Negli USA il matrimonio è minacciato e svalutato (Seconda parte)

L'Arcivescovo John Myers, capo dell'Arcidiocesi di Newark, pubblica una lettera pastorale sul matrimonio

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di Junno Arocho

ROMA, giovedì, 27 settembre 2012 (ZENIT.org) - Pubblichiamo la seconda parte dell'intervista all'Arcivescovo John J. Myers, capo dell'arcidiocesi di Newark, New Jersey, una delle più grandi degli Stati Uniti, riguardo alla sua Lettera pastorale sulla santità e la definizione del matrimonio e sulla situazione di questo sacramento negli USA.

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Nella sua Lettera, lei sostiene che il matrimonio è svalutato da vari fattori: il governo, le figure di spicco, ma soprattutto dai media e dal mondo dello spettacolo. Ci sono molte cose pubblicate che cercano di mettere il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso in una luce positiva e che sono molto influenti nella società. In quanto arcivescovo di Newark, come annuncia il Vangelo in questo clima difficile, in cui le persone sono pesantemente condizionate dalla società?

Mons. Myers: Noi preti siamo chiamati a proclamare la verità in ogni occasione, opportuna o non opportuna. Quindi aiutiamo le persone a preparare i propri figli al battesimo e al matrimonio, e anche nelle nostre scuole, nei nostri programmi di catechismo, nei numerosi apostolati, cerchiamo di essere fedeli al Vangelo che Gesù Cristo ha affidato alla Chiesa. La mia Arcidiocesi si è unita con le altre diocesi di New Jersey per opporsi a qualunque azione che potrebbe minare il matrimonio, e intendiamo mantenerci su questa rotta. Chiaramente questa mia lettera pastorale parte dal desiderio che le persone comprendano - a partire dalla rivelazione della parola di Dio, ma anche semplicemente dalla comprensione della natura umana e da una maggiore conoscenza di se stessi - che questo è il modo in cui siamo stati fatti da Dio e che è in questa direzione che Egli ci guida, aspettandosi da noi la nostra felicità e la nostra stabilità.

In quest’ottica dell’influenza della società, molte persone sostengono che i “matrimoni” omosessuali siano comparabili al movimento per i diritti civili degli anni ’60. Qual è il suo pensiero a riguardo?

Mons. Myers: Credo sia assurdo. Nessuno ha un diritto assoluto a pretendere che uno stato o chiunque altro, violi la legge di Dio e della natura. Sono molto dispiaciuto di questo e mi permetto di dissentire profondamente con chiunque dica una cosa del genere. Si è parlato di figure pubbliche, persone che hanno a che fare con i media, le varie celebrità ecc, e senza voler essere troppo duro con il mio giudizio, penso che gli si dia troppa attenzione, che siano oggetto di troppi reportage. Le vite di queste persone sono così pubbliche che arrivano a pensare di essere il centro di un universo che possono definire come gli pare, senza riferirsi al trascendente o a Dio. Questo è uno sbaglio molto serio. È assurdo pensare che l’unione omosessuale possa chiamarsi matrimonio in un qualunque senso del termine. Il matrimonio è l’unione tra uomo e donna da secoli in tutte le culture, ed è un impegno costante aperto alla vita. Le unioni omosessuali non potranno mai essere chiamate matrimoni o essere trattati come tali, non importa quale stato legale gli si dia.

Il matrimonio è diventato uno dei temi scottanti nelle prossime elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Cosa pensa riguardo all’attuale clima politico americano su questo tema?

Mons. Myers: Le persone di un certo pensiero politico inseguono questa corrente nel tentativo di racimolare più voti, senza essere convinti di ciò che fanno. Le persone appartenenti ad un altra fascia politica riconoscono, invece, che dobbiamo tutti accettare la natura del matrimonio così come è stato dato da Dio, perché questa è la base di una società solida e stabile, in cui le famiglie possono fiorire e i bambini crescere felicemente.

Molti lettori di ZENIT seguono da vicino il tema del matrimonio. Ha un messaggio per loro?

Mons. Myers: Myers: Il mio messaggio è di mantenere la rotta, di stare attenti all’invito di San Paolo a proclamare la verità in ogni occasione, opportuna e inopportuna. Facendo questo, anche se con difficoltà e con il rischio di essere chiamati ingiustamente “bigotti”, riusciamo a rimanere fedeli alla parola di Dio e alla natura umana.

[La prima parte dell'intervista all'Arcivescovo Myers è stata pubblicata ieri, mercoledì 26 settembre 2012]

[Traduzione dall'inglese a cura di Pietro Gennarini]