"Nessuno discrimini chi sostiene che la famiglia è solo quella tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio"

Durante la prolusione al Consiglio Permanente della CEI, il cardinale Bagnasco stigmatizza il "virus dellindividualismo" che corrompe la felicità dell'uomo

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 499 hits

Si apre con un sentito elogio a papa Francesco e con un bilancio dei suoi primi sei mesi di pontificato, la prolusione del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) al Consiglio Permanente della CEI iniziato oggi a Roma.

Parlando dell’incontro tra il Santo Padre e i vescovi italiani, tenutosi lo scorso maggio, Bagnasco ha espresso la propria gratitudine per un discorso in cui il Papa ha espresso una “parola incoraggiante verso l’episcopato”.

In secondo luogo, il presidente della CEI ha menzionato “l’incancellabile messaggio” che il Pontefice ha trasmesso in occasione della GMG di Rio 2013. In quell’occasione, ha ricordato Bagnasco, papa Francesco ha raccomandato ai giovani di tutto il mondo di “mettere Cristo al centro della loro vita” perché “la Chiesa esca per le strade”.

Il messaggio del Santo Padre alla GMG, ha aggiunto il capo dei vescovi italiani, conferma i cattolici nella loro missione, nonostante le loro “insufficienze” e la “scarsità del raccolto visibile”.

A Rio, tuttavia, papa Francesco “ha ammaestrato anche noi Vescovi”, ha osservato Bagnasco, invitandoli a stare accanto ai giovani “con lo stile del buon pastore, che con pazienza percorre ogni via per cercare il suo gregge, con mitezza lo richiama, con misericordia lo accoglie”.

La seconda parte della prolusione, è stata dedicata dal presidente della CEI a problematiche antropologiche attuali come “il virus dell’individualismo” che impoverisce l’umanità e la svuota “di relazioni, legami, responsabilità”, rendendola “friabile e inconsistente”.

Con il risultato che l’uomo moderno “finisce per diventare ‘di sabbia’, una figura fluida con una pesante sensazione di stanchezza. È schiacciato dall’urgenza di farsi da sé in una competizione continua e lo Stato, sul piano giuridico, si trasforma in una sorta di nobile notaio dei desideri, delle istanze e forse delle pretese dei singoli”.

Non è certo questa la strada che può condurre l’uomo alla felicità, ha proseguito Bagnasco, in quanto una persona si realizza ed “esiste soltanto nella misura in cui esiste per gli altri”, mentre una parte dell’umanità per sentirsi ‘viva’, invece di coltivare le “buone relazioni quotidiane, in famiglia, nell’amicizia, nel lavoro”, cerca il “brivido” fino al “disprezzo della vita propria e altrui”.

Questa prospettiva “autoreferenziale, insofferente ai legami, porta con sé un carico di violenza che anche i drammatici fatti di cronaca, sempre più numerosi, testimoniano a partire dalla violenza sulle donne”.

L’individualismo è quindi un “verme” che corrompe tutti gli aspetti più nobili dell’umano: “la vita, l’amore, la libertà, la famiglia”. A tal proposito Bagnasco si è domandato: “È veramente più felice l’uomo di oggi rispetto a ieri dove i rapporti si costruivano nella sequenza dei giorni, nel sacrificio e nella pazienza dell’amore?”.

Il presidente della CEI ha anche ribadito che “senza il microcosmo della famiglia è impossibile vivere il macrocosmo della società e del mondo. Senza, infatti, l’uomo si trova sperduto, privo di punti di riferimento alla mano”.

Il passaggio successivo della prolusione è stato dedicato allo scenario internazionale ed in particolare alle “continue forme di discriminazione e di intolleranza” di cui sono vittime in particolare i cristiani.

Anche in questo ambito l’individualismo, con il suo “ghigno beffardo”, fa “prevalere gli interessi economici e politici di parte, senza tener conto del bene comune del pianeta, cioè dell’umanità con le sue differenti storie e condizioni”.

“Dio non vuole questo, e la comunità internazionale continua ad essere tiepida facendo finta di non vedere”, ha commentato Bagnasco, raccomandando di pregare per i fratelli perseguitati.

Un pensiero speciale è stato rivolto dal presidente della CEI alla Siria, “ma anche all’intero Medio Oriente, a cominciare dalla Terra Santa”, sottolineando la “via del dialogo e del negoziato”, auspicata da papa Francesco e la giornata di digiuno e preghiera da lui convocata a tale scopo.

Parlando dell’Italia, Bagnasco ha detto: “Non ci si può illudere che tutto sia nuovamente a portata di mano come prima: grande impegno viene profuso dai responsabili della cosa pubblica, ma i proclamati segnali di ripresa non sembrano dare, finora, frutti concreti sul piano dell’occupazione che è il primo, urgentissimo obiettivo”.

A tal proposito, il presidente della CEI ha citato il discorso di papa Francesco di ieri a Cagliari, ricordando che “dove non c’è lavoro manca la dignità”.

Bagnasco ha quindi ribadito che “il centro che deve ispirare e muovere il Paese è la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, grembo della vita, cellula sorgiva di relazioni, primordiale scuola di umanità”.

Pertanto l’auspicato “fattore familiare” non rappresenterebbe una “elargizione, ma un riconoscimento e una sorta di restituzione di quanto la famiglia ‘produce’ in termini di benessere generale”.

Un ulteriore passaggio della prolusione è stato dedicato dal presidente della CEI ai giovani e agli anziani, “che sono i due estremi della società e che rischiano di essere scartati”, ha detto citando papa Francesco.

“Siamo di fronte a una specie di neo-maltusianismo economicistico, a una cultura dello scarto che si fa avanti ormai a viso aperto in alcune regioni del mondo”, ha aggiunto.

Senza nominare il tema dell’omosessualità e con rifermento alla legge appena approvata dalla Camera, Bagnasco ha infine sottolineato che la “violenza contro la persona” va sempre condannata, parallelamente a una “costante azione educativa” e ciò dovrebbe essere “sufficiente”.

Al tempo stesso, tuttavia, “per lo stesso senso di civiltà, nessuno dovrebbe discriminare, né tanto meno incriminare in alcun modo, chi sostenga ad esempio che la famiglia è solo quella tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio, o che la dimensione sessuata è un fatto di natura e non di cultura”.