"Né tecnocrati né politici, ma pastori al servizio della pace e del bene comune"

Il cardinale Tarcisio Bertone spiega il ruolo e lo scopo della Diplomazia Vaticana

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di Antonio Gaspari

ROMA, martedì, 25 settembre 2012 (ZENIT.org) - “La funzione dei nunzi apostolici, non è quella propria dei tecnocrati, né si deve confondere con quella dei politici. I nunzi o i delegati apostolici — in Paesi che non hanno relazioni diplomatiche piene con la Santa Sede — sono pastori, uomini di Chiesa, formati dal punto di vista umano, accademico e sacerdotale, per poter realizzare, con alti obiettivi, il proprio compito su tutti i fronti che la loro missione comprende”.

Queste le parole che il Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha pronunciato a Barcellona, nel monastero di Pedralbes, dove ha ricevuto il Premio internazionale Conde.

Il prestigioso premio è stato istituito dalla “Fondazione Conde de Barcelona” del quotidiano spagnolo La Vanguardia e destinato a personalità o istituzioni distintesi nel campo della comunicazione

Non sono poche le questioni che riguardano la cosiddetta “diplomazia vaticana”, che storicamente ha ricevuto diversi appellativi, alcuni dei quali dettati con una certa precipitazione.

Per alcuni, ha spiegato il porporato, la diplomazia vaticana è come una reliquia del passato destinata a scomparire. “In realtà, - ha sottolineato - la diplomazia della Santa Sede è una ricerca incessante di vie giuste e umane, tenendo allo stesso tempo conto dei diritti e delle responsabilità delle persone e degli Stati, il bene di ogni uomo che si ottiene solo salvaguardando il bene comune”.

“L’azione diplomatica svolta dal Papa e dai suoi collaboratori – ha spiegato - dovrebbe essere considerata come una forma privilegiata di comunicazione, il cui fine è di favorire nel modo migliore possibile questo bene comune e l’intesa della comunità internazionale”.

Spesso, ha raccontato il Segretario di Stato, si pensa che i Nunzi si limitano a gestire le relazioni con i governi, mentre una delle loro missioni più importanti è di “essere araldi della parola e della vicinanza del Sommo Pontefice, rendendo presente in tutto il mondo la sua paterna sollecitudine e rafforzando i vincoli tra il Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, e le Chiese particolari che peregrinano nel mondo, senza dimenticare il compito, sempre più urgente e decisivo, del dialogo ecumenico e interreligioso”.

A questo proposito il cardinale Bertone ha ricordato Joseph Vandrisse, religioso dei Padri Bianchi, corrispondente a Roma del giornale Le Figaro, il quale ha scritto che la diplomazia del Papa è semplicemente una necessità, tanto che “se non esistesse, bisognerebbe inventarla”.

In effetti, “il servizio diplomatico della Santa Sede, frutto di una prassi antica e consolidata, si è gradualmente strutturato nel corso dei secoli per essere uno strumento che opera a favore della libertas Ecclesiae, come pure per la difesa della dignità della persona umana e di una società che ne rifletta i valori più nobili”.

Il Segretario di Stato ha ricordato che il numero delle nazioni che mantenevano relazioni con la Santa Sede, si è duplicato durante il Pontificato di Giovanni Paolo II.

Erano 84 nel 1978 mentre ora sono 179. Pertanto la diplomazia del Papa ha raggiunto, nelle relazioni internazionali, una posizione di autentica universalità.

“In questo contesto – ha concluso il cardinale Bertone - la Santa Sede si sforza ogni giorno di offrire il suo sostegno alla vita internazionale, secondo la propria specificità, affinché, ovunque, si rispetti la dignità dell’uomo e s’intensifichino il dialogo, la solidarietà, la libertà, la giustizia e la fraternità, sia all’interno delle nazioni sia nella sua proiezione esteriore”.