"Né il lassismo né il rigorismo fanno crescere la santità"

Papa Francesco esorta i parroci romani ad essere pieni di misericordia e compassione verso l'umanità ferita "dalle illusioni del mondo". E li invita a non essere preti "asettici" o "da laboratorio"

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 584 hits

Durante il tradizionale incontro di inizio Quaresima in Aula Paolo VI con i parroci della Diocesi di Roma – il primo del suo pontificato – papa Francesco è tornato sul tema della misericordia.

Prima di leggere il suo discorso, il Santo Padre si è detto scosso dalle ingiuste accuse rivolte ad alcuni sacerdoti. “Voglio dire pubblicamente che io sono vicino al presbiterio, perché qui gli accusati non sono 7-8-15… È  tutto il presbiterio, nella persona di questi 7-8-15”, ha detto tra gli applausi.

Ricordando che tra gli accusatori c’è una persona del servizio diplomatico, il Vescovo di Roma ha voluto chiedere scusa per tale “atto grave di ingiustizia”, a nome del servizio diplomatico stesso, precisando che si sta studiando il problema, affinché “questa persona sia allontanata”, ha aggiunto.

Commentando il brano del Vangelo precedentemente ascoltato, il Santo Padre ha osservato come Gesù provi “compassione” per le folle che incontra, per tutte quelle persone “stanche e sfinite, come pecore senza pastore”, simili a quelle “che voi incontrate oggi per le strade dei vostri quartieri” e che si incontrano in tutto il mondo.

Parlando poi della Divina Misercordia, papa Francesco ha evocato la figura di Santa Faustina Kowalska e la festa liturgica da lei ispirata e istituita dal beato Giovanni Paolo II.

Nel 2000, in occasione della canonizzazione di suor Faustina, papa Wojtyla ricordò che la “luce della divina misericordia” avrebbe illuminato “il cammino degli uomini del terzo millennio”.

L’intuizione della divina misericordia, ha sottolineato Bergoglio, non va dimenticata ed è compito dei pastori della Chiesa “tenere vivo questo messaggio soprattutto nella predicazione e nei gesti, nei segni, nelle scelte pastorali, ad esempio la scelta di restituire priorità al sacramento della Riconciliazione, e al tempo stesso alle opere di misericordia”.

Con tono semiserio, riferendosi ad alcuni colloqui telefonici e scambi epistolari con sacerdoti della diocesi di Roma, il Santo Padre ha detto: “dicevano che io bastono i preti!”. Uno spunto, quest’ultimo, per ricordare che l’esercizio della misericordia per un sacerdote è simile a quella di Gesù, il Buon Pastore, “pieno di tenerezza verso la gente, specialmente verso le persone escluse, verso i peccatori, verso i malati di cui nessuno si prende cura”.

In particolare, il sacerdote mostra misericordia “nell’amministrare il sacramento della Riconciliazione”, in particolare “nel modo di accogliere, di ascoltare, di consigliare, di assolvere”.

Tale atteggiamento dipende da quanto il sacerdote “si lascia abbracciare da Dio Padre nella Confessione” e da come, vivendo questo abbraccio nel suo cuore, lo dona agli altri nel suo ministero.

Rievocando il caso di un sacerdote di Buenos Aires, che gli confidò di avere lo “scrupolo” di “perdonare troppo”, papa Bergoglio ha suggerito di affrontare simili dubbi “in cappella, davanti al tabernacolo”.

Un prete è quindi chiamato ad “avere un cuore che si commuove”, ha proseguito papa Francesco. Non c’è spazio per preti “asettici” o “da laboratorio”: costoro “non aiutano la Chiesa”, la quale, ha ribadito il Pontefice, va pensata come un “ospedale da campo”, dove si cura la “gente ferita, dai problemi materiali, dagli scandali, anche nella Chiesa” o “dalle illusioni del mondo”.

Ovunque ci sia gente ferita, un prete deve essere presente con la sua misericordia, curando tutte le piaghe. “Quando uno è ferito, ha bisogno subito di questo, non delle analisi, come il dosaggio del colesterolo, della glicemia”, ha commentato il Papa, chiedendo poi ai parroci romani: “Voi, cari confratelli, conoscete le ferite dei vostri parrocchiani? Siete vicini a loro?”.

Luogo privilegiato dell’esercizio della misericordia è il confessionale, dove per il sacerdote si pone spesso un dilemma: essere “lassista” o “rigorista”?  In realtà si tratta di un falso problema, nella misura in cui le differenze di stile tra i confessori “non possono riguardare la sostanza, cioè la sana dottrina morale e la misericordia”.

Né il lassista, né il rigorista rendono “testimonianza a Gesù”, poiché non si prendono carico delle persone che incontrano. Se da un lato, il rigorista “inchioda” i penitenti alla “legge intesa in modo freddo e rigido”, il lassista “solo apparentemente è misericordioso”, in quanto, in realtà, “non prende sul serio il problema di quella coscienza, minimizzando il peccato”.

La vera misericordia, infatti, implica farsi “carico della persona”, ascoltandola attentamente, accostandosi “con rispetto e con verità alla sua situazione” ed accompagnandola “nel cammino della riconciliazione”.

Un sacerdote “veramente misericordioso”, come il Buon Samaritano, ha un cuore “capace di compassione”, come il “cuore di Cristo”.

In sintesi, ha sottolineato il Pontefice, “né il lassismo né il rigorismo fanno crescere la santità”: ciò vale sia per i sacerdoti che per i laici. È invece la misericordia che aiuta a diventare santi e lo fa “attraverso la sofferenza pastorale”, assimilabile alla sofferenza di un padre o di una madre per i propri figli.

Papa Francesco ha quindi rivolto ai rappresentanti del clero romano, le seguenti domande: “Tu piangi? O abbiamo perso le lacrime? Piangi per il tuo popolo? Quando un bambino si ammala, quando muore… Fai la preghiera di intercessione davanti al Tabernacolo? Lotti con il Signore per il tuo popolo? La sera, come concludi la tua giornata? Con il Signore? O con la televisione? Com’è il tuo rapporto con quelli che aiutano ad essere più misericordiosi? Bambini, anziani, malati. Sai accarezzarli?”.

Usando un’altra espressione a lui cara, il Santo Padre ha infine esortato a “non avere vergogna della carne del tuo fratello”, in quanto “alla fine dei tempi, sarà ammesso a contemplare la carne glorificata di Cristo solo chi non avrà avuto vergogna della carne del suo fratello ferito ed escluso”.