretamente la prospettiva delle Beatitudini evangeliche è, secondo Benedetto XVI,  è l’unico modo per superare il male che sconvolge il mondo e costruire una società fondata su “verità, giustizia e amore”.

L'operatore di pace è “colui che ricerca il bene dell'altro, il bene pieno dell'anima e del corpo e che collabora alla realizzazione del bene comune delle varie società”. Proprio la ricerca del bene comune, che anima la “buona politica”, suggerisce al Santo Padre di evidenziare i due temi “caldi” del momento storico che stiamo attraversando; la famiglia e il lavoro.

Il riconoscimento della famiglia, “cellula base della società dal punto di vista demografico, etico, pedagogico, economico e politico”, che si struttura e si alimenta di relazioni interpersonali e istituzionali dove si riconoscono i reciproci diritti e doveri, costituisce il presupposto ed il fondamento di tutti quei valori che rendono agevole il percorso esistenziale a cominciare dal concepimento, fino alla morte naturale.

La famiglia ha, infatti, una naturale vocazione a promuovere la vita per cui “va tutelato il diritto dei genitori ad educare i propri figli e il loro ruolo primario nell'educazione, in particolare, nell'ambito morale e religioso”.

“Veri operatori di pace sono, infatti, coloro che amano, difendono e promuovono la vita umana in tutte le sue dimensioni: personale, comunitaria e trascendente”, si legge nel Messaggio, che ribadisce “il riconoscimento della struttura naturale del matrimonio, quale unione fra uomo e donna, caratterizzata anche dal suo insostituibile ruolo sociale”.

Queste parole ferme e chiare hanno suscitato critiche e malintesi tra coloro che sostengono i legami omosessuali e li considerano segno di progresso e di modernità. Per cooperare a realizzare la pace, è importante, afferma il Papa, che “gli ordinamenti giuridici e l'amministrazione della giustizia riconoscano il diritto all'uso del principio dell'obiezione di coscienza nei confronti di leggi e misure governative che attentano contro la dignità umana, come l'aborto e l'eutanasia”. 

La dimensione trascendente che vivifica gli operatori di pace si indirizza verso l’esercizio responsabile della libertà religiosa intesa dal Papa “non solo come libertà di scelta della religione, ma anche come libertà di testimoniare e annunciare, compiere attività educative e di assistenza, esistere e agire come organismi sociali”. 

L’esercizio dei diritti e dei doveri sociali che sono essenziali per la piena realizzazione dell’uomo impone anche la corretta armonia della dimensione comunitaria, capace di “guardare tutti e servire ciascuno”.

L’attuale contingenza storico-politica ed economica pone al centro della comune tensione sociale il tema del lavoro, che viene considerato  come “una variabile dipendente dei meccanismi economici e finanziari”.

Il lavoro per tutti, reclamato e richiesto come diritto di umanità, “bene fondamentale per la persona, per la famiglia e per la società” non può restare un semplice slogan nei cortei delle contestazioni e degli scioperi, ma penetra come flusso trainante di energia vitale per la società intera. E’ necessario, intatti che vengano studiate e messe in atto coraggiose politiche per assicurare la garanzia del  lavoro per tutti, afferma il Papa con saggia autorevolezza.

La rilettura dell’economia nell’ottica di un nuovo modello di sviluppo che possa definirsi “integrale, solidale e sostenibile” non può non avere come riferimento ultimo se non Dio e proprio per questo Benedetto XVI indica due punti cruciali: da un lato, “la strutturazione etica dei mercati monetari, finanziari e commerciali”; dall'altro, “una considerazione adeguata e risoluta della crisi alimentare” che risulta essere “ben più grave di quella finanziaria”.

Ancora una volta la stella del Natale illumina la nera crisi della disoccupazione ed evidenzia come primario il riconoscimento e l’assicurazione del lavoro per tutti. Soltanto con questi presupposti si potrà festeggiare il giorno di Natale nella serena armonia della famiglia, riunita attorno al focolare e ad una tavola imbandita a festa, pur nella semplicità della povera gente.

E’ vero che il Natale non può esaurirsi tra la stagnola dei regali ed il consumismo dei cibi o dei divertimenti, ma porta con sé un messaggio di amore, di fratellanza e di vera umanità. Il Natale apre i cuori alla speranza, esalta e indirizza i buoni sentimenti del cuore e facendo rivivere i sogni e le speranze dei bambini illumina quel lato buono che spesso viene nascosto dall’ombra delle effimere preoccupazioni del quotidiano, intrise di materialità e di terra.

Il canto degli angeli che annunciano dalla grotta di Betlemme: gloria a Dio e pace in terra risuona nel cuore nella notte stellata, dove la luminosa cometa torna a risplendere per guidare e illuminare i passi del nuovo anno che inizia e traccia un nuovo solco nel sentiero della storia.

Ancora una volta come i curiosi pastori ci si accosta al mistero del Natale per ricevere una  lezione di pedagogia della pace ed una forte carica di bontà e di energia d’amore, capace di diffondere i piccoli semi sul sentiero del nuovo anno, fiduciosi e convinti che germoglieranno nuovi frutti di benessere sociale e di prosperità.