Nel deserto attuale, anche solo 140 caratteri del Papa sono "una goccia di rugiada"

Intervista a mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali

Roma, (Zenit.org) José Antonio Varela Vidal | 953 hits

La scorsa settimana Benedetto XVI ha presentato al mondo il suo Messaggio per la Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali che si celebrerà il prossimo 12 maggio, sul tema: “Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione”.

ZENIT ha commentato questo importante documento con mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali. Nell’intervista pubblicata di seguito, il presule ha spiegato il rapporto della Santa Sede con le nuove tecnologie per il suo lavoro quotidiano ed ha esposto il suo punto di vista su alcune iniziative come il contatto Twitter del Papa, che attualmente, a poco più di un mese dal lancio ha superato i due milioni e mezzo di contatti.

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Eccellenza, quali sono state le prime reazioni al Messaggio del Papa per la 47° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali?

Mons. Celli: Osservando la rassegna stampa internazionale, mi sembra che il Messaggio del Papa sia stato ben accolto in ogni luogo. Credo che finalmente si sia presa coscienza del fatto che le reti sociali hanno bisogno della presenza di uomini e donne di buona volontà. Esse non sono uno strumento che l’uomo accende o spegne, ma un ambiente in cui effettivamente vive; come una grande piazza dove si incontrano altre persone e dove è possibile riscoprire il senso profondo della propria vita. Credo sia proprio questa una delle grandi sfide che il messaggio del Papa vuole affrontare. Come ha scritto il Santo Padre, molte volte non viene percepita immediatamente la ricerca del vero, del senso della vita, e a volte le nuove tecnologie confondono un po’ le idee subissando le persone di messaggi, di proposte. Emerge quindi un grande problema di discernimento.

Secondo lei, c’è unprofilo” particolare di coloro che vogliono evangelizzare nella rete?

Mons. Celli: No, direi che non esiste un profilo specifico. Piuttosto parlerei di uomini e donne del nostro tempo che hanno accolto nel proprio cuore il Signore Gesù e il suo messaggio e che, quindi, cercano di trasmetterlo e viverlo attraverso le reti sociali. Nel web si è a contatto con altre persone, ecco perché il Santo Padre ha parlato anche di autenticità, di ricerca della verità. Come accennavo prima, c’è un rischio grande nelle reti sociali: essere sottoposti ad una valanga di messaggi, a volte negativi, e non sempre è facile discernere e capire. Pertanto sono molto grato per l’invito del Papa a scoprire quali sono le pulsioni e le tensioni dell'uomo e delle donne oggi. Perché, come si legge nel testo del Messaggio, “le reti sociali sono legate profondamente all’inquietudine del cuore umano”. Sono un spazio ulteriore per capire che il signore Gesù ci sta accanto.

Le reti sociali, dunque, sono molto più di semplici mezzi di comunicazione?

Mons. Celli: Non sono strumenti, sono ambienti di vita, sono realtà dove io "abito". Allora io non utilizzo le reti sociali solo per annunciare il Vangelo, ma abitando nella rete sociale, con la mia testimonianza, con il mio annunzio, io comunico a Gesù Cristo, la sua parola, la sua proposta. In un messaggio di qualche anno fa, addirittura il Santo Padre parlava di una “diaconia della cultura digitale”, invitando i vescovi a formare anche nel proprio ambiente un piccolo gruppo di presbiteri che possano operare nella rete ed esercitare una vera e propria pastorale.

Quali sono le sfide che emergono da questo nuovo mondo?

Mons. Celli: Un tema delicatissimo nel campo delle nuove tecnologie è quello del linguaggio. Nel senso che bisogna avere la capacità di utilizzare un linguaggio comprensibile per tutti gli uomini e le donne di oggi. Il Papa dice infatti nel Messaggio che non ci si aspetta solamente una citazione formale della parola del Vangelo. Non si tratta cioè di ripetere solo passaggi delle Scritture, ma chi abita nella rete deve dar testimonianza con la propria vita di un rapporto esistenziale tra vita e Vangelo. Il Santo Padre stesso ci ha dato questo esempio entrando in Twitter. Il suo desiderio era proprio quello di stare accanto agli uomini e alle donne di oggi, e rimanere accanto a loro con la sua parola. E sì, il tweet è limitato solo a 140 caratteri, tuttavia quese poche parole possono avere un contenuto profondo che può aiutare l’uomo a riscoprire il senso profondo della sua vita.

A proposito di Twitter, come valuta le reazioni negative, a volte veri e propri attacchi, della gente all’account del Pontefice?

Mons. Celli: Io ho visto in questi tempi più che altro grandi reazioni positive. Quando presentammo il primo tweet del papa, parlai di “scintille di verità” e “pillole di saggezza”. Ecco, in questa “desertificazione spirituale” che – come afferma il Papa, sta aumentando sempre di più -  una “goccia di rugiada” come può essere una breve, ma profonda frase del Pontefice può alleviare la sete dell'uomo e può favorire il suo cammino. Per questo, nostante le critiche, le offese, e certi messaggi anche pesanti che effettivamente sono pervenuti, ritengo che la decisione del Papa di entrare nel social network sia più che positiva. Ribadisco che bisogna essere presenti nel contesto delle reti sociali, non solamente per abitarci, ma per dare testimonianza dei valori in cui crediamo.

Lei ha più volte fatto un invito a “retwittare” i messaggi del Papa…

Mons. Celli: Sì, mi sono permesso di invitare gli amici del papa a “retwittare” ai propri amici ogni post del Santo Padre. Se ogni utente inviasse il messaggio del Pontefice anche solo a dieci amici raggiungeremmo già i venticinque milioni di followers, e così via…

In che modo la comunicazione sociale cattolica collaborerà a promuovere la nuova Evangelizzazione?

Mons. Celli: Credo che l'invito a evangelizzare sia un invito rivolto a tutti. Ogni discepolo di Gesù Cristo deve assumersi questa responsabilità che é legata al suo battesimo, ovvero di essere annuncio, strumento, presenza, proposta. Questo è un punto di riferimento fondamentale. Questo slancio evangelizzatore aiuterá le persone a far buon uso di tutto ciò che la tecnologia mettono a disposizione.

Quali sono attualmente i progetti del Dicastero di cui è presidente?

Mons. Celli: In questo momento stiamo portando avanti l’iniziativa di Twitter che cresce ogni giorno di più e vede aumentare continuamente i followers. E cerchiamo di far sì che i tweet del Santo Padre si possano diffondere più ampiamente possibile. Un’altra iniziativa è news.va, il sito che raccoglie le informazioni dei diversi organi di comunicazione della Santa Sede. Oggi news.va è visitato quotidianamente dalle 12.000 alle 30.000 persone. E sono sicuro che pian piano questo numero aumenterà. Per noi è molto importante perché ci permette di essere presenti e di poter offrire quotidianamente notizie aggiornate più di tre volte il giorno.

Altri progetti per il futuro?

Mons. Celli: È già sta operativa l’applicazione del Papa per gli smartphone che permetterà di avere immediatamente i filmati del Papa, o la trasmissione di un’Udienza, dell’Angelus o di una cerimonia a San Pietro. È un progetto in sintonia con il grande e illuminante magistero di questo Papa.

Per leggere il testo integrale del Messaggio di Benedetto per la 47° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2013, cliccare su: www.zenit.org/article-35238?l=italian