"Nella Chiesa brasiliana soffia un vento di gioia"

Secondo il nuovo ambasciatore presso la Santa Sede, papa Francesco desidera un mondo poliedrico e rispettoso delle identità

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) H. Sergio Mora | 328 hits

Papa Francesco ha ricevuto ieri mattina le credenziali del nuovo ambasciatore del Brasile presso la Santa Sede, Denis Fontes de Souza Pinto. Venti minuti di conversazione durante i quali, il Santo Padre ha chiesto al diplomatico di parlare in “brasiliano”, mentre il Papa ha parlato spagnolo.

Rafforzare le istituzioni regionali in America Latina di modo che possano esprimersi con più incisività davanti alla comunità internazionale; favorire nei diversi paesi il riscatto sociale dei settori emarginati; creare un mondo ‘poliedrico’, ossia non globalizzato, ma rispettando l’identità dei paesi nel momento in cui si integrano con il resto, sono stati alcuni dei temi trattati con il Papa.

Le recenti manifestazioni di protesta in Brasile, ha osservato il nuovo ambasciatore, sono un’espressione di una maggiore identificazione democratica; l’aborto, un tema non affrontato dal Papa in Brasile, poiché tutti conoscono la posizione della Chiesa, sebbene non sempre la accettino.

Sulla teologia della liberazione, l’ambasciatore brasiliano lascia la parola ai teologi e agli esperti, ribadendo che la Chiesa ha sempre aiutato i poveri. Fontes de Souza ha constatato che oggi, in Brasile, con la visita di papa Francesco per la GMG di Rio de Janeiro, c’è un ritorno di entusiasmo per la fede e “soffia un vento di gioia”.

Questi ed altri temi sono stati trattati nell’intervista che l’ambasciatore brasiliano presso la Santa Sede ha concesso a ZENIT.

Di cosa ha parlato con il Papa durante il vostro incontro?

Fontes: Abbiamo trattato vari punti e lui mi ha confermato la sua soddisfazione per la GMG di Rio 2013 e per la sua visita alla basilica di Aparecida, così come dell’accoglienza e della cordialità della gente. In seguito abbiamo conversato sulla situazione internazionale e lui mi ha menzionato la veglia per la Siria, che ha definito un momento di grande ecumenismo con partecipanti di altre religioni, dicendomi di attendersi degli sviluppi positivi.

Ha anche parlato dell’importanza del rafforzamento delle istituzioni regionali in America del Sud e dell’integrazione dei diversi paesi dell’America Latina perché possiamo assumere una voce più forte davanti alla comunità internazionale e nell’agenda internazionale. Ha detto di ritenere importante che la comunità internazionale non sia “rotonda” (mimando con le mani un globo) ma, piuttosto, come un poliedro, dove tutti sono uniti, pur preservando le proprie peculiarità, caratteristiche ed identità. Una bella idea che mi ha lasciato impressionato. Credo sia la prima volta che ho ascoltato una simile espressione.

Avete trattato altri temi riguardo all’America Latina?

Fontes: Che c’è un posto nella società. Il Papa ha parlato molto della necessità di cercare una dimensione sociale all’interno degli stessi paesi, da un lato più posto nelle società nazionali, dall’altro il rafforzamento delle istituzioni regionali.

Sull’educazione?

Fontes: Sì, esattamente, l’educazione all’interno di questo contesto, poiché il popolo quanto più è educato e preparato, meglio si integra nelle sua comunità.

Di che altro avete parlato?

Fontes: Abbiamo parlato di molte cose, gli ho illustrato la mia vita professionale e personale, mi ha domandato come fosse, e sono stati più di venti minuti di conversazione. Ha esordito dicendomi che avrebbe potuto parlare “brasiliano’ ma non portoghese…

Sui rapporti Chiesa-Stato?

Fontes: L’aborto è proibito dalla legislazione brasiliana. È ben nota la posizione della Chiesa. Sono assunti etici che si accettano o non si accettano. E credo che, nella sua visita, il Papa abbia preferito parlare di temi su cui si può lavorare insieme, in modo propositivo.

Non credo che il tema possa causare problemi, perché in Brasile nulla è ancora deciso, non è il Governo a decidere, che pure può essere favorevole o contrario, ma sarà il Congresso a sancirlo, la maggioranza dei rappresentanti del popolo brasiliano e una decisione del Parlamento si rispetta.

Come si spiegano le proteste in Brasile?

Fontes: Ero in Brasile dall’inizio di questa ondata di proteste che ancora si registrano. Ritengo siano un momento di espressione democratica del popolo. La democrazia non ha limiti. Quando inizia un processo come quello capitato nel mio paese più di trent’anni fa, dopo un periodo di stabilizzazione economica e di inclusione sociale, come con il presidente Lula e ora con la presidente Rousseff, abbiamo un numero sempre maggiore di brasiliani con accesso al consumo e ai servizi, pertanto queste persone esigono maggiore trasparenza, efficienza, scuole, trasporti e ospedali migliori. Sono state proteste democratiche per esigere di più e di meglio. Ciò è nell’interesse del governo brasiliano, perché la preoccupazione è stata quella di emancipare annualmente sempre più gente. E questo è stato uno dei temi che il Papa ha menzionato e che ha riconosciuto. E questo processo continua ad avanzare in Brasile.

E sulla teologia della Liberazione che è nata tra il Brasile e il Perù, cosa cambia ora con un papa latino-americano?

Fontes: Vede, ‘non mi piace insegnare il Padre Nostro al vicario’, non mi intendo molto di teologia, lascio questo tema agli specialisti. Vedo che tradizionalmente la Chiesa si è sempre preoccupata dei poveri, oggi l’emancipazione sociale è importante, però se questa sia o meno teologia della liberazione non lo so.

Secondo i sondaggi, la Chiesa in Brasile è l’istituzione che ha più credibilità: e ora con papa Francesco?

Fontes: Credo che la Chiesa Cattolica in Brasile abbia un’enorme credibilità che nasce dalla sua storia. Ora evidentemente con papa Francesco sta riacquistando un enorme entusiasmo, soffia un vento di gioia.