Né “La Passione” né il Vangelo sono antisemiti, spiega il portavoce vaticano

In risposta alla comunità ebraica di Roma che chiedeva di esprimere una condanna del film

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ROMA, venerdì 12 marzo 2004 (ZENIT.org).- Il portavoce della Santa Sede ritiene che non si possa dire che il film “La Passione di Cristo” di Mel Gibson sia antisemita, perché ciò equivarrebbe a tacciare di antisemitismo anche i Vangeli.



Joaquín Navarro-Valls ha rilasciato, ieri 11 marzo, queste dichiarazioni rispondendo alla richiesta del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che, dopo aver visto il film martedì scorso, ha chiesto una condanna ufficiale da parte del Vaticano, perché ha affermato:“Ci fa tornare ad un’epoca anteriore al Concilio Vaticano II”.

In una dichiarazione pubblicata giovedì scorso dal quotidiano romano “Il Messaggero”, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha affermato che “il film è una trascrizione cinematografica dei Vangeli. Se fosse antisemita, lo sarebbero anche i Vangeli”.

“Non bisogna dimenticare che il film è pieno di personaggi ebrei “positivi”: da Gesù a Maria Maddalena, dal Cireneo alla Veronica, inclusa la folla commossa…”, ha sottolineato.

“Se un racconto del genere fosse antisemita, ciò porrebbe un problema di dialogo ebraico-cristiano, perché equivarrebbe ad affermare che i Vangeli non sono storici. Bisogna rendersi conto della serietà di queste affermazioni”.

Il fatto che non ci siano state dichiarazioni ufficiali, ha continuato Navarro-Valls, non significa che la Chiesa condanni il film, ma che esso “non ha nulla di antisemita. Altrimenti lo avrebbero denunciato” sia il Papa, il quale ha avuto modo di vedere il film il 5 e il 6 Dicembre, che i suoi stessi collaboratori presso la Santa Sede.

“La dichiarazione ‘Nostra Aetate’ (del Concilio Vaticano II, in cui venivano esecrate tutte le manifestazioni di antisemitismo) è stata fatta dalla Chiesa cattolica e se essa in questo caso non ha reagito vuol dire che non ne ha trovato i motivi”, ha proseguito. “Altrimenti, la gerarchia avrebbe parlato: sia il Vaticano, sia gli episcopati locali”.

Navarro-Valls ha rivelato che già un mese fa Abraham Foxman, dell’Anti- Defamation League, è venuto a Roma per prendere contatti con il Vaticano su questo argomento.

“L’arcivescovo John P. Foley, Presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, gli ha risposto: ‘Non trovo nulla in questo film che possa essere considerato antisemita’”, ha proseguito Navarro-Valls, concludendo infine: “Il segretario della Commissione per i Rapporti con l’Ebraismo, padre Norbert Hofman, gli ha spiegato che sull’antisemitismo la Chiesa si è pronunciata con ‘Nostra Aetate’”.