Nella Pasqua la storia ha un senso

Il Presidente del Rinnovamento nello Spirito spiega come la Resurrezione vince lassenza ed il rifiuto dellamore

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di Salvatore Martinez

ROMA, martedì, 27 marzo 2012 (ZENIT.org) - Se la Pasqua segna la liberazione dell’uomo da tutte le schiavitù di peccato e di morte, la Pentecoste rappresenta la liberazione nel cuore dell’uomo di tutte le energie spirituali capaci di combattere il male che insidia il cuore dell’uomo e del mondo.

O si regna con Cristo sulla terra, forti della vittoria di Cristo e del potere del suo Spirito, «non lasciandosi vincere dal male, ma vincendo il male con il bene» (cf Rm, 12, 21), o il regno di Satana imperverserà sempre più dolorosamente. La Pasqua, con la risurrezione di Gesù, ci spalanca le porte del cielo, di quel regno di giustizia e di pace, «la dimora di Dio, dove non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno» (Ap 21, 3-4).

Da quando l’uomo ha smesso di credere al Paradiso, ha trasformato la sua vita in qualcosa che somiglia all’inferno. L’inferno sulla terra è soprattutto assenza della Pasqua di Gesù, assenza come rifiuto dell’amore. È già inferno, infatti, vivere nell’incapacità di non dare amore e di non saper ricevere amore. Dirsi cristiani è cosa facile; farsi cristiani nel servizio generoso alla verità e all’attualità dei comandi d’amore di Dio è la grande sfida. 

Pasqua, in questo nostro tempo, significa saper dare un volto risorto, un volto d’amore ai comandamenti divini, che non sono una sequenza di imperativi negativi, ma una richiesta d’impegno, una chiamata a costruire la civiltà dell’amore.

Così «non uccidere» significa “tutela la vita”, ma sin dal grembo materno; «onora il padre e la madre diventa un appello a “difendere la famiglia naturale”; «non dire falsa testimonianza» la “celebrazione della verità” e la difesa della dignità della persona umana.

Chi insegnerà alle generazioni future l’arte di vivere, se noi per primi smettiamo di costruire mediante la speranza? Stiamo supinamente accettando che il regno del soggettivismo esasperato continui a produrre e a giustificare il moltiplicarsi di crudeltà e violenza.

Sì, perché l’egoismo è scuola di crudeltà.

Davvero singolare, poi, è questa nostra umanità che volta le spalle all’amore e poi piange perché le si spalanca davanti uno scenario di tristezza e di squallore.

La pace, una Persona che si dona

È sempre più urgente ricercare le ragioni decisive della riconciliazione e del perdono, per suscitare la pace tra gli uomini, per creare una cultura di pace che annienti l’odio che si annida nel cuore dell’uomo. Gesù è il «Principe della pace » (cf Is 9, 6).

Lasciamoci disarmare dal suo amore, perché a nulla giova parlare di pace se nel nostro cuore ancora allignano il rancore, l’orgoglio, l’indifferenza. Gesù ci dice:

«Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo… Dal di dentro, infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: …furti, omicidi… malvagità, inganno… superbia, stoltezza» (Mc 7, 14-15.21-23).

Come cristiani, abbiamo sempre di fronte ai nostri occhi gli appelli del Cristo nel discorso della montagna: «Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori… Infatti se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5, 43-48).

La pace non è qualcosa che “si” desidera o “si” possiede, ma Qualcuno, Gesù, che “ci” desidera, “ci” possiede e si rimane a noi fedele.

«Vi do la mia pace, non come la dà il mondo io la do a voi» (Gv 14, 27).

 Il mondo cerca soluzioni di pace e confida che uomini illuminati possano garantirla, ma niente di buono ci sarà mai concesso senza l’opera di Gesù, colui che «per mezzo della croce» e non di “bandiere multicolori” «ha distrutto in se stesso l’inimicizia» (cf Ef 2, 16-17).

Possa Gesù risorgere come vincitore sulla morte e liberatore di ogni male: il tempo corrente non può fare a meno del potere del suo nome. Lo invochiamo, lo attendiamo, vivente e operante, per celebrarlo come l’unico Signore e Salvatore del mondo.

Per ogni approfondimento vedere il libro di Salvatore Martinez “C’è una speranza che non delude. il tempo dello Spirito” (Ed. Rinnovamento nello Spirito)