Nelle loro vite la ricchezza del Vangelo

Editoriale dell'arcivescovo di Catanzaro-Squillace, sulla Canonizzazione dei due Pontefici, pubblicato su "La Gazzetta del Sud" di domenica 27 gennaio

Catanzaro, (Zenit.org) Mons. Vincenzo Bertolone | 383 hits

«La santità non è un lusso, ma una necessità». Lo ricordava qualche settimana addietro papa Francesco, richiamando l’attenzione dell’uomo, sempre più distratto, su figure essenziali: i santi. Essi, lungo i secoli, hanno costituito le colonne spirituali, le pietre miliari del cammino del popolo di Dio. Non solo: sono stati, sono e saranno gli autentici innovatori della storia umana per la loro esperienza del tutto originale, unica, in perfetta unione con Cristo, di cui sono stati gli esempi più fedeli. Come Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, due pontefici di cui in mattinata a Roma avrà luogo la canonizzazione.

Tutto in loro convergeva verso un unico obiettivo: Cristo. Papa Roncalli dedicò tutte le sue energie alla pace, cui dedicò l’enciclica Pacem in terris, forse il testo magisteriale più tradotto e noto, nel quale scriveva che questo meraviglioso dono di Dio non riguarda solo i rapporti tra gli Stati, bensì tutti i livelli dell’esistenza umana e sociale, fino alla dimensione intima, esclusiva d’ogni persona. Concetto che ispirò l’epitaffio del cardinale Montini, suo successore e continuatore dell’assise conciliare: «Egli ci ha dato una lezione elementare, ma così rara e difficile: professare il vero con l’amore; ci ha fatto vedere che la verità non è fatta per dividere gli uomini, ma per attrarli alla conquista della fratellanza e della vita umana».

Nell’incrocio dei destini che oggi si ripeterà, capitò all’anziano Angelo Roncalli di confrontarsi con il più giovane Karol Wojtyla: era l’11 ottobre 1962, giorno dell’apertura del Concilio Vaticano II. Un incontro simbolico, ai piedi del Crocifisso che li univa e che anche il papa venuto dalla Polonia mise al centro della sua azione, gridando ai quattro punti cardinali non più il triste annuncio di un Dio che è morto, bensì la  gioia  di riscoprire le radici cristiane, come si legge in una delle sue poesie: «Sono un viandante sullo stretto sentiero della terra e non distolgo il pensiero dal tuo Volto che il mondo non mi svela».

Glielo svelò proprio Cristo quando lo chiamò a sé nove anni or sono. Ed ora lo rivela a noi, assieme a tutti i santi di cui ormai il Papa viaggiatore fa parte con Giovanni XXIII: sul sagrato di san Pietro la Chiesa chiederà per tre volte a papa Francesco di ascrivere al catalogo dei santi due icone del cui insegnamento v’è un forte bisogno perché c’è tanta necessità di autentici testimoni di Dio, nelle vite dei quali, rifletteva il papa emerito Benedetto XVI, vegliando con i giovani nella spianata di Marienfeld, «come in un grande libro illustrato si svela la ricchezza del Vangelo. Essi sono la scia luminosa di Dio che Egli stesso lungo la storia ha tracciato e traccia ancora».

Fari che brillano tra le nebbie di un’umanità di fragili ideologie, qual è diventata la nostra dopo la caduta dei grandi miti, sostituiti dal profitto fine a se stesso e dall’indifferenza. Punti di riferimento che mancano, e perciò servono al mondo, osservava lapidaria Simone Weil, «come una città dove infierisce la peste ha bisogno di medici». Per continuare a scrivere, nei cieli della modernità, con l’inchiostro colorato dell’amore, della speranza e della carità.