"Nella malattia si tocca con mano il Mistero pasquale di Cristo Crocifisso e Risorto"

Saluto di mons. Crociata al XIV Convegno di pastorale della sanità

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ROMA, lunedì, 18 giugno 2012 (ZENIT.org).- Riprendiamo il testo del saluto rivolto oggi dal Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), monsignor Mariano Crociata, ai partecipanti al XIV Convegno di pastorale della sanità, che si svolge fino a mercoledì 20 giugno a Roma.

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Questo XIV Convegno nazionale, che oggi inauguriamo, ci chiama a riflettere sul tema del cambiamento che sta avvenendo nel mondo socio-sanitario in Italia e sul ruolo che la Chiesa può giocare nell’accompagnarlo.

Il cambiamento come tale è una caratteristica di tutte le realtà create, che per definizione esistono nello spazio e nel tempo e sono soggette, in tempi più o meno lunghi, ad un incessante processo di mutamento. Non è questa la sede per una riflessione filosofica sul cambiamento, tuttavia mi sembra opportuno sottolineare quanto quest’ultimo sia caratterizzato, nell’era della globalizzazione e della tecnologia digitale, da una sempre maggiore accelerazione e imprevedibilità. D’altro canto, l’emergere di problemi nuovi e complessi, a volte generati da ciò che in un primo momento si era salutato come straordinaria innovazione scientifica o economica, oppure come “diritto” irrinunciabile in una società “emancipata”, sta rendendo tutti più attenti nel ricercare e valutare la direzione e gli effetti dei cambiamenti. Cadute le sicurezze in quelle che Giacomo Leopardi aveva definito, con amara ironia, le “magnifiche sorti e progressive”, si attenua l’ingenua fiducia nel mito del progresso, che tante aspettative aveva suscitato nelle ultime generazioni. Si aprono così gli spazi per un dialogo e una riflessione consapevole, che tutti insieme siamo chiamati a svolgere, affinché il cambiamento inevitabile si trasformi in autentica innovazione e costruisca il vero bene per l’uomo.

Già nell’ottobre 2008, in un Convegno organizzato in occasione dei trent’anni della legge 833/78 di istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, avevamo manifestato l’urgenza di una riforma del welfare nella direzione della tutela della dignità della persona umana, dell’equità e della sostenibilità. Non volevamo, si disse, che per una gestione improvvida e radicata in alcune prassi e presupposti viziati, si procedesse a indebolire il Servizio Sanitario Nazionale fino poi a dover offrire «a titolo di carità ciò che è dovuto come giustizia» (cf. Apostolicam Actuositatem, n. 8). A maggior ragione oggi, di fronte allo scenario di grave crisi economico-finanziaria che stiamo attraversando, rinnoviamo un appello alla società civile e alla politica, allo scopo di cogliere l’attuale contesto come opportunità per il rinnovamento, e non come la premessa per lo smantellamento di un sistema di garanzie per le persone più fragili e di un servizio essenziale al bene comune. In un mondo che cambia velocemente, anche la sanità deve cambiare e la formazione, l’organizzazione e il lavoro dei professionisti sanitari devono evolversi. Bisogna però guardare con attenzione ai valori in gioco e alla direzione verso cui si desidera andare. Non possiamo non guardare con preoccupazione alla diversa quantità e qualità dei servizi offerti da regione a regione, alla rottura dell’alleanza medico-paziente, con le ben note conseguenze di conflittualità e di medicina difensiva, alle prevedibili conseguenze di ulteriori tagli alla spesa sanitaria, se questi non saranno accompagnati da un percorso profondo, efficace e virtuoso di riorganizzazione dei servizi e di eliminazione degli sprechi. Ci preoccupa, in modo particolare, anche il futuro delle numerose opere sanitarie ecclesiali, che svolgono un servizio totalmente equiparato a quello pubblico, che sono molto apprezzate dai cittadini e che spesso spendono meno degli ospedali pubblici, ma che, a differenza degli ospedali pubblici, in molte regioni non vengono adeguatamente rimborsate per il loro servizio e sono comunque pagate in ritardo e costrette a indebitarsi con le banche.

Detto in altre parole, emerge l’esigenza di un nuovo paradigma, che possa guidare le trasformazioni in atto nel mondo della salute. Questo convegno, organizzato dall’Ufficio pastorale nazionale, vede oltre a tanti operatori della sanità professionali e pastorali, la partecipazione del Ministro della Salute e di qualificati e autorevoli relatori. L’obiettivo è di mettere a fuoco, in dialogo con loro, alcune tesi che rappresenteranno un contributo della Chiesa che è in Italia alle istituzioni e agli uomini di buona volontà, per suscitare e accompagnare il confronto sugli scenari socio-sanitari che si aprono di fronte a noi. Ciò che ci spinge a convocare tutti e a stimolare la riflessione non è, dunque, l’occasione di un seminario di studio e di aggiornamento né l’iniziativa dell’uno o dell’altro movimento o realtà ecclesiale, ma è l’attenzione e la sensibilità di una Chiesa “esperta in umanità” e la paterna sollecitudine dei Vescovi italiani verso il nostro popolo.

I temi della salute e del welfare socio-sanitario, con le loro urgenze e le loro questioni aperte, costituiscono un banco di prova fondamentale per l’antropologia e la morale cristiana e, insieme, un terreno decisivo per la nuova evangelizzazione. A partire dal mandato missionario di annunciare il Vangelo e curare i malati la Chiesa ha sempre riconosciuto nel mondo della malattia e della cura dei più fragili un ambito privilegiato per l’evangelizzazione e la testimonianza della carità. Poiché nella sofferenza e nella malattia si tocca con mano il Mistero pasquale di Cristo Crocifisso e Risorto, e nella domanda di salute è racchiuso il bisogno di salvezza, il mondo della sanità costituisce, ancora di più oggi nel contesto della secolarizzazione, una frontiera per l’annuncio del Vangelo. Nella malattia ci è dato di sperimentare il nostro limite e la nostra fragilità, ma anche la concretezza della fraternità e della consolazione; nella vicinanza e nel servizio a chi soffre si registrano straordinarie storie di conversione, sono state scritte e si scrivono stupende pagine di santità e di storia civile e religiosa, si verifica la solidità e la maturità della comunità cristiana. Farsi carico della propria e altrui fragilità, rappresenta una formidabile risorsa di educazione alla fede, alla relazione con gli altri e alla dottrina sociale della Chiesa. Infatti, la caratteristica dei cristiani è sempre stata quella di annunciare il valore e la dignità della persona in modo concreto, dandole attenzione e cura e investendo su di essa. Così si spiega la nostra speciale attenzione alla scuola e agli ospedali e la loro preminente e precorritrice presenza nel settore della sanità e dell’istruzione. Possiamo dire che gli ospedali e le scuole sono, in un certo senso, la via peculiare attraverso cui i cristiani annunciano il valore della vita umana e della persona ed esercitano la solidarietà e la sussidiarietà, concorrendo alla costruzione del bene comune.

La presenza della Chiesa nel mondo della salute attraverso i ministri ordinati, i religiosi e le religiose, i fedeli laici impegnati nella pastorale e nelle professioni sanitarie, lo studio e la formazione, il servizio prezioso della comunità cristiane e delle opere segno, dovrà perciò accrescersi in quantità e qualità. Negli ultimi anni, a partire dal Convegno di Verona e dalla riflessione sulla fragilità, abbiamo potuto porre le basi per un salto di qualità della presenza della Chiesa nella pastorale della salute. In primo luogo si è posto in essere un importante lavoro formativo, culminato nella realizzazione del Vademecum contenente le linee-guida operative, destinate a supportare il lavoro degli uffici diocesani di pastorale della salute, in applicazione della Nota Pastorale Predicate il Vangelo e curate i malati. Poi, a partire dal tema “Educare alla salute, educare alla vita” e dall’obiettivo del programma triennale, ispirato all’enciclica di Benedetto XVI Spe Salvi, e volto a educare alla vita e alla speranza nella fragilità, si è impostato un cammino in sintonia con gli Orientamenti pastorali del decennio sul tema dell’educazione. Inoltre, si è dato avvio a una metodologia pastorale sempre più integrata con altri organismi e uffici e sono stati realizzati seminari di studio e formazione su temi e fragilità particolarmente urgenti (migrazioni, carceri). Infine, è stata avviata e realizzata l’indagine conoscitiva sulle realtà socio-sanitarie e assistenziali ecclesiali in Italia (progetto SINOSSI), con la relativa pubblicazione del rapporto, avvenuta il mese scorso. Sono solo alcuni dei risultati del lavoro di questi ultimi anni, improntato ad una crescita culturale e spirituale di tutti coloro che vivono da cristiani il mondo sanitario; un lavoro animato dalla convinzione che tutti noi, in forza del battesimo, siamo chiamati alla redenzione della sofferenza e della morte che Cristo ha compiuto nel Mistero pasquale: non solo, dunque, all’assistenza materiale e al supporto psicologico ai malati, come oggi alcuni sarebbero portati a pensare. Ciascun battezzato, infatti, secondo il suo ruolo e le sue competenze, può e deve realmente partecipare di questa opera di redenzione attraverso la sua esistenza nella fede, nella speranza e nella carità, mediante la comunione e la partecipazione alla vita della Chiesa.

Questo Convegno segna un’ulteriore, importante tappa nel cammino della pastorale sanitaria in Italia. Attraverso la partecipazione ai gruppi di approfondimento e proposta, animati dalla Consulta dell’Ufficio nazionale per la pastorale della sanità, saremo chiamati a fare sintesi dei contributi che emergeranno nelle relazioni del Convegno in chiave sociale e pastorale. Lo scopo, oltre a quello già citato di elaborare delle tesi per attivare una riflessione saggia e lungimirante intorno ai necessari cambiamenti della sanità, è quello di sintetizzare il percorso compiuto per prepararsi a tracciare i prossimi passi di un cammino che dia continuità e ulteriore slancio a quanto sinora realizzato.

Da qualunque presupposto le si guardi, la società e la sanità sono in rapido cambiamento. Se è vero, come già affermava papa Paolo VI nell’enciclica Populorum Progressio, che «il mondo soffre per carenza di pensiero», è necessario tornare a pensare al senso vero e integrale dell’uomo e della società, quali coordinate in cui si iscrive l’agire sanitario. Se non ci adoperiamo concordemente in questa direzione, qualsiasi cambiamento non potrà essere governato e indirizzato al bene comune, ma andrà a vantaggio solo dei più fortunati o dei più rapidi a intercettarne i benefici. La storia ci insegna che l’esito di siffatti e non governati processi è spesso disumano o comunque si rivela sempre un beneficio effimero, anche per coloro che nell’immediato ne traggono vantaggio.

Cinquant’anni fa si apriva il Concilio Ecumenico Vaticano II e per celebrarne l’attualità e la continuità con la tradizione della Chiesa, oltre che per ricordare e riproporre il Catechismo della Chiesa Cattolica, il Santo Padre Benedetto XVI ha indetto l’Anno della fede, che inizierà il prossimo 11 ottobre. A partire dalla fede in Cristo consentitemi, perciò, di concludere riferendomi a un documento del Concilio per ancorare la nostra riflessione sul cambiamento in maniera salda e sicura. Nella Costituzione Pastorale Gaudium et Spes, al paragrafo n. 10, i Padri conciliari dopo aver descritto i profondi cambiamenti in atto nella società, le luci e le ombre del progresso, le forti contraddizioni e gli squilibri che ne derivavano, affermavano che:

In verità gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo. È proprio all’interno dell’uomo che molti elementi si combattono a vicenda. Da una parte infatti, come creatura, esperimenta in mille modi i suoi limiti; d’altra parte sente di essere senza confini nelle sue aspirazioni e chiamato ad una vita superiore. (…) Con tutto ciò, di fronte all’evoluzione attuale del mondo, diventano sempre più numerosi quelli che si pongono o sentono con nuova acutezza gli interrogativi più fondamentali: cos’è l’uomo? Qual è il significato del dolore, del male, della morte, che continuano a sussistere malgrado ogni progresso? Cosa valgono quelle conquiste pagate a così caro prezzo? Che apporta l’uomo alla società, e cosa può attendersi da essa? Cosa ci sarà dopo questa vita? Ecco: la Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto, dà sempre all’uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza per rispondere alla sua altissima vocazione; né è dato in terra un altro Nome agli uomini, mediante il quale possono essere salvati. Essa crede anche di trovare nel suo Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana. Inoltre la Chiesa afferma che al di là di tutto ciò che muta stanno realtà immutabili; esse trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli. Così nella luce di Cristo, immagine del Dio invisibile, primogenito di tutte le creature il Concilio intende rivolgersi a tutti per illustrare il mistero dell’uomo e per cooperare nella ricerca di una soluzione ai principali problemi del nostro tempo.

Siamo certi che l’amore per la verità e per la vita sono più forti di ogni male, e che nel servire i nostri fratelli ammalati incontriamo il volto di Cristo, Salvatore dell’uomo.

In questa luce, sostenuti dalla speranza in Cristo Risorto e illuminati dalla Sua parola, intendiamo ancora e nuovamente metterci a servizio di tutti, per costruire insieme un nuovo paradigma per la sanità. Grazie per la vostra attenzione!