Neurobioetica, la persona al centro delle neuroscienze

Un Corso Internazionale di Bioetica per far nascere un sapere nuovo in ambito neuroscientifico

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di Emmanuele Di Leo

ROMA, domenica, 3 giugno 2012 (ZENIT.org).- Dal 2 al 13 luglio prossimi si svolgerà presso la Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, un Corso Internazionale di Aggiornamento in Bioetica sul tema “Neurobioetica: la Persona al centro delle Neuroscienze, Etica, Diritto e Società”.

Si approfondirà questa nuova disciplina in due settimane intensive.

Lo scopo del corso è quello di offrire ai professionisti e studiosi provenienti dai vari ambiti, una metodologia di approccio pluri e interdisciplinare sulle questioni etiche delle Neuroscienze (http://www.uprait.org/sb/index.php/bioethica/announcement/view/13).

Cercando di favorire un confronto e il dibattito interno sugli argomenti di maggior rilievo, avvalendosi di un’analisi approfondita e critica dei dati neuroscientifici, la Facoltà di Bioetica, vuole ricercare forme “d’integrazione” dei saperi e delle loro applicazioni, essendo ciascuna persona “una unità e una totalità di dimensioni biologiche, psicologiche, sociali e spirituali”, anche quando fragili, malate o prossime alla morte naturale.

Per approfindire ragioni e finalità del corso ZENIT ha intervistato la Prof.ssa Adriana Gini, medico neuroradiologo, docente invitato della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e Coordinatore del Gruppo di Ricerca di Neurobioetica dello stesso Ateneo.

Che cos’è la neurobioetica?

Prof.ssa Adriana Gini: Cercherò di rispondere alla domanda parlandovi un po’ di me. La storia è brevemente questa. Sono un medico neuroradiologo, con una licenza in bioetica conseguita all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum nel 2001. Mi interesso di questioni etiche delle neuroscienze dal 2006; nello stesso anno, nel corso del Master in Bioetica della Facoltà di Bioetica, ho tenuto al Regina Apostolorum la prima lezione di Neuroetica , riscuotendo un certo successo. Successivamente, navigando in rete, ho trovato la parola “Neurobioethics”, introdotta dal neuroscienziato e neuroeticista statunitense, James Giordano nel 2005. Giordano è il Direttore del Center for Neurotechnology Studies e il Vice Presidente degli Academic Programs al famoso Potomac Institute for Policy Studies di Arlington, in Virginia. Incuriosita dal sillogismo “Neurobioethics” , ho scritto un’email al prof. Giordano, il quale mi ha spiegato le ragioni per le quali preferiva usare questo termine al posto di quello certamente più noto e diffuso di Neuroetica; tuttavia, successivamente, mi ha anche riferito come i due termini siano in realtà interscambiabili in alcuni precisi contesti. Ho in seguito conosciuto personalmente Giordano, incontrandolo al Potomac e siamo divenuti amici; abbiamo collaborato su vari temi e siamo sempre in contatto. Giordano è stato anche nostro ospite all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, dove ha tenuto un’interessantissima conferenza pubblica nel 2011 e sarà anche presente come Docente per questo Corso Internazionale di Aggiornamento in Bioetica del prossimo luglio. Il 20 marzo del 2009, durante un incontro informale al Regina Apostolorum con studiosi e professionisti di vari ambiti, convocati su consiglio del Prof. Rafael Pascual, Direttore dell’Istituto Scienza e Fede e del Prof. Alberto Garcia, Direttore della Cattedra UNESCO di Bioetica e Diritti Umani, ho proposto il termine Neurobioetica, e con esso la costituzione di un gruppo di ricerca e di studio. Il termine era accolto e il gruppo, che è andato crescendo numericamente nel tempo, ha iniziato così a svolgere le proprie attività che continuano a tutt’oggi, attraverso seminari, incontri mensili, attività editoriali e didattiche, grazie all’ospitalità e alla sponsorizzazione dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Con il termine Neurobioetica, desideriamo proporre una riflessione di carattere neuroscientifico e in prospettiva multidisciplinare, sulla persona umana. Riteniamo che l’apporto delle ricerche e studi delle neuroscienze non debba necessariamente essere “riduttivo” come spesso si pensa; piuttosto, la non riducibilità dell’uomo alle sue componenti neuronali, il cui corretto funzionamento è comunque importante, debba essere dimostrata e avvalorata da un dialogo aperto e continuo e da un confronto rispettoso tra le varie discipline. Siamo certi che, date queste promesse, gli apporti delle neuroscienze possano trovare la giusta collocazione nella cornice di complessità e multidimensionalità della persona umana, favorendone in questo modo lo sviluppo e la tutela.

Tra i relatori del Corso Internazionale, sarà presente anche James Giordano, Direttore del Center for Neurotechnology Studies. Quale contributo pensa che il Professore apporterà ai corsisti?

Prof.ssa Adriana Gini: Il prof. Giordano sarà certamente uno dei relatori più attesi del corso estivo e quello in grado di suscitare il maggior numero di domande oltre a favorire un dibattito di alto livello. Come ho già detto sopra, il Prof. Giordano ricopre un incarico molto importante al Potomac. Oltre alla sua nota competenza nel settore delle Neurotecnologie e della Sicurezza Militare, entrambi temi molto seguiti negli USA, vasta è la sua conoscenza neuroscientifica, in ambito sia di ricerca propriamente detta sia in quello propriamente neurobioetico. Come si sa, occorre conoscere bene i fatti scientifici per elaborare un corretto giudizio. Giordano non si può certamente definire un “riduzionista” perché la sua preparazione è multidisciplinare e il suo interesse per la filosofia, che mantiene sempre vivo, gli permette di sconfinare dalle neuroscienze alle scienze umanistiche, così come di integrare entrambe, laddove possibile. Il Prof. Giordano appartiene a quella vasta schiera di studiosi e ricercatori statunitensi che ripongono grandi speranze nel progresso tecnologico, a patto però che esso sia perseguito in maniera equilibrata, avendo sempre a cuore la sua finalità precipua, cioè il bene integrale della persona umana al quale è necessariamente rivolto.

La Neurobioetica è un argomento di frontiera, nel corso di aggiornamento saranno messe a confronto le scienze empiriche con quelle umane, nell’approfondire questo confronto, lei come vede il rapporto tra neuroscienze e morale?

Prof.ssa Adriana Gini: Le neuroscienze hanno in qualche modo “sconfinato” in ambiti ritenuti un tempo di esclusiva competenza filosofica o delle scienze cosiddette umanistiche. Le ragioni sono molteplici e per motivi di tempo dell’intervista, non è possibile essere esaustivi. Comunque, possiamo accennare al fatto che questa novità rappresenti, in parte, il risultato di uno “scollamento” tra i vari ambiti del sapere, resosi indipendenti l’uno dall’altro, e di un cosiddetto “riduzionismo” scientifico. La verità però non è tutta qui. Occorre infatti ricordare che le neuroscienze hanno il “diritto” di comprendere il funzionamento del sistema nervoso e che il comportamento morale umano rientri tra le attività nelle quali il cervello gioca certamente un suo ruolo. Detto questo, è interessante ricordare che il primo studio sui comportamenti morali di soggetti sani, studiati con la Risonanza Magnetica Nucleare funzionale, è del 2001. Da allora, il numero di esperimenti di questo tipo è aumentato in maniera quasi esponenziale. Sono di recente pubblicazione alcuni studi di stimolazione magnetica transcranica, che permette l’attivazione o disattivazione di aree cerebrali specifiche, per comprendere come soggetti sani elaborino le risposte a quesiti morali ai quali sono sottoposti. Naturalmente tali studi hanno limiti intriseci, sia di natura tecnica sia legati al contesto artificiale nel quale si devono necessariamente volgere. Difficile è poi elaborare quesiti etici pertinenti e adatti al gruppo studiato, molte essendo le variabili da considerare. Tuttavia, questo settore di ricerca si dimostra essere uno tra i più prolifici e promettenti nell’ambito della neuroetica attuale.

Alla fine del Corso Internazionale di Aggiornamento in Bioetica, cosa pensa che avranno appreso i corsisti?

Prof.ssa Adriana Gini: Il corso è stato pensato per tutti coloro che desiderano conoscere e approfondire lo stato attuale delle ricerche delle neuroscienze in rapporto alla persona umana, ponendo l’accento sull’etica . Non c’è dubbio che esso sia molto ambizioso nelle sue finalità, perché solitamente le neuroscienze si tengono a distanza dalla “persona” , intuendone la grande complessità. La caratteristica più interessante di questo corso, che lo rende a mio giudizio unico nel suo genere, è invece proprio quella di aver “osato”, di aver cercato cioè, nella scelta degli argomenti e dei relatori, una non più differibile integrazione delle conoscenze, in alcuni casi impossibile, in altri difficile, in altri quasi raggiunta, senza tuttavia farsi condizionare dal timore di non riuscire. Sono certa che i corsisti apprezzeranno i nostri sforzi e trarranno il massimo vantaggio dal frequentare le nostre lezioni. Soprattutto, comprenderanno che è dal dialogo sincero e rispettoso, dal confronto serio e onesto tra gli esperti dei diversi ambiti di studio e ricerca, e con gli stessi corsisti, che può nascere un sapere nuovo, una nuova cultura in ambito neuroscientifico, che sappia riconoscere il valore della persona umana, sorgente e fine di ogni nostra attività. Noi desideriamo, con questo corso, porre semplicemente delle basi.