Negli Usa vogliono imporre una "educazione del pensiero unico"

Genitori, docenti e società civile temono la dittatura del "Common Core"

New York, (Zenit.org) Lilia Lodolini | 329 hits

“Vogliono trasformare mia figlia in un piccolo robot”, diceva nei giorni scorsi una signora alla Tv. Si tratta di una dei 2400 genitori firmatari di una protesta contro il direttore di una scuola di Long Island, l’isola sobborgo di New York. Mamme e papà protestano perchè il direttore ha cancellato lo spettacolo di fine anno dei bambini dell’asilo, con la motivazione che le canzoncine dei bambini sono una perdita di tempo, “perchè – ha detto - i bambini si devono preparare per carriere e apprendimenti che dureranno tutta la vita”. Questo è quello che vuole il “Common Core”.

Ma che cos’è il “Common Core” ?

E’ la rivoluzione del sistema scolastico americano. E’ il sistema scolastico imposto dall’alto, dal Governo Federale. E’ quello che gli Americani non vogliono perchè in America tutto è “locale”, tutto va dal basso verso l’alto, compresa l’organizzazione scolastica. Prima del Presidente Carter (anni ’70), l’America non aveva neppure un Ministero della Pubblica Istruzione a Washington. Ora, invece, il Governo Federale impone la propria visione dell’istruzione, che non è la promozione dei valori americani della vita, della libertà, della ricerca della felicità, ma una visione strettamente utilitaristica.

E' il Governo Federale a decidere quali ragazzi devono diventare idraulici o elettricisti, ingegneri o netturbini, e quali potranno laurearsi. Per i giovani che, come tutti i ragazzi del mondo, un giorno desiderano diventare astronauti, un altro calciatori, è finita la possibilità di sognare, di scegliere. E’ finita la gioia dello studio. L’immaginazione viene cancellata.

Il “Common Core" - che vuole dire “nocciolo”, “centro”, "nucleo”, “cuore” - vuole appiattire l’istruzione su criteri tutti uguali, che è appunto quello che gli americani detestano. Ecco perché la donna in televisione parlava di ‘robot’ .

Ma siamo in America e il “Common Core” non avrà la vita facile. Deve fare i conti con 320 milioni di Americani. I 50 Stati americani si considerano “50 laboratori della libertà”. Migliaia di comitati, di consigli scolastici, gestiscono le scuole decidendo materie di studio, assunzioni, licenziamenti. Il Governo Federale sovvenziona le scuole in parte, ma il grosso delle spese è sostenuto dalle imposte locali e la gente si regola sulle tasse scolastiche quando compra una casa.

Il sistema non potrebbe essere più decentrato di così. Ora però il “Common Core” dovrebbe cambiare tutto. Perchè il Governo vuole il controllo dell’aspetto più importate della vita: l’istruzione, perchè il governo vuole indirizzare i giovani verso una visione unica e utilitarista della vita.

Per chiarirci le idee siamo andati da Mary Calamia, psicoterapeuta infantile, per parlare di bambini, quei ‘piccoli robot’ che il “Common Core” vorrebbe creare.

Primo dato: "infelicità e angoscia" sono il risultato del “Common Core” sui bambini. La dottoressa parla di pianti, di disperazione e addirittura di automutilazioni dei suoi pazienti più gravi, come pure di frustrazone dei genitori e dei maestri  che lavorano giorno e notte per preparare i “test” voluti dal “Common Core”, che è praticamente un “testificio” senza pause.

La Calamia ha anche accennato all’alleanza tra il “Common Core” e le grandi ditte che forniscono materiale didattico e intanto stabiliscono contatti con i giovani clienti che servono a sapere come votano i genitori, qual è il reddito della famiglia e  ttenere altre informazioni che vengono passate al Governo Federale. 

Abbiamo usato la parola “clienti”, ma avremmo dovuto dire “prodotti” del “Common Core” americano. Per il momento il “Common Core” è un esperimento ristretto agli Stati Uniti, perchè - spiega la psicoterapeuta - se avesse successo in America, il Paese della libera iniziativa, il potrebbe essere esteso al mondo del futuro dove tutti saranno irreggimentati allo stesso modo.  

E’ già pronto un programma globale che comprende il “Common Core”. Si chiama “Agenda 21”. Il programma, presentato alla Conìferenza sull’Ambiente di Rio de Janeiro, vorrebbe difendere la terra dalla distruzione che è quello che starebbe facendo l’umanità. La tesi è controversa e sono moltissimi gli scienziati e i docenti universitari che non sono d’accordo con l’Agenda 21.

La dott.ssa Mary elenca i sei punti su cui si sviluppa il programma di Agenda 21: effetto serra; sovrappopolazione; battaglia contro il libero mercato; energia a basso costo; Common Core e l'immancabile tormentone: l'Obamacare.

Fin qui abbiamo parlato di scuole pubbliche. E le scuole cattoliche? Come stanno reagendo al "Common Core"? Mary Calamia mette in prima fila la Cardinal Newman Society. “La nostra Fede è il nostro Common Core” è il motto della Society. 130 professori universitari e studiosi cattolici hanno preso posizione contro il “Common Core”. Ma i cattolici, come sempre, sono divisi.

Una suora, Carol Keehan, nel marzo 2010, appoggiò il passaggio della legge Obamacare perchè non si era accorta che favoriva l’aborto. Oggi un’altra suora, Dale McDonald, appoggia il “Common Core”. Non solo i cattolici sono divisi, ma sono oggetto di proposte scorrette.  Bill Gates offre finanziamenti alle scuole cattoliche che adottano il "Common Core" e molte scuole cattoliche hanno accettato i suoi soldi.

Dunque, la battaglia non finirà mai? No, finirà. In America c’è sempre un punto d’arrivo: le elezioni. La prossime saranno di medio termine della Camera dei Deputati e del Senato a novembre di quest’anno. Allora il “Common Core” sarà in ballottaggio.

E comunque non abbiamo solo un punto d’arrivo, ma abbiamo anche un punto fermo, ricorda la psicoterapeuta: le parole di Papa Francesco. In un discorso dello scorso 14 aprile, il Pontefice ha ribadito che i genitori hanno il diritto di decidere quale debba essere l’educazione morale e religiosa dei figli. E ha aggiunto: “Desidero respingere ogni tipo di esperimento sui giovani. Non possiamo fare esperimenti su bambini e giovani. Nel nome di una pretesa modernità non possiamo spingere i bambini e i giovani verso la strada della dittatura di un solo modo di pensare”.

Lilia Lodolini da New York