"Necessario e urgentissimo" diminuire la pressione fiscale sulle famiglie

Il documento conclusivo della Settimana Sociale dei Cattolici italiani denuncia i "privilegi ingiustificabili del ceto politico"

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 332 hits

La sofferenza delle famiglie italiane d’oggi, le emergenze e gli imprevisti che stanno attraversando, sono il motivo conduttore del documento conclusivo della Settimana Sociale dei Cattolici italiani, tenutasi a Torino lo scorso 12-15 settembre sul tema La famiglia fa la differenza. Per il futuro, per la città, per la politica.

Il documento si apre con la citazione del messaggio ai partecipanti di papa Francesco che sottolineava “la sofferenza di tante famiglie, dovuta alla mancanza di lavoro, al problema della casa, all’impossibilità pratica di attuare liberamente le proprie scelte educative” ma “anche ai conflitti interni alle famiglie stesse, ai fallimenti dell’esperienza coniugale e familiare, alla violenza che purtroppo si annida e fa danni anche all’interno delle nostre case”.

Il momento attuale, si legge nel documento “non è un momento normale, né per la vita del Paese né per la vita della Chiesa né in particolare per la vita delle famiglie”. È in atto una crisi sociale e civile che possono ricordare “solo coloro che hanno conosciuto la situazione dell’Italia alla fine della Seconda Guerra Mondiale”.

Una realtà “durissima, sconosciuta e imprevista” che molti dei partecipanti alle Settimane Sociali di Torino hanno personalmente vissuto e stanno tuttora vivendo.

Con riferimento alle attuali sfide antropologiche gli estensori del documento affermano: “Non abbiamo paura di chi pone il problema della identità e del ruolo pubblico della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna”.

Il vero pericolo, prosegue il documento, è rappresentato da “chi vuole imporre una soluzione evitando che la questione sia pubblicamente discussa e che le alternative in gioco e le loro principali implicazioni appaiano per quello che sono”.

C’è da aver paura soprattutto di chi “minimizza la scala dei problemi che coinvolgono la famiglia e anche di chi strumentalizza le questioni familiari riducendole a bandiera ideologica”.

La politica deve quindi riconoscere la famiglia tra i soggetti “titolari di diritti che precedono lo Stato” e che “concorrono al bene comune”. Pertanto se la politica non va incontro alla famiglia, è inevitabile che “la famiglia divenga anche e immediatamente questione politica, con ricadute economiche di non poco conto”.

Proprio in nome del “bene comune” è quindi “necessario e urgentissimo” diminuire la pressione fiscale e riformarla “in modo da riconoscere lo specifico e costoso contributo che l’istituto familiare fornisce alla collettività”.

La riduzione del debito pubblico e la riforma della spesa pubblica vanno accompagnate da una “fiscalità effettivamente equa” che abbia come “priorità” il benessere della famiglia.

Il documento considera poi inaccettabile “un debito pubblico in cui per tanta parte hanno inciso i costi e i privilegi ingiustificabili del ceto politico e quelli per una dirigenza pubblica nell’uno e nell’altro caso minimamente giustificati dai risultati”.

Un passaggio successivo si sofferma sul ruolo dei laici, fondamentale per la società e per la Chiesa, in particolare in ambito giovanile, dove si vive “la grande difficoltà del lavoro che manca”.

L’apostolato dei laici e la testimonianza della vita religiosa vanno quindi rivolti ai “giovani credenti di oggi” che, di fronte a tale appello, avranno il compito di “comprenderlo, interpretarlo, obbedirlo”.

Sebbene questo processo possa comportare “un confronto a volte molto impegnativo e non sempre impeccabile con le generazioni più anziane”, si tratta di un “passaggio salutare, che tempra ed emenda, ma non un muro contro il quale la chiamata al rinnovamento nella santità sia costretto ad infrangersi o a sfiancarsi”.

In conclusione, il documento delle ultime Settimane Sociali afferma che sullo sconfortante scenario attuale “la fede getta una luce della quale tutti – e non solo i credenti – possono partecipare, ancora una volta come tante volte nella storia del nostro Paese”.

Citando la Gaudium et Spes (“Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre”), il documento ricorda come “i cattolici pastori, religiosi e laici, ciascuno secondo il proprio apostolato, con libertà e con coraggio implorano dal Signore la forza e l’intelligenza, e maggiore libertà e più grande coraggio, per esercitare degnamente le gravi responsabilità di cui sono stati resi degni”.