Nel Consiglio d’Europa la promozione dei diritti alla sessualità, nasconde contraccettivi e aborto

Intervento del vice Presidente della Pontificia Accademia per la Vita

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CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 20 ottobre 2004 (ZENIT.org).- Nel Consiglio d’Europa la promozione del diritto alla salute sessuale e riproduttiva nasconde delle intenzioni “contrarie al riconoscimento del diritto alla vita”, e che sostengono la diffusione dei contraccettivi e dell’aborto, sostiene monsignor Elio Sgreccia, vice Presidente della Pontificia Accademia per la Vita.



In un suo articolo apparso sull’ “Osservatore Romano” (14 ottobre 2004) dal titolo “Votazione preoccupante all’Assemblea Generale del Consiglio d’Europa”, monsignor Sgreccia analizza due documenti votati in seno all'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, il 5 ottobre scorso: la Risoluzione n.1399 (2004) e la Raccomandazione n. 1675 (2004) .

I documenti che hanno per oggetto la "Strategia europea per la promozione della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi"“sono un segnale di una mentalità e di un programma che a partire dalla Conferenza Mondiale del Cairo e di Pechino e soprattutto dai conseguenti ‘programmi di azione’, sempre più carichi di insistenza nel senso della liberalizzazione”, afferma il prelato.

Da subito, in merito agli esiti delle votazioni, il monsignore rileva che “sui 313 componenti dell'Assemblea Parlamentare erano presenti al voto finale 62 parlamentari che si sono così espressi: per la Risoluzione i favorevoli sono stati 45, i contrari 12, gli astenuti 5”.

Mentre “per quanto riguarda la Raccomandazione (presenti, 61), i favorevoli sono stati 48, i contrari 11 e gli astenuti 2”. In questo modo, in base al regolamento dell’Assemblea, spiega monsignor Sgreccia, viene comunque decretata la validità del voto, nonostante le molte assenze su argomenti così delegati.

Entrambi i documenti, afferma Sgreccia, meritano una critica approfondita perchè “mirano ad imporre una cultura ed una linea di legislazione contrarie al vero significato dei diritti dell'uomo e perfino contrarie al riconoscimento del diritto alla vita”.

Nei primi due articoli della Risoluzione si afferma che il diritto alla protezione della salute menzionato nella Carta Europea implica anche il diritto alla salute sessuale e riproduttiva.

L'art. 2 in particolare, spiega il prelato, desume che "il diritto alla salute sessuale e riproduttiva implica la facoltà di stabilire una relazione intera soddisfacente e sicura, libera da coercizioni o violenze e senza che si debba temere malattie sessualmente trasmesse (MST) ivi compresi il SIDA o le gravidanze indesiderate. Gli individui e le coppie dovrebbero essere poste in grado di regolare la loro fecondità senza conseguenze negative e pericolose".

In questa descrizione, continua, a parte il riferimento alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse non figurano quegli elementi e aspetti che riconducono alla "salute riproduttiva" e che servono ad evitare abitudini di vita erronee nella salvaguardia della fertilità, “mentre si esplicitano delle istanze che non hanno a che fare con la salute, ma implicano, fra l'altro, l'aborto”.

Qui nell' “intento di liberare la sessualità da ogni preoccupazione e timore”, quella che si propone è una terminologia già presentata nel corso della Conferenza del Cairo del 1994.

Infatti l’espressione "reguler la fertilité", "fertility regulation", “comprende oltre la contraccezione anche l'aborto (regolazione prima e dopo i rapporti sessuali)” mentre per "conseguenze negative o pericolose" dell'atto coniugale, si comprende il ricorso al cosiddetto “ ‘aborto sicuro’, che sarebbe l'aborto legalizzato richiesto come rimedio all'aborto clandestino che potrebbe risultare pericoloso”, spiega monsignor Sgreccia.

Il monsignore ha commentato che queste proposte non hanno nulla a che vedere con la salute, “ma piuttosto esaltano l'edonismo, che è causa spesso di comportamenti rischiosi e, peggio ancora, insinuano il diritto all'aborto” come “esigenza interna al diritto alla protezione della salute sancito dalla Carta europea dei diritti sociali”.

Nella Raccomandazione, costituita da un solo articolo, al n. II si esorta invece “a concepire una strategia europea globale per la promozione della salute e dei diritti in tema di sessualità e procreazione”.

“Se una tale esortazione fosse chiaramente rivolta a rispondere a delle urgenze vere e a mete auspicabili in tema di salute in generale riferiti alla prevenzione delle cause di infertilità, alla prevenzione delle infezioni, alla cura della salute della madre e del bambino concepito, come certi Stati hanno fatto e fanno, non avremmo nulla da ridire”, ha commentato.

“Ma mescolare alcune di queste istanze con cose tutt'altro che prive di ambiguità e negatività morale, come la diffusione di ogni tipo di contraccezione (compresi gli intercettivi e contragestativi) e lo stesso aborto, per promuovere il tutto a livello di diritti dell'uomo, risulta una manovra da denunciare esplicitamente”, ha quindi dichiarato.

Secondo quanto annunciato il 14 ottobre da Van Den Broek, rappresentante della Commissione Europea all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, l’Unione Europea farà quest’anno una donazione di 75 milioni di dollari al Fondo dall’UNFPA, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, da destinarsi ai paesi in via di sviluppo (cfr. www.un.org ).

“L’ UNFPA – si legge nel sito di questa stessa organizzazione – ha stimato che quella somma sarà necessaria per venire incontro alle richieste di forniture per il 2005 di 49 paesi in via di sviluppo che dipendono dall’assistenza esterna per contraccettivi e preservativi per l’HIV”.

Il monsignore ha osservato che dibattiti come quelli avvenuti nel Consiglio d’Europa servono ad evitare di parlare di “diritto alla vita”, facendo scomparire i termini “maternità-paternità, famiglia e matrimonio”, così come il riferimento “alle responsabilità dei comportamenti nell'ambito della sessualità”.

Quello a cui si assiste è una “metamorfosi e un rovesciamento del concetto dei diritti dell'uomo” dove i diritti non sono più una prerogativa degli esseri umani ma “il frutto della ‘esigenza’, della scelta o degli interessi di benessere degli adulti”.

Chiamando poi a sgombrare il campo del dibattito sui diritti dell’uomo “dall'inquinamento del soggettivismo, dell'eugenismo, e del contrattualismo”, il prelato ha sottolineato l’urgenza di una presa di posizione dei cattolici e di chi ha a cuore il primato dei diritti fondamentali dell’uomo, perchè i temporeggiamenti dell’oggi “potrebbero essere domani pagati a caro prezzo”.