Nek: spettacolo ed impegno sociale

Intervista al cantautore, presidente onorario del "Magna Grecia Awards"

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di Giuseppe Brienza

ROMA, lunedì, 16 aprile 2012 (ZENIT.org).- Il 30 marzo a Gioia del Colle (Bari), nella splendida cornice del Teatro Rossini, sono stati consegnati i riconoscimenti della quindicesima edizione del "Magna Grecia Awards", premio internazionale ideato dallo scrittore Fabio Salvatore, per valorizzare l’operato di uomini e donne nell’ambito delle diverse forme dell’arte, della comunicazione e del sociale (www.magnagreciaawards.com/). La presidenza onoraria del premio è stata assegnata quest’anno al cantautore Filippo Neviani, in arte Nek, che nel 2010 fu insignito della menzione speciale “Giovanni Paisiello”.

Il Premio è promosso dalla Provincia di Bari e patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Presidenza del Consiglio della Regione Puglia, dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, dal Comune di Gioia del Colle, dal Comune di Castellaneta. Quest’anno sono stati assegnati dieci Magna Grecia Awards, ad altrettanti personaggi della cultura, dell’arte e dello spettacolo che si sono particolarmente distinti nel corso del 2011. “Stella di cristallo” per Savino Zaba, conduttore di Raiuno della trasmissione Unomattina-StorieVere, per i traguardi raggiunti in tv, in radio - Radio2 – ed in teatro con lo spettacolo “Beato a chi ti Puglia”, tratto dall’omonimo libro. E poi, il regista Alessandro D’Alatri, la cantante Dolcenera, i giornalisti Alessio Vinci, Carlo Vulpio e Roberto Milone, l’attrice Giorgia Wurth, la scrittrice Catena Fiorello, Dario Cirrone e Don Davide Banzato.

Mi sono appassionato a questo premio – ha dichiarato Nek in occasione delle premiazioni – e al suo messaggio umano, dal significato più intimo, in una società dove tante volte si scappa di fronte alla bellezza ed alla semplicità del quotidiano”. Il musicista e compositore, nato a Sassuolo quarant’anni fa’ e che, ad oggi, ha pubblicato dieci album più due raccolte ed un live, è da sempre molto sensibile all’impegno sociale. Nel 2009, ad esempio, con altri artisti italiani ha dato vita al progetto discografico "Domani 21/04/09", il cui ricavato è stato devoluto a favore dei terremotati dell'Abruzzo. Nel 2010 ha scritto la prefazione del libro di Irene Cianbezi "Quello che gli occhi non vedono" (Editore Sempre, 2010, pp. 120, € 9,00), che raccoglie la testimonianza di una ragazza uscita dal giogo della prostituzione, il cui ricavato è andato a favore dell'Associazione Onlus "Papa Giovanni XXIII", fondata e diretta per quarant’anni da don Oreste Benzi (1925-2007).

A proposito del rapporto fra musica, arte ed impegno sociale gli abbiamo rivolto per ZENIT alcune domande.

Cominciamo dalla prefazione che hai scritto per il libro che celebra una “vita redenta” dalla schiavitù della prostituzione. Cosa intendevi esattamente dicendo che la prima cosa che ti aveva colpito del volume era il suo “profumo”, «un profumo che sa di voglia di vivere, di recuperare una felicità e una libertà negate»?

Nek: Intendevo dire che la libertà, specialmente quella ritrovata dopo una vita vissuta in un tunnel terribile come quello della prostituzione, profuma; come profuma anche la dignità ritrovata di essere umano. La Vita ha un odore meraviglioso.

Come vivi il tuo rapporto con la famiglia?

Nek: Il mio rapporto con la famiglia è viscerale. Lo è con i miei genitori e con mio fratello e continua ad esserlo con quella che ho creato. Con mia moglie, senza la quale difficilmente potrei portare avanti la mia vita in modo equilibrato; con la figlia di mia moglie, che oggi ha quasi 17 anni ed è come un fiore sbocciato e che ho in buona parte cresciuto. Poi Beatrice Maria che mi auguro diventi una donna dai sani principi.

Vorresti parlarci della genesi e del significato del testo della canzone inedita “È con te”, dedicata a tua figlia Beatrice Maria, che hai incluso nel Greatest Hits 1992–2010?

Nek: "È con te" è una spudorata dichiarazione d'amore di un padre verso sua figlia. L'ho scritta prima che Beatrice venisse al mondo immaginandola tra le mie braccia e, come credo faccia la maggior parte dei genitori, fantasticavo sulla nostra vita futura insieme. Il concetto di lei che è la continuazione di me e di mia moglie, sapere che in lei c'è un po’ di entrambi ha fatto scattare la scintilla perché poi nascesse la canzone.

Che ne pensi della svalutazione della maternità e della vita umana nascente che leggi e sotto-culture oggi ormai dominanti nel nostro Paese stanno veicolando?

Nek: Quando penso alla svalutazione della maternità non posso che riflettere sul nemico più grande della società odierna che è il relativismo. C'è l'incalzante desiderio di non prendersi quelle responsabilità che stanno alla base del rapporto umano. Io per natura non sono un pessimista ma trovo che al giorno d'oggi si parla spesso del "valore fai da te"; sulla fede o sul matrimonio che non viene più considerato come apice di un legame. Secondo me troppa libertà genera il caos.

Credi che la musica possa contribuire al recupero, nella vita individuale e sociale, della cultura della vita?

Nek: Credo molto nella musica. Credo che sia un linguaggio che arrivi lontano e che susciti nell'animo umano sensazioni forti tali da portare a porsi certi interrogativi. Credo anche che la musica da sola non basti. Può essere un gran bel pretesto ma poi serve sempre la volontà ferrea per compiere quei fatidici passi importanti. Una canzone può suggerirti il modo migliore per trovare una strada o correggerla ma rimane di ognuno di noi la decisione finale. Se non ci fosse la musica sarebbe un modo vuoto. D'altra parte qualcuno ha detto: "La musica, come la sapienza di Dio, unisce le cose del cielo e della terra".