Natale senza chiese per Mantova

Dopo i terremoti del maggio scorso, 83 edifici di culto sono oggi ancora inagibili in diocesi

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MILANO, venerdì, 16 novembre 2012 (ZENIT.org) – Manca poco più di un mese a Natale e c’è chi non avrà la sua chiesa per celebrarlo. Così sarà per Mantova e provincia che nel terremoto del 20 e 29 maggio scorso ha visto colpiti 129 edifici di culto su 302, il 42% del totale in diocesi. Ancora oggi 83 chiese sono inagibili.

Per questo la diocesi di Milano ha scelto di promuovere la raccolta fondi Le nostre chiese, la storia di tutti la cui campagna di comunicazione è realizzata dall’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi stessa, con il sostegno delle diocesi di Lombardia, il finanziamento di Caritas Ambrosiana e ACEC, in collaborazione con Trenord. I soldi destinati al recupero dei luoghi di culto verranno raccolti versando sul conto corrente intestato alla Diocesi di Mantova IT44 C 05204 11503 000000000743 causale Le nostre chiese, la storia di tutti.   

La diocesi di mons. Roberto Busti è stata colpita dallo stesso sisma che ha devastato alcune zone dell’Emilia. Fortunatamente non ci sono stati morti ma i danni non mancano. Mentre per le abitazioni, i luoghi di lavoro e le scuole lo Stato e altre istituzioni si stanno muovendo, per le Chiese la situazione è drammatica. La Chiesa italiana, la Diocesi locale, altre diocesi lombarde e tante parrocchie si stanno dando da fare ma i danni sono enormi e a questi danni nessuno mai provvederà.

«Per una comunità di credenti e di non credenti ma che si sente unita dentro la realtà di una città o di un paese, quando scompare una chiesa, la casa tra le case, la più bella casa tra le altre case perché così ha voluto la gente, scompare anche un po’ di speranza e un po’ di  possibilità di fare vera festa».

Per una comunità, infatti, perdere la chiesa non è solo perdere il simbolo della fede della gente ma è perdere un luogo di identità della comunità. Da qui la necessità di una raccolta fondi, per evitare che questi luoghi, di identità, aggregazione, festa e preghiera, oltre che patrimonio culturale e artistico del paese, per mancanza di soldi vengano lasciati abbandonati per decenni e decenni. «E certo allora – continua Monsignor Busti - bisogna recuperare le case perchè sono la cosa più importante, la casa è essenziale. Ed è proprio per questo che la casa di tutti diventa essenziale perchè lì tutti si incontrano, lì tutti riescono a dire quelle cose che forse non si riesce a dire in un altro luogo. Lì tutti si raccolgono per ritrovare quella serenità e quella pace che poi uscendo  costituisce anche la vita di una città, la civiltà di un paese».

Milano raccoglie l’appello di Busti «Chiedo di non dimenticarci proprio perché tutte le comunità cristiane che hanno questo dono lo vogliano condividere ancora con noi che non l’abbiamo più e forse non l’avremo per tanto tempo. Per questo io chiedo a tutti  di non dimenticare questa gente, di non dimenticare tutti noi» e lo rilancia a tutta la Lombardia.