Nessun limite al diritto alla vita nella Convenzione ONU sui diritti delle persone disabili

L'appello dell’associazione “ Cristiani per Servire”

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BERLINO, martedì, 19 giugno 2007 (ZENIT.org).- Promossa dalla Presidenza tedesca della UE, si è svolta dall’11 al 12 giugno a Berlino, la Conferenza Internazionale per le persone disabili con l’obiettivo primario di una possibile ed urgente operatività della nuova “Convenzione Internazionale sui diritti delle persone con disabilità”, promossa dalle Nazioni Unite.

“Ogni giorno si verificano casi di violazione dei diritti umani nei confronti di individui affetti da deficit mentali”, ha spiegato il dr.Lee Jong-wook, Direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

“Purtroppo – ha poi aggiunto –, troppo spesso a causa di mille altri impegni, queste problematiche si dimenticano e finiscono per essere completamente ignorate, nonostante esistano diverse proposte per cambiare tale situazione, sia nei Paesi maggiormente industrializzati che in quelli del cosiddetto Terzo Mondo”.

A questo proposito Franco Previte, Presidente dell’associazione “Cristiani per Servire” (http://digilander.libero.it/cristianiperservire) ha detto a ZENIT che l’associazione da lui rappresentata “ha già manifestato con una Petizione al Parlamento Italiano, il 28 maggio 2007, le riserve e le preoccupazioni sulla 'confusione involontaria culturale' che si determina circa le modalità e le interpretazioni che il 'Documento' potrebbe introdurre, non valutando la evidente discriminazione nei confronti delle persone con disordini psichici”.

Previte ha quindi ricordato che nel Preambolo della “Convenzione Internazionale sui diritti delle persone disabili” approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il 6 dicembre 2006, i 191 Stati aderenti hanno convenuto, fra le altre cose, sul riconoscimento della “diversità delle persone con disabilità”.

Inoltre, ha aggiunto, la Convenzione all’articolo 1 riconosce che “coloro che presentano menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali di lunga durata”, possono essere impediti nella “piena ed effettiva partecipazione nella società in condizioni di parità con gli altri”, sostiene all’art.3 lettera b) quale principio generale “la non discriminazione”, e impegna all’art. 4 gli Stati “ad adottare appropriate misure legislative”.

“Quindi la Convenzione ha l’obiettivo precipuo di affermare con notevole incisione che tutti i cittadini disabili, specialmente quelli più deboli, devono godere degli stessi diritti”, ha sottolineato Previte.

Il Governo Italiano, rappresentato dal Ministro della Solidarietà Sociale e dal Sottosegretario dello stesso Dicastero, ha sottoscritto il “Documento”, impegnandosi a ridurre i tempi e a promuovere le indispensabili misure legislative per la concreta applicazione dell’accordo.

Secondo il Presidente di “Cristiani per Servire”, però, “la Convenzione non è condivisibile sui punti che trattano la riproduzione e la pianificazione familiare [art.23 lettera b) e 25 lettera a)] in quanto l’accesso ai servizi riproduttivi o salute riproduttiva potrebbero promuovere la contraccezione, favorire l’aborto, la limitazione delle nascite, le sterilizzazioni, la non responsabilità dei rapporti sessuali che aumentano l’espandersi dell’epidemia dell’HIV/AIDS, disattendendo la procreazione responsabile od altro”-

E “il tutto in contrasto con l’art.10 per 'l’inalienabile diritto alla vita', con l’art.15 dove 'nessuno dovrà essere sottoposto ad esperimenti medico-scientifici' e con l’art.16 dove si è contro 'ogni forma di sfruttamento, violenza od abuso'”, aggiunge.

Secondo Previte, tali metodologie sembrano richiamarsi all’eugenismo (la pratica biomedica che spianò la strada alle selezioni della razza e del genere umano tentate dai nazisti; oppure allo sterminio in Unione Sovietica da parte “dell’Einsatzkommando 3” dei malati di mente), e alla teoria dell’economista britannico Thomas Robert Malthus, che attribuiva all’eccesso di popolazione i mali e le miserie sociali.

Previte ha quindi sottolineato che “la comunità sociale dovrebbe essere il posto dove la persona umana in condizione di infermità, sia fisica che mentale, trovi solidarietà, difesa e protezione, piuttosto che l'espressione di quanti riconoscono maggiormente il valore degli animali e che in tale maniera pongono l’uomo allo stesso livello, se non sotto!”.