Nei consultori è caccia all'obiettore

Il Presidente del Forum delle Associazioni Familiari: "Non è così però che si previene l'aborto"

Roma, (Zenit.org) | 338 hits

r«Il recente dibattito parlamentare sulla legge 194 puntava nominalmente “all’integrale applicazione” della legge. L’obiettivo vero era ed è invece l’eliminazione dell’obiezione di coscienza» commenta Francesco Belletti, presidente del Forum.. «E si tratta per giunta di un obiettivo puramente ideologico, anche se mascherato dietro la necessità di rendere più efficienti i reparti che praticano Ivg, come dimostra il documento elaborato dalle commissioni Welfare e Vita del Forum». 

«Già oggi il 60% delle donne che abortiscono lo possono fare entro le due settimane previste dalla legge e un altro 24,3% subisce ritardi di pochi giorni. Nulla che una riorganizzazione dei reparti non possa risolvere. Il vero nodo è la presenza di personale obiettore nei consultori familiari. Tanto che in qualche Regione si è già scatenata un’autentica “caccia all’obiettore” e si tenta in tutti i modi di allontanarli dai consultori.

Ma i consultori già ora per le donne sono estranei al percorso verso l’aborto (la stragrande maggioranza preferisce passare per il medico di fiducia o per il servizio ostetrico-ginecologico). I consultori sono invece centrali e dovranno esserlo sempre di più nel percorso di accompagnamento delle donne che chiedono l’Ivg. Infatti solo il consultorio – più di qualunque ginecologo ospedaliero o medico di base – può, grazie alla presenza di una equipe pluridisciplinare, farsi carico del percorso tracciato dalla legge 194 (verifica delle cause di Ivg e azioni concrete per tentare di superarle).

Come se non bastasse» conclude Belletti «la magistratura si è già pronunciata sul rapporto tra medici obiettori e consultori. Il Tar della Puglia del settembre 2010 ha affermato chiaramente che l’allontanamento degli obiettori (oltre che illegittima, essendo l’obiezione un diritto custodito dalla stessa legge 194), non può in nessun caso riguardare il consultorio familiare, in quanto non è in esso che avviene materialmente l’aborto».